Negli ultimi mesi i rendimenti degli investimenti a 12 mesi si sono progressivamente allineati ai tassi ufficiali fissati dalla Banca Centrale Europea, oggi intorno al 2%. Conti deposito, BOT e strumenti monetari di breve durata offrono rendimenti lordi che gravitano proprio su questo livello, con differenze spesso marginali tra una proposta e l’altra. Si tratta di soluzioni utili per chi privilegia la liquidità immediata o ha un orizzonte temporale molto breve, ma che difficilmente consentono di ottenere una crescita significativa del capitale.
Il limite di questi strumenti è strutturale: su scadenze così ravvicinate il mercato ha già incorporato il livello dei tassi correnti e il potenziale di rendimento è ridotto. Al netto della tassazione e dell’inflazione, il guadagno reale rischia di essere modesto.
Come scegliere l’investimento migliore per il proprio orizzonte temporale
Per questo motivo, chi cerca rendimenti più interessanti e superiori a quelli dei 12 mesi deve necessariamente ampliare lo sguardo e accettare una durata dell’investimento più lunga.
Allungando l’orizzonte temporale a cinque anni, lo scenario cambia sensibilmente. Il mercato inizia a offrire rendimenti più elevati, pur restando all’interno di strumenti caratterizzati da un alto grado di sicurezza. Tuttavia, la maggiore durata da sola non basta: per trasformarla in un vantaggio concreto è fondamentale scegliere lo strumento giusto. Una scelta sbagliata può infatti annullare il beneficio del tempo o esporre a rischi non necessari.
Per questo motivo abbiamo analizzato due aree ben note ai risparmiatori italiani: da un lato le soluzioni proposte da Poste Italiane, in particolare i Buoni Fruttiferi Postali; dall’altro il mercato obbligazionario, concentrandoci sui BTP. Due strumenti diversi per struttura e modalità operative, ma accomunati da un elemento chiave: la garanzia dello Stato italiano. La parola d’ordine dell’analisi è quindi certezza, con l’obiettivo di individuare i minori rischi possibili a fronte del miglior rendimento ottenibile.
Il BTP 1,65% con scadenza dicembre 2030 rappresenta un esempio concreto di come sia possibile migliorare il risultato finale semplicemente sfruttando il meccanismo del prezzo sotto la pari. Oggi il titolo quota intorno a 94,96: ciò significa che, investendo 10.000 euro di valore nominale, l’esborso effettivo è inferiore e l’investitore beneficia non solo delle cedole, ma anche di un guadagno in conto capitale alla scadenza, quando il titolo viene rimborsato a 100.
Le cedole lorde annue sono pari a 165 euro, che diventano circa 144 euro netti dopo la tassazione agevolata del 12,5%.
Nell’arco dei cinque anni residui, le cedole nette superano i 720 euro. A queste si aggiunge la plusvalenza derivante dal rimborso a 100: il guadagno netto sul prezzo è di circa 441 euro. Complessivamente, il rendimento netto totale si avvicina a 1.160 euro, con un rendimento effettivo annuo netto intorno al 2,55%, nettamente superiore a quello degli strumenti a 12 mesi.
È fondamentale chiarire un aspetto spesso frainteso: un BTP portato a scadenza non comporta rischi di perdita del capitale, indipendentemente dalle oscillazioni di prezzo durante la sua vita. L’unico rischio reale è quello, estremo e sistemico, di un default dello Stato italiano. Al di fuori di questo scenario, il capitale e le cedole sono garantiti. Le variazioni di prezzo intermedie hanno rilevanza solo per chi vende prima della scadenza.
Caratteristiche e rendimento per investimenti a 5 anni
Naturalmente, il BTP richiede la presenza di un dossier titoli, che comporta alcuni costi. Le spese di custodia e amministrazione si collocano mediamente tra 15 e 30 euro l’anno; l’imposta di bollo sul deposito titoli è pari allo 0,20% annuo del valore di mercato (circa 20 euro l’anno su 10.000 euro); a questi si aggiunge la commissione di acquisto sul mercato secondario, in media intorno allo 0,30–0,35%. Su un orizzonte di cinque anni, il costo complessivo del dossier titoli può arrivare a circa 200–280 euro, riducendo parzialmente il rendimento ma senza annullare il vantaggio rispetto alle alternative più semplici.
Il Buono Fruttifero Postale a Cedola, invece, privilegia la semplicità assoluta. Offre cedole semestrali con un rendimento effettivo annuo lordo a scadenza dell’1,59% e garantisce la restituzione integrale del capitale. Su 10.000 euro investiti, il totale delle cedole nette nei cinque anni è di circa 700 euro. Non sono previsti costi di gestione, non è necessario alcun dossier titoli e non si paga l’imposta di bollo sul deposito titoli. La tassazione sugli interessi resta agevolata al 12,5%.
Il confronto finale è chiaro: a fronte di una maggiore semplicità operativa, il Buono Fruttifero Postale offre un rendimento inferiore. Il BTP, pur richiedendo qualche costo amministrativo in più, consente di ottenere circa il 4% di guadagno complessivo in più su cinque anni rispetto alle soluzioni più conservative, restando comunque all’interno di un perimetro di rischio estremamente contenuto.
In conclusione, chi rimane ancorato agli investimenti a 12 mesi accetta rendimenti ormai compressi dal livello dei tassi. Allungare la durata a cinque anni, scegliendo con attenzione strumenti garantiti dallo Stato, permette invece di migliorare sensibilmente il risultato finale senza assumere rischi reali aggiuntivi, se non quello remoto e sistemico legato alla solidità dello Stato italiano stesso.