C’è da scommettere, dalla prossima settimana sarà una corsa verso le banche o gli uffici postali per la sottoscrizione del nuovo Valore 2032. Niente di male e nulla di nuovo, del resto è un prodotto studiato dal MEF per soddisfare le esigenze di investimento per la platea retail. Vale a dire media durata, yield in genere a premio rispetto ai pari BTP a tasso fisso, zero commissioni d’acquisto, garanzia sovrana. Insomma, il classico bond capace di non scontentare il risparmiatore e di consentire al MEF di fare buona incetta di risorse finanziarie.
Tuttavia, la strada per la massimizzazione del ritorno in rapporto al tempo è più irta rispetto a una semplice scelta da cassettista. Presuppone elevata propensione al rischio, individuazione di timing e trend “giusti”, prodotti più speculativi. Per avere un’idea la riguardo ecco i guadagni fino al 9% in 2 mesi su questi titoli di Stato diversi dal BTP Valore 2032.
Il mix cedola-durata-duration su questi titoli di Stato
Non tutte le obbligazioni si comportano allo steso modo da emissione al termine. Ci sono bond come i BOT che solitamente vanno in asta a prezzi sotto cento e nel giro di 3 o 6 o 12 mesi si approssimano al valore di rimborso finale. Tradotto, hanno un trend delle quotazioni abbastanza prevedibili. I bond a medio-corta durata come gli Short Term, invece, hanno prezzi variabili ma in range abbastanza ristretti.
Infine ci sono i titoli dai prezzi assai variabili, con le maggiori escursioni min-max sul breve, medio e, soprattutto, lungo termine. Sono obbligazioni con elevata volatilità caratterizzati da una lunga vita residua, basse cedole, alto rischio di credito (high yield), cioè di controparte. Cioè hanno in pancia uno o più ingredienti che incidono sulle loro quotazioni di mercato, sia al rialzo che al ribasso.
Questi prodotti sono più adatti agli investitori “attivi” in bond che ricercano i trend dei corsi rispetto alla pura cedola. Nei casi estremi, sono il terreno di caccia prediletto dei trader in titoli di Stato, a patto abbiano anche un’altra caratteristica: siano titoli molto liquidi. Insomma, hanno molti particolari che i BTP della famiglia dei Valore, il neo 2032 incluso, non hanno.
I due BTP a 30 anni di durata complessiva in origine
Consideriamo i due trentennali emessi nell’autunno 2023 e 2024, con robusta cedola ed elevata durata e duration.
Il BTP Tf 4,5% Ot53 con ISIN IT0005534141 ha formato un low il 2 gennaio ’26 a 101,38 e un high recente a 105,85 giovedì 26/02. Da estremo a estremo stiamo parlando di un rialzo delle quotazioni del 4,41%. Ad esso si aggiunge lo 0,69% di rateo pro tempore per un potenziale gain del 5,099% nell’arco di soli 56 giorni (dal 02/01 al 26/02), non male.
Parametrato ai ritorni sul Valore ’32, si tratterebbe di un guadagno maggiore alle cedole del primo biennio. In altri termini, circa 800 giorni di interessi sul Valore ’32 ma immaginando che i suoi corsi restino a 100 per tutto il periodo.
Tuttavia, la duration modificata del BTP Tf 4,5% Ot53 è tutt’altro che irrilevante, per l’esattezza al 15,48. Ora si tratterà di capire se ritesterà il massimo storico di dicembre ’24 a 110,75 o se ritornerà ai minimi di periodo sui 97 (aprile ’25) o quello storico a 86-87 (ottobre ’23).
Grosso modo le stesse dinamiche sono ravvisabili sull’altro trentennale in scadenza il 1° ottobre 2054, il BTP Fx 4.3% Oct54 con identificativo IT0005611741. Dal low a 97,91 del 2 gennaio siamo passati al 102,41 del 26 febbraio. Immaginando di averlo acquistato a inizio anno e di averlo venduto giovedì, e unendovi gli interessi di competenza (0,66%), ecco un ipotetico guadagno del 5,25% in 2 mesi scarsi.
Il Buono del Tesoro Poliennale in scadenza nel 2072
Allungando la durata e la duration modificata ci si espone notevolmente al rischio mercato, sia nel male che nel bene. Mesi fa, quando gli yield sul comparto obbligazionario salivano senza soluzione di continuità, questi bond hanno dato solo dispiaceri ai relativi sottoscrittori. Prendiamo il BTP Tf 2,15% Mz72 in scadenza il 1° marzo ’72 per una durata di mezzo secolo in origine. Il bond è quotato e negoziato sul MOT di Borsa Italiana con matricola di riconoscimento IT0005441883.
La 1° tranche del 7 aprile 2021 (collocamento sindacato) esitò un prezzo di aggiudicazione a 99,467 per un rendimento lordo del 2,179% (dati: MEF). Oggi il bond passa di mano a 61,44 centesimi, per una perdita del 38% circa rispetto al prezzo iniziale. Eccolo il rischio di mercato, in tutta la sua forza, potenza e portata. Non solo, ma ad ottobre 2023 ha fatto anche di peggio quando ha segnato il minimo storico a 48,45.
Il minimo di venerdì 2 gennaio è stato invece a 58,21, per cui da allora ad oggi i corsi hanno recuperato un +5,54% di valore. Unito allo 0,33% di rateo pro tempore si arriva a un quasi +5,87%.
Guadagni fino al 9% in 2 mesi su questi titoli di Stato diversi dal BTP Valore 2032
Rischi sottesi elevatissimi, infine, su bond Matusalemme come il centenario austriaco Tf 0,85% Gn2120 con identificativo AT0000A2HLC4. Data la durata non è un titolo da cassettista ma da investitori ad elevato orizzonte temporale ed elevata propensione al rischio. Essi inseriscono piccole fiche di simili titoli per beneficiare dei movimenti esplosivi dei corsi sul medio-lungo termine. Se le cose vanno male, invece, ne subiscono i trend implosivi con effetti davvero devastanti.
Oggi il bond prezza a 31,50 sul MOT, mentre il minimo più recente stavolta è datato 22 dicembre ’25 quasi a 29, una manciata di giorni prima sui minimi dei due BTP a 30 anni. In termini di capitale gain si tratta di un apprezzamento dell’8,54%, mentre l’incidenza del rateo pro tempore è trascurabile. Se l’attuale mini trend rialzista non dovesse arrestarsi e proseguire, per chi l’ha comprato sui minimo il target del 10% di gain potrebbe essere a portata di click.