Previsioni varie stanno fioccando da un po’ su quello che sarà il trend nel 2025 dei BTP italiani, OAT francesi, e Bund tedeschi, questi ultimi considerati i titoli di Stato più sicuri in Europa.
Da un lato, i bond sovrani italiani e francesi rimangono nel radar dei mercati a causa dei debiti pubblici in ascesa dei rispettivi Paesi che continueranno ad assillare nei prossimi anni i governi di Roma e di Parigi; nel caso degli OAT, i bond sovrani scontano poi anche il timore che il nuovo esecutivo Bayrou appena nato - dopo il collasso del governo lampo di Michel Barnier - finisca per avere anch’esso i giorni contati.
Dall’altro lato, i Bund pagano la caduta del governo di Olaf Scholz e l’incertezza sull’esito delle elezioni anticipate fissate al prossimo 23 febbraio, che accompagnano la recessione che è piombata per il secondo anno consecutivo in Germania. Ma ci sono altri titoli di Stato europei che stanno facendo paura ai mercati, e anche da un po’: a dimostrarlo è la continua impennata dei loro rendimenti, che si sta confermando irrefrenabile.
Gilt sotto la lente degli investitori. E dei bond vigilantes
I titoli di Stato che gli investitori globali stanno monitorando da un po’ sono i Gilt, ovvero i bond sovrani del Regno Unito.
La paura è tale che qualche esperto teme il bis dello shock che colpì i bond UK poco più di due anni fa, quando quel bazooka fiscale targato dall’allora premier britannica Liz Truss - subito defenestrata dopo un soggiorno decisamente breve a Downing Street - indusse l’Economist a dedicare al Regno Unito una vignetta dal titolo indicativo: “Welcome to Britaly”, facendo praticamente un parallelismo tra il disastro che colpì in quelle settimane i titoli di Stato UK, caduti nella rete di una manovra di bilancio a dir poco sprovveduta, e i BTP. BTP che l’Economist, a dispetto dell’era Draghi appena conclusa e in attesa di capire le mosse future della premier appena insediata Giorgia Meloni, etichettava come espressione lampante di un “Paese di instabilità politica, bassa crescita, sottomesso ai mercati dei bond ”.
Quel terremoto dei bond che decretò la fine del governo Truss si sta ripetendo in qualche modo oggi, dopo la manovra stilata dal governo laburista guidato dal premier Keir Starmer, in particolare dalla cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, che ha annunciato una valanga non solo di tasse ma anche di emissioni di bond: una notizia che ha scosso subito le fondamenta del mercato dei titoli di Stato UK, in un momento in cui ci si chiede tra l’altro su quale titolo di Stato europeo conviene scommettere.
Manovra Starmer-Reeves riporta alla memoria panico Gilt con Liz Truss
Basta dare un’occhiata al trend dei rendimenti dei Gilt per comprendere cosa sta accadendo in queste ore.
Il giorno in cui ha preso il via in modo duraturo il trend ascendente dei rendimenti dei titoli di Stato UK può essere considerato il 31 ottobre scorso quando il mercato ha appreso, oltre all’aumento di un piano governativo volto a imporre un aumento delle tasse di 40 miliardi di sterline, al fine di tamponare l’erosione dei conti pubblici e di reperire risorse da destinare alle scuole, agli ospedali, alle infrastrutture e ai progetti green, l’incremento delle emissioni di titoli di Stato di ben 19,2 miliardi di sterline a quota 296,9 miliardi di sterline nell’anno fiscale in corso, e ulteriori aumenti negli anni a venire, in misura maggiore rispetto a quanto calcolato dagli analisti.
Quel giorno i rendimenti dei Gilt sono scattati fino al record del 2024 al 4,426%.
I rendimenti sono poi saliti ulteriormente fino al 4,45% agli inizi di novembre, testando il record dal picco che era stato testato nel bel mezzo della manovra, con conseguente panico, sfornata nell’autunno del 2022 dall’allora premier Liz Truss.
Vero che qualcuno ha invitato tutti a non farsi prendere dal panico, ricordando che quel 4,45% è stato toccato a fronte di tassi di interesse da parte della Bank of England pari al 5% (ora al 4,75%), rispetto al 2,25% di due anni prima, all’epoca di Truss, facendo capire come il paragone non fosse del tutto appropriato.
Bank of England meno dovish con paura inflazione UK? JP Morgan prende le distanze dai Gilt
Fatto sta che, nell’ultimo giorno di contrattazioni del 2024, i tassi dei Gilt a 10 anni sono saliti fino al 4,63%, posizionandosi a un livello superiore su base annua di oltre il 30%, a fronte del 2,38% dei rendimenti dei Bund tedeschi e del 3,52% dei BTP italiani.
Tra i motivi della persistenza di rendimenti ancora così alti c’è ovviamente l’aspettativa anche di quelle che saranno le prossime mosse di politica monetaria della Bank of England, intimorita dall’inflazione che rimane ancora elevata, come ha confermato l’esito dell’ultima riunione di politica monetaria del 2024 della banca centrale, e come già paventato nel meeting precedente, quando si era capito che la manovra di Reeves avrebbe rischiato di far salire l’inflazione.
I bond vigilantes sono così pronti a scattare, a quanto pare non solo in Francia. Tra gli investitori che hanno intenzione di prendere le distanze dai Gilt si mette in evidenza JP Morgan Asset Management, che ha una potenza di fuoco di $3,3 trilioni, inclusi più di $750 miliardi investiti in bond e che ha manifestato scetticismo nei confronti della manovra di Reeves.
In particolare, JP Morgan Asset Management, stando a quanto riportato dal Telegraph, ha deciso di evitare i bond del Regno Unito citando la “grande incertezza” che circonda il piano del governo di Starmer di aumentare il salario minimo del 6,7% a partire dal mese di aprile del 2025. Piano che non farebbe altro che fomentare una ulteriore inflazione, in una economia che sta già facendo fatica a far tornare la crescita dei prezzi al target stabilito dalla Bank of England, pari al 2%.
Non per niente Seamus Mac Gorain, managing director di JP Morgan Asset Management, ha detto di star evitando di posizionarsi sui Gilt, acquistando piuttosto i BTP italiani e i Bonos spagnoli.
Tasse Starmer non ripianeranno i conti pubblici UK?
Ed è da un po’ che, paventando uno scenario di inflazione persistente provocato da una manovra che, oltre a riaccendere il pericolo di prezzi più alti, rischia secondo gli economisti di scatenare nel Regno Unito una fase di stagnazione economica (o, per la precisione, una stagflazione), i bond vigilantes sono già in agguato, pronti a sferrare più colpi al mercato del debito pubblico UK.
Tra l’altro le tasse imposte da Starmer, secondo molti esperti, non saranno sufficienti neanche a rimettere in ordine i conti.
Maxime Darmet, economista senior di Allianz Trade, ha commentato inoltre che la “crescita deluderà le attese del governo e le stime dell’OBR (Office for Budget Responsibility)” di un’espansione del PIL pari al 2%.
Di conseguenza, con una crescita del prodotto interno lordo che sarà inferiore alle attese, a deludere sarà anche l’ammontare delle entrate fiscali previsto dal governo Starmer, in una situazione in cui il rapporto debito-PIL del Regno Unito ha testato la soglia del 100%, nel settembre del 2024, per la prima volta dagli anni ’60.
UK 10-year Gilt at 4.6% with 2.6% inflation.
No one resigns after the disastrous socialist budget.
Liz Truss was forced to resign because gilts rose to 4.5% with 11.1% inflation.
The UK would not be in stagnation today if pro-growth policies had been implemented. Instead,… pic.twitter.com/jOeyhkPLom
— Daniel Lacalle (@dlacalle_IA) December 20, 2024
Boom rendimenti Gilt in un anno: il più alto in Europa
I numeri sono chiari nell’evidenziare la tensione che ha avvinto i Gilt: oggi i rendimenti dei titoli di Stato UK scendono di 3 punti base, ma nell’ultimo mese lo scatto è stato di 33 punti base, e nell’ultimo anno il boom è stato il più imponente in Europa, pari a +93 punti base.
I rendimenti dei Bund tedeschi sono saliti nell’ultimo anno di 37 punti base, quelli degli OAT francesi di 71 punti base, quelli dei Bonos Spagnoli di 8 punti base, quelli dei titoli di Stato del Portogallo di 21 punti base, quelli dei bond sovrani olandesi di 30 punti base; i rendimenti greci decennali hanno messo a segno invece un rialzo di appena 12 pb.
Ottima notizia per i rendimenti dei BTP italiani, scesi in un anno di 13 punti base, così come sono calati, in questo caso di ben 38 punti base, i rendimenti dei titoli di Stato svizzeri.