Con i rendimenti che hanno raggiunto i massimi degli ultimi 18 anni nel 2024, come si sono comportati i BTP, Bund e OAT nel corso dell’anno?
Prendendo come riferimento le scadenze a 10 anni, è interessante notare che la combinazione fra un rendimento maggiore, ed un apprezzamento più ampio, i BTP si sono dimostrati molto performanti nel corso dell’anno, mentre il Bund tedesco e l’OAT francese hanno dovuto affrontare complesse situazioni politiche, che hanno comportato una brusca riduzione dello spread con gli altri titoli europei, considerati generalmente più rischiosi.
Cosa aspettarsi dal 2025?
Quanto hanno reso i titoli di Stato europei nel 2024?
Il 2024 ha segnato un anno eccezionale per i titoli di Stato europei in termini di rendimenti, sebbene con differenze significative tra i vari Paesi. I tassi di rendimento hanno raggiunto livelli che non si vedevano dal 2006, ma solo i titoli di Stato del Regno Unito e della Polonia hanno superato il 4% di rendimento lordo annuo.
Per quanto riguarda i principali Paesi dell’Eurozona, i rendimenti sono rimasti inferiori al 3,5%, con il BTP italiano a 10 anni che si è attestato al $3,19%, posizionandosi al terzo posto tra i titoli più redditizi dell’area. Il Bund tedesco e l’OAT francese hanno offerto rendimenti più contenuti, rispettivamente al $2,12% e al $2,78% per le scadenze decennali.
Come sono andati i BTP italiani?
Con un rendimento del $3,19% per il titolo a 10 anni, i BTP hanno superato molti concorrenti europei, classificandosi tra i titoli di Stato più redditizi. Questo risultato è stato in parte favorito dalla riduzione dello spread rispetto al Bund tedesco, sceso a 107 punti base. Il guadagno in conto capitale è stato significativo, soprattutto per gli investitori che hanno acquistato all’inizio del 2024, beneficiando della discesa dei rendimenti e dell’aumento dei prezzi.
La sicurezza percepita del Bund tedesco spiega i suoi rendimenti relativamente bassi. Considerato il benchmark del mercato obbligazionario europeo, il Bund è visto come un titolo «quasi senza rischio». Tuttavia, questo non significa che sia esente da rischi. Eventi come l’ascesa di partiti euroscettici, tra cui Alternativa per la Germania (AfD), hanno contribuito ad aumentare i rendimenti tedeschi, riflettendo l’incertezza politica. Quindi, sebbene i titoli di stato tedeschi siano considerati da molti investitori una valida alternativa contro periodi d’incertezza in Europa, il Bund non si è dimostrato essere privo di rischio.
Investire in BTP, Bund e OAT: chi avrebbe guadagnato di più nel 2024?
Nel 2024, gli investitori in BTP italiani hanno ottenuto i rendimenti totali più elevati rispetto a Bund tedeschi e OAT francesi. Grazie alla riduzione dello spread, i BTP hanno registrato un aumento dei prezzi più marcato, generando guadagni in conto capitale significativi per chi aveva investito all’inizio dell’anno. I Bund, con rendimenti inferiori e una minore volatilità dei prezzi, hanno garantito stabilità ma rendimenti totali più contenuti. Gli OAT francesi si sono collocati in una posizione intermedia, offrendo rendimenti decennali del $2,78% e un discreto guadagno in conto capitale. Ciò che ha spinto in alto la performance complessiva dei titoli di stato italiani è stato proprio la riduzione dello spread rispetto ai titoli degli altri Paesi europei. L’Italia ha sperimentato infatti un insolita e poco comune stabilità politica, specilamente rispetto a Paesi come Italia e Francia, a causa delle elezioni europee di giugno.
Cosa aspettarsi per il 2025?
Le previsioni per il 2025 sono caratterizzate da incertezza, soprattutto a causa di fattori economici e politici imprevedibili. Sebbene il guadagno in conto capitale registrato dai BTP nel 2024 fosse in parte prevedibile, l’andamento futuro dipenderà da variabili in continua evoluzione, come lo spread, i tassi d’interesse e gli sviluppi politici in Europa. Gli eventi delle elezioni europee in Germania e Francia del 2024 hanno già evidenziato quanto queste dinamiche possano influire sui mercati.
Secondo le previsioni della Banca Centrale Europea, guidata da Christine Lagarde, il 2025 potrebbe essere caratterizzato da una politica di allentamento monetario. Si prevedono sei riduzioni dei tassi, con un decremento di 25 punti base per ciascuna riunione trimestrale, portando il tasso sui depositi al $2,25% entro dicembre 2025. Questa serie di tagli potrebbe sostenere i prezzi dei titoli di Stato europei, sebbene questa informazione non sia sufficiente a poter dichiarare con certezza che i prezzi registreranno degli incrementi. Basti pensare ai Treasury USA, i quali, nonostante l’abbassamento dei tassi Fed, continuano a registrare un incremento dei rendimenti, a causa dei timori di una nuova ondata inflazionistica.
Come posizionarsi per evitare guai?
Per navigare il complesso panorama dei titoli di Stato europei, ed evitare rischi Paese specifici, gli investitori potrebbero considerare alcune strategie chiave. Una diversificazione geografica potrebbe ridurre i rischi legati a eventi specifici in un singolo Paese, sebbene complessivamente resti un rischio intrinseco all’instabilità geopolitica attuale dell’Europa. Inoltre, mantenere una certa flessibilità nella durata delle obbligazioni può aiutare a mitigare l’impatto di eventuali variazioni dei tassi d’interesse.
Gli investitori dovrebbero anche monitorare attentamente le politiche monetarie della BCE e le evoluzioni politiche nei principali Paesi europei. Sebbene sia difficile prevedere eventi come disordini politici o cambiamenti improvvisi nei tassi d’interesse, mantenere una visione a lungo termine può aiutare a evitare brutte sorprese.