Sono giorni di sostenuti rialzi dei rendimenti sul comparto obbligazionario, per la gioia di chi ha disponibilità liquide da investire. Le buone offerte sul mercato non mancano, ma bisogna stare attenti più del solito. Giusto a fare un esempio tra i tanti, potrebbe rendere fino all’8% in 14 mesi il bond inglese con cedola al 4,25%.
Spesso si sente dire che basti investire in BTP e/o comunque in titoli di Stato per essere “sicuri” del destino dei propri soldi. È vera a prescindere l’affermazione? A giudicare dalle tensioni di comparto viene più di qualche dubbio.
Più gli Stati s’indebitano tra mille tensioni economiche, politiche e geopolitiche, più sale l’alert sui titoli di Stato. La “storiella” della sostenibilità dei debiti pubblici va bene e trova più di un valido fondamento, ma anche il lasciarsi andare ha un prezzo. Più bond emettono, più il mercato è legittimato a chiedere maggiori yield, anche perché chi ha soldi liquidi da investire ha solo l’imbarazzo della scelta sul chi prestarli.
Poi si aggiunge il caro-energia ai massimi di periodo, che alla lunga costringerà i datori di lavoro, pubblici e privati, a rivedere le buste paghe dei loro dipendenti. A quel punto un sistema economico si ritroverà con gli input (lavoro, capitale, materie prime) più cari, aumenti che si scaricheranno sui listini prezzi al consumatore.
Per uno Stato non sarà sempre scontato e semplice finanziarsi a buon mercato o anche il sol finanziarsi. Il mix di nuovo debito e di ingenti interessi sul vecchio debito alla lunga possono riservare brutti scherzi a chiunque, sia a chi emette sia a chi nel frattempo lo ha finanziato. In economia, nei mercati finanziari, e nella vita in generale, la parola “impossibile” vale solo in rarissime circostanze.
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L’obbligazione inglese di breve durata e tasso annuo al 4,25%
Tra i vari titoli dai ritorni potenzialmente allettanti, vediamo ora il Gilt Fx 4.25% 07dc27 GBP con ISIN GB00B16NNR78. Il Governo inglese lo ha emesso il 6 settembre 2006, vent’anni fa, mentre ora residuano 14 mesi e 10 giorni circa prima del suo definitivo rimborso.
Un aspetto positivo del bond, quindi, è che ha un rischio di mercato davvero minimo. La duration modificata è dell’1,1% che con il passare delle settimane si ridurrà ulteriormente. In termini di fluttuazioni dei prezzi, i valori minimi e massimi annui sono stati a 98,64 e 102,30 £, malgrado le enormi tensioni di comparto in corso sui bond di Sua Maestà.
Il tasso cedolare su base annua è del 4,25%, il 3,71875% al netto del 12,50% di trattenuta sugli interessi. La frequenza di pagamento è semestrale, con date stacco al 7 dicembre e al 7 giugno. Tuttavia, il titolo in questi giorni passa di mano a 99,67 lire sterline, per un effettivo lordo e netto a scadenza del 4,61% e del 4,07% (dati: Borsa Italiana). Non male, considerato che oggi un pari durata targato MEF rende all’incirca il 3,3%.
Quali sono i rischi specifici di questo titolo in valuta estera
Come anticipato, grazie alla breve durata il rischio tassi di interesse è quasi spuntato. Da qui al termine le quotazioni si manterranno in area 100, per cui la sensibilità dei corsi ai tassi della Bank of England è ridotta, e tra pochi mesi sarà proprio risibile.
Più concreto è il rischio liquidità, dato che i contratti e i controvalori daily sull’EuroTLX sono esigui i primi, e sottili i secondi. Detta diversamente, siamo a ridosso dell’illiquidità pura dello strumento sul mercato secondario retail italiano.
Quanto all’emittente, il rischio default, cioè che fallisse e non fosse in grado di onorare cedole e rimborso del prestito è considerato molto basso. I giudizi attuali delle agenzie di rating sono in area doppia A, ossia AA per S&P, AA- per Fitch e Aa3 per Moody’s.
L’emittente gode di un’economia solida, forte e rinomata a livello mondiale. Il problema è che gli Esecutivi britannici degli ultimi anni si sono lasciati andare al debito con una certa facilità, e sta crescendo di tanto il costo per interessi sul debito già contratto. Morale, chi ha soldi da investire oggi pretende da Londra un maggiore ritorno a termine.
Potrebbe rendere fino all’8% in 14 mesi il bond inglese con cedola al 4,25%
Il vero rischio di un bond in valuta come il Gilt Fx 4.25% 07dc27 GBP è quello valutario. Tanto i futuri flussi cedolari, quanto il capitale in ingresso e in uscita dal bond, la valuta di regolamento sarà sempre la sterlina inglese. Al tempo dell’articolo il cross tra le due monete è di 0,8514, in calo dello –0,37% sull’ultimo valore di riferimento.
Tuttavia, su questo tema il termine “rischio” non ha, per forza, una connotazione negativa, ma ingloba anche possibili opportunità positive. Tutto dipenderà dal futuro trend €/£ da qui a dicembre dell’anno prossimo, o altra data in caso di rivendita anticipata. Una rivalutazione della sterlina sull’euro segnerà un extra guadagno per il titolare del bond, e una perdita valutaria a scenario invertito.
Qui, però, si naviga di previsioni e non di certezze assolute, per cui i dati oggi disponibili vanno presi con le pinze e non come verità assolute. Diversi esperti danno la £ in rafforzamento sull’eurovaluta a fine 2027, sia pure su valori divergenti a seconda della view di turno. Secondo l’Agenzia di Previsioni Economiche, per esempio, la chiusura di novembre ’27 dovrebbe essere a 0,826 mentre il range min-max di dicembre ’27 sarebbe 0,820–0,844. Se la stima dovesse realizzarsi, a quella data l’euro (la sterlina) si potrebbe svalutare (rivalutare) di un buon 3%, a incremento del guadagno totale sul titolo.