Allarme polio, primo caso di paralisi registrato dopo 10 anni: ecco chi è a rischio e cosa sta succedendo

Stefano Rizzuti

17 Agosto 2022 - 16:00

condividi

Negli Stati Uniti è stato registrato, a 10 anni di distanza dall’ultima volta, un caso di polio paralitica: ecco perché gli esperti lanciano l’allarme e perché i non vaccinati sono più a rischio.

Allarme polio, primo caso di paralisi registrato dopo 10 anni: ecco chi è a rischio e cosa sta succedendo

Dopo quasi 10 anni è stato registrato il primo caso di polio paralitica negli Stati Uniti. Il paziente è un adulto non vaccinato. Una notizia ritenuta allarmante dai Cdc statunitensi, i Centri per il controllo e la prevenzione delle malattie, anche a causa del fatto che è stata scoperta la presenza del poliovirus nelle acque reflue di New York.

I centri per il controllo delle malattie Usa lanciano l’allarme e, allo stesso tempo, ricordano l’importanza della vaccinazione. “Le persone che non sono completamente vaccinate contro la poliomielite sono a rischio di infezione e paralisi”, sottolineano gli esperti. Ma cosa sta succedendo davvero negli Stati Uniti e perché è stato lanciato l’allarme per la poliomielite?

Polio, cosa è successo negli Usa: primo caso dopo 10 anni

L’allerta è scattata il 18 luglio, quando il dipartimento della Salute dello Stato di New York ha notificato il rilevamento del poliovirus di tipo 2 nei campioni di un giovane non vaccinato nell’area metropolitana di New York. Il ragazzo aveva sintomi come febbre, rigidità del collo, sintomi gastrointestinali e debolezza.

Prima di questa scoperta, era dal 2013 che non si registravano casi negli Usa. Il paziente è stato ricoverato a giugno con una possibile mielite flaccida acuta, praticamente una paralisi improvvisa. Il poliovirus è stato scoperto nei campioni fecali del pazienti a 11 e 12 giorni di distanza dalla comparsa dei sintomi.

Il paziente è stato poi trasferito in una struttura riabilitativa con una forte debolezza degli arti inferiori. Sulla base dei tempi di esposizione al virus legati ai sintomi, si è notata solamente la partecipazione del giovane a un grande raduno 8 giorni prima, mentre non ci sono stati viaggi all’estero e altre potenziali esposizioni.

Il poliovirus nelle acque reflue

Sulla base delle analisi delle acque reflue della contea di residenza del paziente si è scoperta la presenza di poliovirus, che riguarda anche altre zone vicine. La presenza è stata rilevata fino a 25 giorni prima della scoperta del caso del giovane, sulla base di alcuni campioni raccolti per il monitoraggio Covid. Inoltre si sono confermati anche a 41 giorni di distanza dai sintomi del paziente.

L’allarme polio negli Usa

L’ultimo caso di polio causato dal poliovirus negli Usa risale al 1979 e la regione è stata dichiarata libera dalla polio nel 1994. Dal report attuale, quindi, emerge una seconda identificazione di trasmissione comunitaria del poliovirus negli Usa dal 1979: la prima risale al 2005 ma era derivante da vaccino. Proprio per questo gli Cdc lanciano l’allarme e chiedono di raggiungere un’elevata copertura vaccinale per prevenire la poliomielite paralitica in tutte le fasce d’età.

La poliomielite in Europa e in Italia

L’Europa è stata dichiarata libera dalla poliomielite dal 2002. Ma due mesi fa il virus è tornato nuovamente nel continente, nello specifico nel Regno Unito, un Paese polio free in quanto l’ultimo caso risaliva al 1984. In Italia l’ultimo caso si è invece registrato nel 1983, con le uniche eccezioni di due bambini (nel 1984 e nel 1988) provenienti dall’estero e non vaccinati. In Italia il vaccino utilizzato è cambiato dal 2002: la copertura vaccinale si attesta intorno al 94%.

Argomenti

Iscriviti a Money.it