Allarme BTP e spread, infettati da questi due titoli di Stato. Terremoto globale sui bond

Laura Naka Antonelli

13/01/2025

Spread BTP-Bund in rialzo, con rendimenti dei BTP a 10 anni che schizzano di 9 punti base. Giorgetti ha trionfato troppo presto. Tutta colpa di questi due titoli di Stato.

Allarme BTP e spread, infettati da questi due titoli di Stato. Terremoto globale sui bond

Tensione sullo Spread BTP-Bund a 10 anni, che viaggia oltre quota 122 punti base, a fronte di rendimenti dei BTP che schizzano di 9 punti base viaggiando attorno al 3,84%, rispetto al 3,75% della seduta di venerdì scorso.

Sebbene i BTP non destino al momento alcun timore tra gli operatori di mercato - tutt’altro, visto che la stessa BCE ha fatto anche i complimenti al governo Meloni - i titoli di Stato italiani finiscono nel mirino di forti sell, a causa del rischio contagio innescato non dall’Italia.

E, almeno per ora, neanche dalla Francia che, con i suoi ripetuti episodi di caos istituzionale, ha fatto scattare più volte la preoccupazione che i suoi OAT, umiliati tra l’altro dalla Grecia, finissero per infettare altri bond sovrani. Certo, lo spread OAT-Bund, nelle sale operative, è costantemente monitorato, così come l’altro spread che sta mettendo ansia in Europa. Ma stavolta non sono i problemi made in France, così come i problemi dell’altra economia europea, a scatenare i sell sui titoli di Stato globali.

Ora la paura è per altri titoli di Stato, due per l’esattezza. E l’interrogativo è fino a che punto il panico esploso su questi due bond possa arrivare a scatenare un vero e proprio terremoto anche sui BTP. In realtà, il contagio è già in atto. I rendimenti dei BTP a 10 anni si stanno avvicinando pericolosamente anche alla soglia pericolo, a fronte di uno spread meno motivo di orgoglio, ora, per il governo Meloni, rispetto a quanto lo fosse appena agli inizi di dicembre.

Sell scatenati sui Treasury USA post dati mercato lavoro. Stracciate stime tagli tassi Fed

Un titolo di Stato osservato speciale da un bel po’ di tempo è il Gilt, ovvero il debito sovrano del Regno Unito, tartassato in diverse occasioni da pesanti sell off, che hanno fatto schizzare i rendimenti.

Basti pensare che, lo scorso venerdì, i rendimenti dei Gilt a 30 sono volati al 5,38%, al record dal 1998.

Boom anche per i rendimenti dei Gilt a 2 anni, balzati oltre il 4,5%, così come per i rendimenti 10 anni, che viaggiano a livelli mai visti dal 2008, oltre il 4,8%.

L’altro titolo di Stato che sta seminando la paura nel mercato dei bond è il Treasury americano. Un vero e proprio panico è scattato in quest’ultimo caso venerdì scorso, quando i Nonfarm Payrolls, o anche report occupazionale USA, hanno messo in evidenza una creazione boom di nuovi posti di lavoro negli Stati Uniti, alimentando di nuovo il dubbio sulle prossime mosse (o non mosse) sui tassi da parte della Federal Reserve guidata dal presidente Jerome Powell.

Dopo la pubblicazione dei dati relativi al mercato del lavoro USA, i rendimenti dei Treasury a 10 e a 2 anni sono volati di più di 10 punti base, confermando un trend in ascesa sostenuto già negli ultimi mesi dalle conseguenze che le politiche economiche del presidente eletto Donald Trump avrebbero sull’inflazione.

Gli analisti di Barclays, a seguito della diffusione dei Nonfarm Payrolls, hanno prontamente tagliato le stime sui tagli dei tassi da parte della Fed nel 2025 dalle precedenti due sforbiciate previste a una soltanto, attesa nel giugno di questo anno.

In azione anche Goldman Sachs, che ora prevede solo due tagli da parte della Fed, invece dei precedenti tre, nel corso del 2025.

La divisione di Bank of America è andata oltre, scrivendo in una nota che la Fed di Powell non taglierà più i tassi USA.

L’altro titolo di Stato che mette paura al mondo è il Gilt

Problemi simili anche nel Regno Unito, dove la manovra impostata dal governo laburista guidato dal premier Keir Starmer, che porta la firma della cancelliera dello Scacchiere Rachel Reeves, ha fatto drizzare le antenne ai bond vigilantes a causa della valanga non tanto di tasse ma di emissioni di bond, tanto che da un po’ si parla di “momento Truss” per il Regno Unito, facendo riferimento al terremoto che scosse il mercato dei titoli di Stato UK nell’autunno del 2022, liquidando in poche settimane il governo di Liz Truss.

Seamus Mac Gorain, managing director di JP Morgan Asset Management, ha già detto di star evitando di posizionarsi sui Gilt, acquistando piuttosto i BTP italiani e i Bonos spagnoli, anche se si sono altri esperti illustri, come quelli di PIMCO, che invitano invece alla calma.

Così si è espresso Peder Beck-Friis, Economista di PIMCO, che sostiene in realtà che la pressione rialzista sui rendimenti dei Gilt sia da addebitare più all’effetto contagio che si è scatenato dagli Stati Uniti, con i Treasury presi di mira dai sell off che non dai problemi di casa:

“I rendimenti dei Gilt sono aumentati nelle ultime settimane e il rendimento a 10 anni è ora salito di circa 100 pb da metà settembre. Sebbene fattori strettamente legati al Regno Unito, come il bilancio, abbiano contribuito al rialzo, la maggior parte dell’aumento è stata determinata dall’incremento dei rendimenti dei Treasury statunitensi nello stesso periodo”.

Beck-Friis ha fatto notare che “sia la crescita più debole che l’aumento dei tassi di interesse pongono sotto pressione le finanze pubbliche”, ricordando che, “a differenza della maggior parte degli altri grandi Paesi sviluppati, il Regno Unito prende in prestito denaro a un tasso di interesse molto più alto rispetto al tasso di crescita economica sottostante, il che peggiora le dinamiche del debito”.

La preoccupazione esiste, in quanto “se le attuali tendenze all’aumento dei rendimenti e al rallentamento della crescita dovessero persistere, cresceranno le possibilità di tagli alla spesa o di aumenti delle tasse da parte del governo, al fine di rispettare le nuove norme fiscali”.

Rendimenti Treasury USA fino al 6% con Trump?

Tornando in USA, c’è chi teme che i rendimenti dei Treasury possano schizzare anche fino al 6%. Si tratta di Arif Husain, responsabile e direttore degli investimenti della divisione di reddito fisso di T. Rowe Price, che ha lanciato un avvertimento sul rischio di una tempesta in un momento in cui gli investitori stanno analizzando le implicazioni per i rendimenti dei Treasury statunitensi:

“Continuiamo ad aspettarci rendimenti più elevati dei Treasury a medio e lungo termine, con un irripidimento della curva visto che i tagli dei tassi della Federal Reserve ancorano i rendimenti a breve termine. Tanto che potremmo raggiungere un rendimento del Treasury a 10 anni del 5% già nel primo trimestre del 2025. Con la nuova amministrazione statunitense ci saranno nuove informazioni rilevanti da tenere in considerazione e, di sicuro, c’è una certa incertezza e differenti scenari. È possibile un rendimento del Tesoro a 10 anni del 6%? Perché no? Potremmo prenderlo in considerazione, però, quando passeremo al 5%”.

D’altronde, “ con l’amministrazione Trump che promette di tagliare le tasse , ci sono poche possibilità che il deficit diminuisca in modo significativo”.

Inoltre “il Dipartimento del Tesoro dovrà continuare a inondare il mercato con nuove emissioni di debito per finanziare il deficit di bilancio, spingendo i rendimenti al rialzo”.

E, ancora, “ci sono prove che la domanda estera di Treasury sia in calo. Le riserve giapponesi di Treasury sono scese a circa 1,1 mila miliardi di dollari a settembre 2024 da un picco di 1,3 mila miliardi di dollari nel 2021” e “le riserve del Tesoro statunitense in mano alla Cina sono diminuite costantemente fino a circa 770 miliardi di dollari a settembre 2024 da circa 1,1 mila miliardi di dollari nel 2021”.

BTP: spread torna a superare target Giorgetti. Boom rendimenti nell’ultimo mese

Cosa sta accadendo in questa situazione ai BTP e agli altri titoli di Stato dell’area euro? Fino a che punto i problemi del Regno Unito e degli Stati rischiano di mandare a monte i progressi compiuti in particolare dalla carta italiana?

Il contagio è già in atto, se si considera che lo spread BTP-Bund è salito in modo significativo rispetto a quei minimi degli ultimi tre anni che avevano battuto anche il target del ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti.

A pesare, le tensioni scatenate dalle nuove aspettative sui tagli dei tassi da parte della Fed di Powell e, ovviamente, la famosa spina che la BCE ha staccato ai titoli di Stato dell’area euro.

Già in quelle settimane i Gilt e i Treasury USA erano finiti inoltre sotto la lente degli investitori.

Basti pensare che, su base annua, i rendimenti decennali dei Gilt a 10 anni, oggi al 4,89%, sono schizzati di 110 punti base. Trend al rialzo anche oggi (+6 punti base), mentre nell’ultimo mese il balzo è stato di ben 41 punti base.

Nell’ultimo mese di contrattazioni, i rendimenti dei BTP sono tornati a salire anch’essi, riportando una crescita di 44 punti base, che li ha portati a un livello superiore di 10 punti base rispetto ai valori dello scorso anno, a un passo dalla soglia psicologica pericolo del 4%.

Al 3,47% circa, i rendimenti degli OAT francesi sono saliti invece di 43 punti base nell’ultimo mese di contrattazioni, e di ben 79 punti base in un anno.

Non sta andando bene neanche ai Bund tedeschi che, nell’ultimo mese, hanno assistitito a una crescita dei rendimenti di 38 punti base, e che nell’ultimo anno sono saliti di 44 punti base.

Tornando agli USA, i tassi dei Treasury a 10 anni, a conferma dell’alta tensione, sono aumentati di 40 punti base, balzando di 85 punti nell’ultimo anno di contrattazioni.