Alitalia, altri 6 mesi di cassa integrazione per più di 1.000 dipendenti

Sono 1.010 in totale i dipendenti per cui Alitalia ha chiesto altri sei mesi di cassa integrazione straordinaria. Si attende il sì del Ministero del Lavoro

Alitalia, altri 6 mesi di cassa integrazione per più di 1.000 dipendenti

Altri 6 mesi di cassa integrazione straordinaria per 1.010 dipendenti Alitalia. È questa la richiesta diffusa in mattinata, che i commissari straordinari della compagnia hanno trasmesso alle associazioni di categoria Filt Cgil, Filt Cisl, Uiltrasporti, Ugl Trasporto Aereo e all’Anpac.

In vista della scadenza della cassa integrazione straordinaria attualmente in vigore, prevista per il 23 marzo, la richiesta preme per un nuovo periodo che arrivi fino al 23 settembre 2019.

Ora la domanda sarà al vaglio del Ministero del Lavoro, che proprio nel corso della settimana dovrebbe riunirsi per discutere la circostanza.

Secondo quanto indicato nei documenti siglati dai commissari, la richiesta coinvolge 90 comandanti, 70 membri del personale di cabina e 850 tra impiegati e operai aeroportuali.

Alitalia, altri 6 mesi di cassa integrazione per più di 1.000 dipendenti

La richiesta segue di soli pochi giorni l’indiscrezione diffusa da Bloomberg, secondo cui Delta Air Lines e EasyJet sarebbero pronte a un investimento di 400 milioni di euro per la compagnia italiana.

Una circostanza che non escluderebbe la partecipazione pubblica, visto il concomitante coinvolgimento di Ferrovie dello Stato e del Ministero dell’Economia e delle Finanze, per una quota di più del 50%.

Delta Air Lines e EasyJet controllerebbero così una quota pari a circa il 40%, che dovrebbe essere divisa equamente tra le due.

Tuttavia la notizia, non confermata, ne segue un’altra di ben altro colore datata 8 febbraio, quando le tensioni tra Francia e Italia - dopo l’incontro tra Movimento 5 Stelle e i rappresentanti dei gilet gialli - aveva spinto Air France a prendere nettamente le distanze dal salvataggio di Alitalia.

L’etichetta posta sulla decisione fu inequivocabile: scelta presa per “motivi politico-istituzionali”, e seguì di sole poche ore il ritiro dell’ambasciatore francese a Roma da parte del governo Macron.

In quell’occasione però le parole di Di Maio ridimensionarono la mossa francese, evidenziando come la compagnia si fosse già da tempo allontanata dalla trattativa, e che nulla avevano a che vedere le ultimi vicissitudini di natura politica con la scelta.

Decisivo oggi anche l’annuncio targato Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo, che hanno anticipato lo sciopero nazionale del trasporto aereo per 4 ore di lunedì 25 marzo:

“La situazione del settore, strategico per il Paese, è estremamente grave. Alla base dello sciopero c’è la situazione Alitalia, il cui esito non è affatto scontato, con circa oltre mille addetti ancora in Cigs e la mancanza di un riscontro su alcune criticità gestionali e altre legate al costo del lavoro”.

Secondo quanto diffuso dai sindacati le carenze legislative nel settore si fanno insopportabili, così come le scarse certezze legate al cosiddetto Fondo di solidarietà, impossibilitato a gestire l’attuale crisi.

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