A quanti anni si va in pensione in Italia

In attesa che scatti l’adeguamento con le aspettative di vita, ecco un approfondimento sull’età pensionabile in Italia. A quanti anni si va in pensione? Scopriamolo.

A quanti anni si va in pensione in Italia

Nel 2019 l’età pensionabile in Italia sarà oggetto di un profondo cambiamento: come ampiamente anticipato, infatti, dal 1° gennaio del prossimo anno scatterà l’adeguamento con le aspettative di vita che comporterà un aumento di qualche mese per l’età anagrafica richiesta per accedere alla pensione.

In attesa di questo cambiamento - al quale si aggiungerà anche la riforma delle pensioni annunciata dal Governo - è interessante capire a quanti anni oggi si va in pensione in Italia.

Ve ne parleremo in questo articolo, nel quale oltre a fare chiarezza su qual è l’età pensionabile nel nostro Paese vi spiegheremo di quanti anni è possibile anticipare la pensione a seconda della propria situazione contributiva.

A quanti anni si va in pensione in Italia

Dallo scorso anno l’età pensionabile per gli uomini e le donne è la stessa. Per effetto della riforma Fornero, infatti, l’età anagrafica richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia è stata portata a 66 anni e 7 mesi.

Parimenti bisogna soddisfare anche un requisito contributivo dal momento che non si può andare in pensione senza aver mai lavorato. Nel dettaglio, per la pensione di vecchiaia bisogna aver maturato almeno 20 anni di contributi.

A tal proposito è interessante capire qual è l’aspettativa di vita come pensionato, ovvero in media quanti anni di pensione spettano ad un cittadino italiano. Per capirlo basta fare riferimento a quanto rilevato dall’Istat nell’ultima indagine sulle aspettative di vita; l’Istituto nazionale di statistica ha rilevato infatti una speranza di vita alla nascita di 82,8 anni, più alta per le donne (85 anni) rispetto agli uomini (80,6 anni).

Quindi in media un lavoratore italiano percepisce la pensione per circa 16 anni. Va meglio alle donne - 18,3 anni - piuttosto che agli uomini (13,9 anni).

In Italia in pensione anche a 70 anni e 7 mesi

Ma l’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia non è la più alta. Esiste, infatti, un’opzione contributiva della pensione di vecchiaia che permette ai lavoratori di essere collocati in quiescenza anche con pochi (5 per l’esattezza) anni di contributi.

Per accedere alla pensione di vecchiaia contributiva, quindi, bisogna aver compiuto 70 anni e 7 mesi, oltre ad avere il primo accredito contributivo decorrente dal 1° gennaio 1996.

Andare in pensione indipendentemente dall’età

Ci sono delle misure previdenziali, però, che consentono di andare in pensione indipendentemente dalla propria età anagrafica. È il caso ad esempio della pensione anticipata Inps, per la quale è sufficiente soddisfare un requisito contributivo - differente per uomini e donne - che per il 2018 è pari a:

  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi per le donne.

Quindi una persona che ha iniziato a lavorare a 20 anni ed ha avuto una carriera lavorativa stabile potrà ritirarsi all’età di 62 anni e 10 mesi (se uomo), o un anno prima nel caso delle donne.

Chi invece ha iniziato a lavorare prima del compimento dei 19 anni (per almeno 12 mesi) e rientra in uno dei profili di tutela riconosciuti dall’Inps (disoccupati, invalidi al 74%, caregivers, addetti ai lavori usuranti o gravosi) può andare in pensione con la Quota 41, quindi con soli 41 anni di contributi.

Nel caso di una persona che ha iniziato a lavorare a 18 anni in maniera costante, quindi, l’età pensionabile sarebbe pari a 59 anni.

Anticipare l’età pensionabile di 3 anni

Così come la pensione di vecchiaia, anche quella anticipata ha una propria opzione contributiva alla quale possono accedere quei lavoratori che hanno un’anzianità contributiva pari almeno a 20 anni e con primo accredito successivo al 1° gennaio 1996.

In questo caso - ma solo se l’importo dell’assegno previdenziale è superiore a 2,8 volte il valore dell’assegno sociale - l’età pensionabile si abbassa di 3 anni dal momento che ci si può ritirare dal mondo del lavoro a 63 anni e 7 mesi di età.

Anche con l’Ape Sociale e l’Ape Volontario si può anticipare l’uscita dal lavoro di circa 3 anni (3 anni e 7 mesi per l’esattezza). In entrambi i casi, però, il lavoratore una volta sospeso il servizio non percepisce una vera e propria pensione bensì un’indennità sostitutiva finanziata tramite un prestito erogato da un istituto di credito (per questo si parla anche di anticipo pensionistico). Questa indennità verrà riconosciuta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Nel caso dell’Ape Sociale - alla quale possono ricorrere solamente i lavoratori che rientrano nei suddetti profili di tutela - il prestito viene restituito dallo Stato stesso e per questo non ci sono penalizzazioni per il lavoratore. Nell’Ape Volontario, invece, è il lavoratore a pagare di tasca propria per la restituzione del prestito, tramite una decurtazione mensile del futuro assegno previdenziale Inps per 20 anni.

Aumento dell’età pensionabile dal 2019

Come anticipato, dal prossimo anno l’età pensionabile aumenterà di qualche mese. Nel dettaglio, l’età anagrafica delle varie misure previdenziali crescerà di 3 mesi e ciò farà sì che:

  • per la pensione di vecchiaia saranno necessari 67 anni;
  • per la pensione di vecchiaia contributiva ne serviranno 71;
  • per la pensione anticipata contributiva l’età pensionabile aumenterà a 64 anni;
  • per richiedere l’Ape Volontario bisogna trovarsi a 3 anni e 7 mesi dal riconoscimento della pensione di vecchiaia, quindi saranno richiesti almeno 63 anni e 3 mesi di età. L’Ape Sociale, invece, non potrà essere richiesta perché in scadenza il 31 dicembre 2018.

Per quelle misure dove si può andare in pensione indipendentemente dall’età anagrafica - quindi pensione anticipata e Quota 41 - invece, il requisito contributivo verrà incrementato di 5 mesi.

Ciò farà sì che per la pensione anticipata gli uomini dovranno aver maturato 43 anni e 3 mesi di contributi, mentre per le donne ne sarà sufficiente un anno in meno.

Per maggiori approfondimenti in merito, leggi anche - Pensioni 2019, guida alle novità: requisiti, calcolo e riforme.

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Argomenti:

Pensione

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