A quanti anni si va in pensione in Italia?

A quanti anni si va in pensione in Italia? Una domanda che molti lavoratori potrebbero porsi. L’età pensionabile si è alzata dal 1° gennaio 2019.

A quanti anni si va in pensione in Italia?

A quanti anni si va in pensione in Italia? Domanda lecita dal momento che molti potrebbero avere qualche dubbio date le innumerevoli opzioni in materia.

L’età pensionabile, quella per l’accesso alla pensione di vecchiaia, è fissata dal 1° gennaio 2019 a 67 anni, un aumento dovuto all’adeguamento con le aspettative di vita.

Da quasi due anni quindi l’età anagrafica per la pensione è aumentata, ma resterà bloccata anche per il biennio 2021/2022.

Il 2019 è stato poi un anno ricco di sorprese dal punto di vista della pensione e che ha rivisto gli anni per andarci oltre che ovviamente i contributi.

Non solo per la pensione di vecchiaia si è passati da 66 anni e 7 mesi a 67 anni con un incremento di 5 mesi, ma è stata introdotta anche Quota 100 per l’anticipo a 62 anni con 38 di contributi.

Vediamo ora qual è l’età pensionabile in Italia e quanti anni di contributi allo stesso tempo bisogna avere per congedarsi.

A quanti anni si va in pensione in Italia

L’età anagrafica richiesta per accedere alla pensione di vecchiaia è stata portata nel 2019 da 66 anni e 7 mesi a 67 anni.

Parimenti bisogna soddisfare anche un requisito contributivo dal momento che non si può andare in pensione senza aver mai lavorato. Nel dettaglio, per la pensione di vecchiaia bisogna aver maturato almeno 20 anni di contributi.

A tal proposito è interessante capire qual è l’aspettativa di vita come pensionato, ovvero in media quanti anni di pensione spettano a un cittadino italiano. Per capirlo basta fare riferimento a quanto rileva l’Istat nelle indagini sulle aspettative di vita; è in base a questo che si è determinato lo scorso anno un aumento dell’età pensionabile.

Ora il requisito è bloccato fino al 2022 e il prossimo adeguamento dovrebbe esserci nel 2023.

In Italia in pensione anche a 71 anni

Ma l’età pensionabile prevista per la pensione di vecchiaia non è la più alta. Esiste, infatti, un’opzione contributiva della pensione di vecchiaia che permette ai lavoratori di essere collocati in quiescenza anche con pochi (5 per l’esattezza) anni di contributi.

Per accedere alla pensione di vecchiaia contributiva, quindi, bisogna aver compiuto 71 anni (prima del 2019 erano 70 anni e 7 mesi), oltre ad avere il primo accredito contributivo decorrente dal 1° gennaio 1996.

Andare in pensione indipendentemente dall’età

Ci sono delle misure previdenziali, però, che consentono di andare in pensione indipendentemente dalla propria età anagrafica. È il caso per esempio della pensione anticipata INPS, per la quale è sufficiente soddisfare un requisito contributivo - differente per uomini e donne - che per il 2020 è pari a:

  • 42 anni e 10 mesi per gli uomini;
  • 41 anni e 10 mesi per le donne.

Quindi una persona che ha iniziato a lavorare a 20 anni e ha avuto una carriera lavorativa stabile potrà ritirarsi all’età di 62 anni e 10 mesi (se uomo), o un anno prima nel caso delle donne.

Chi invece ha iniziato a lavorare prima del compimento dei 19 anni (per almeno 12 mesi) e rientra in uno dei profili di tutela riconosciuti dall’INPS (disoccupati, invalidi al 74%, caregivers, addetti ai lavori usuranti o gravosi) può andare in pensione con la Quota 41, quindi con soli 41 anni di contributi.

Nel caso di una persona che ha iniziato a lavorare a 18 anni in maniera costante, quindi, l’età pensionabile sarebbe pari a 59 anni.

Anticipare l’età pensionabile

Così come la pensione di vecchiaia, anche quella anticipata ha una propria opzione contributiva alla quale possono accedere quei lavoratori che hanno un’anzianità contributiva pari almeno a 20 anni e con primo accredito successivo al 1° gennaio 1996.

In questo caso - ma solo se l’importo dell’assegno previdenziale è superiore a 2,8 volte il valore dell’assegno sociale - l’età pensionabile si abbassa di 3 anni dal momento che l’età pensionabile in questo caso è fissata a 64 anni.

Anche con l’Ape Sociale si può anticipare l’uscita dal lavoro creando uno scivolo di 4 anni (63 rispetto ai 67 previsti).

Il lavoratore una volta sospeso il servizio non percepisce una vera e propria pensione bensì un’indennità sostitutiva finanziata tramite un prestito erogato da un istituto di credito (per questo si parla anche di anticipo pensionistico). Questa indennità verrà riconosciuta fino al raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia.

Nel caso dell’Ape Sociale - alla quale possono ricorrere solamente i lavoratori che rientrano nei suddetti profili di tutela - il prestito viene restituito dallo Stato stesso e per questo non ci sono penalizzazioni per il lavoratore.

L’età pensionabile si anticipa a 62 anni con Quota 100 a patto che vi abbiano 38 anni di contributi maturati. Non solo anche Opzione donna anticipa gli anni della pensione per le lavoratrici che possono congedarsi a 58 anni se dipendenti e a 59 se autonome con 35 anni di contributi. Anticipare gli anni della pensione con queste due misure però comporta l’attesa della finestra di uscita e un taglio sull’assegno.

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