Zone arancioni in Italia: dobbiamo preoccuparci?

Giorgia Bonamoneta

5 Dicembre 2021 - 13:30

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L’Italia è a rischio zone arancioni? I dati della curva puntano verso un peggioramento, ma molto dipenderà dai comportamenti degli italiani a Natale. L’invito degli esperti è: prudenza.

Zone arancioni in Italia: dobbiamo preoccuparci?

Le zone arancioni impediranno il normale svolgimento del Natale in famiglia? C’è una certa preoccupazione che serpeggia nell’aria rispetto alle festività natalizie. Alcune informazioni sono allarmanti, altre fin troppo ottimistiche. La verità, come per ogni aspetto della nostra realtà, sta nel mezzo.

Infatti, come riportano gli esperti in questi giorni, non c’è bisogno di andare nel panico, ma neanche di abbandonare la prudenza e i comportamenti sicuri che ci hanno permesso di essere uno dei Paesi europei meglio protetti contro il Sars-CoV-2.

Il passaggio di colorazione, rispetto allo scorso anno, non tocca tutta la popolazione, ma parte di essa. Ormai lo abbiamo capito: l’introduzione del green pass rafforzato ha permesso al Governo di lasciare aperte le attività - un segno positivo per l’economia - in zona gialla e zona arancione. Gli unici che potranno riscontrare delle differenze nel normale svolgimento della quotidianità sono le persone non ancora vaccinate o chi si identifica come no-tamp.

Le zone arancioni in Italia: quali regioni sono a rischio

Il Natale si può ancora dire al sicuro. Mancano 20 giorni ai grandi festeggiamenti e per ora gli aumenti dei contagi appaiono sotto controllo. Infatti le terapie intensive sono ancora relativamente libere, tanto che la media italiana dei posti letto occupati è dell’8%. Per questo le restrizioni previste per Natale sono definibili soft.

Certo, ci sono regioni nelle quali la percentuale di saturazione negli ospedali è più alta e il passaggio di colorazione in zona gialla diventerà realtà proprio a partire da domani (6 dicembre). La regione in questione è l’Alto Adige, che segue il Friuli Venezia Giulia in zona gialla.

Sono proprio quest due le regioni che potrebbero avere i numeri per entrare in zona arancione nelle prossime settimane, poco prima o poco dopo Natale, ma non le uniche. Infatti a rischio troviamo anche le altre regioni con percentuali di letti occupati in terapia intensiva al limite del passaggio in zona gialla, ovvero il 15%:

  • Veneto (12%)
  • Calabria (11%)
  • Lazio (10%)
  • Lombardia (8%)
  • Marche (10%)

A seconda di come verranno affrontate le prossime settimane, queste regioni potrebbero trovarsi in zona gialla o ritrovarsi in zona arancione. Dipende tutto dall’andamento della curva epidemiologica, che a sua volta dipende dai comportamenti più o meno virtuosi dei cittadini.

Zone gialle e arancioni in Italia: cosa ci dicono?

Dalla fine dell’estate si è perso un po’ il focus sulla pandemia, non tanto come copertura mediatica, ma per ciò che significa essere in una “pandemia attiva”. Il perdurare della zona bianca ha permesso a molti italiani di vivere normalmente, spesso dimenticando le norme per un comportamento sicuro stabilite proprio per evitare la circolazione del virus. La circolazione, come ormai sappiamo, genera varianti (vedi la variante Omicron) che davvero potrebbero compromettere gli sforzi fatti fino a questo punto con la campagna di vaccinazione.

Il passaggio di colorazione, per quanto sia una scelta del Governo e quindi politica, ha alla base la salvaguardia della salute dei cittadini. Il passaggio in zona gialle e poi in zona arancione rispondono a un aumento non dei contagi, ma delle terapie intensive e purtroppo questo dato, in molte occasioni, è legato all’aumento dei decessi.

Le zone gialle e le zone arancioni servono a questo, sono un semaforo che dovrebbe mettere in guardia (non far andare nel panico) davanti a dei comportamenti non più sicuri che, per abitudine o stanchezza, hanno tutti ricominciato a praticare.

Le zone arancioni in Italia sono una certezza e dobbiamo preoccuparci?

La risposta vuole essere un “no”. Gli italiani non dovrebbero preoccuparsi, nel senso che non dovrebbero andare nel panico, ma gli esperti sono tutti della stessa opinione: bisogna essere prudenti.

Prudenti perché a Natale le famiglie italiane, spesso numerose, si riuniscono. Nella varietà della composizione di una famiglia media si trovano sicuramente parenti anziani, che sì sono per lo più vaccinati con la terza dose, ma che potrebbero comunque infettarsi.

L’attenzione, ancora una volta, e soprattutto durante le festività natalizie, è rivolta alle categorie più fragili o a coloro che per motivi medici (ma anche per timore) non si è ancora vaccinato e rischia, se non la vita, di ritrovarsi in ospedale sviluppando sintomi più o meno aggressivi.

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