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di Glauco Maggi

Voto in Georgia, la legge non è razzista. Basta leggerla

Glauco Maggi

19 aprile 2021

Voto in Georgia, la legge non è razzista. Basta leggerla

La bufala dello Stato della Georgia che avrebbe passato una legge fatta apposta per impedire ai neri di votare ha fatto il giro del mondo.

In America, il presidente Biden e i parlamentari del partito Democratico in Congresso insistono nella menzogna, e i media italiani fanno l’eco senza nemmeno esaminare la legge. O perché sono pigri, o perché la sinistra italiana si fida di Biden, anche quando mente.

Che Biden sia un bugiardo non lo dico io ma il Washington Post, insospettabile quotidiano della élite liberal della capitale: la redazione creata per verificare i fatti, compresa la veridicità delle dichiarazioni, ha affibbiato al presidente “Quattro Pinocchi”, la peggiore valutazione possibile, per aver affermato che la nuova legge in Georgia “fa chiudere le operazioni di voto in anticipo, quindi i lavoratori non possono esprimere il loro voto dopo che il loro turno sul posto di lavoro è finito”. Durante la sua prima conferenza stampa presidenziale, Biden ha detto che “ciò che lo preoccupava era quanto fosse anti-americana l’intera iniziativa”. Ha aggiunto che era “malata”, perché “si finirà di votare alle cinque quando i lavoratori stanno appena uscendo dall’azienda“. Falso. La legge non modifica per nulla l’orario di votazione per il giorno delle elezioni in Georgia, che è sempre lo stesso: dalle 7 del mattino alle 7 di sera.

Invece, sono cambiate le regole per il voto anticipato: la scheda va richiesta non prima di 78 giorni, o meno di 11 dal giorno del voto, mentre prima si poteva chiederla anche sei mesi prima. La modifica che non piace ai Democratici riguarda però la consegna delle schede: lo Stato non può mandarle se non agli elettori che ne fanno richiesta, e dalla semplice firma senza foto che consentiva di avere una scheda in anticipo, e di votare per posta, si è passati oggi all’obbligo di mostrare o allegare una fotocopia di un documento d’identità con foto (come la patente), o il numero personale della Social Security. Quindi i georgiani legittimi possono votare per posta, come anche in anticipo, nei giorni della settimana dalle 9 alle 5, e anche in due week-end obbligatori, a cui possono essere aggiunti altri due week-end a discrezione della commissione elettorale.

”Gli esperti dicono che l’effetto netto della legge passata dai Repubblicani è stato quello di espandere le opportunità di voto per la maggior parte dei georgiani, non di limitarli«, ha dovuto scrivere il Washington Post. L’esperto elettorale del MIT (la prestigiosa Università di Boston, Massachusetts Institute of Technology) Charles Stewart III, che ha studiato il linguaggio della legge per conto del quotidiano di Jeff Bezos, ha infatti scoperto che la nuova legge »prevede un aumento dell’orario di apertura dei seggi, soprattutto nelle contee rurali”.

In diverse occasioni la Casa Bianca ha invece continuato a insinuare che la legge limita le opportunità di voto della gente ed è il “Jim Crow nel 21esimo secolo”. Evocare in America Jim Crow per attaccare un avversario politico equivale, in Italia, ad accusare qualcuno di voler ripristinare le leggi razziali fasciste contro gli ebrei. Jim Crow è il nome di un personaggio teatrale creato nel 1830: un imbroglione nero, popolare tra gli schiavi, diventato il simbolo del razzismo verso la cultura afro-americana. Nulla, come s’è visto, è più lontano da Jim Crow della nuova legge della Georgia.

Alla sconfessione del «razzismo» di quelle norme illustrata dal Washington Post si è aggiunta quella del Centro per l’innovazione e la ricerca elettorale (CEIR), un ente bipartisan che ha fatto anche di più che assegnare Pinocchi. Il CEIR ha esaminato tutte le leggi statali degli USA che regolano le elezioni e ha stilato una classifica tra i 50 Stati (più il Distretto di Columbia) per mostrare quali sono quelli oggettivamente più “aperti”, ossia dove sono più facili le operazioni di voto.

Il rapporto, appena pubblicato, nella premessa racconta la genesi delle nuove leggi statali, come quella della Georgia, nate dopo il voto dello scorso novembre. E non è per niente tenero con Donald Trump e con il GOP, come leggerete tra poco. Quindi, le conclusioni del CEIR sarebbero da prendere come oro colato, e dovrebbero stroncare la bufala della Georgia quale Stato anti-libertà di voto. Ma nessuno si illuda. I fatti non bastano per far avanzare la verità quando le bugie sono di Joe Biden, ossia funzionali alla agenda politica dei Democratici che è tanto cara ai media.

Cosa dice il rapporto del CEIR?

“All’indomani delle ultime elezioni, citando la grande menzogna del candidato perdente secondo cui l’elezione sarebbe stata ‘rubata’, alcuni legislatori hanno iniziato a proporre modifiche per annullare molte delle riforme elettorali che avevano portato il voto del 2020 ad essere un successo: in particolare il voto anticipato e il voto per posta - scrive il CEIR -. Quelle modifiche non solo potrebbero creare barriere per chi ha diritto di voto, ma anche avere un impatto negativo sull’integrità elettorale concentrando il voto in un solo giorno anziché su un periodo più lungo, ostacolando così anche gli sforzi per rilevare frodi o attacchi informatici. Mentre i legislatori stanno andando avanti con tali proposte regressive, e i cittadini - sia gli individui sia le aziende - si esprimono contro queste misure antidemocratiche, c’è stata disinformazione su quali Stati stanno offrendo il più facile accesso all’esercizio del diritto di voto". Il CEIR ha analizzato quali Stati, per le prossime elezioni federali del 2022, offrono il voto per corrispondenza a tutti gli elettori, quali richiedono una scusa specifica per poterlo fare e quali prevedono il voto anticipato, in persona, per tutti gli elettori.

Gli Stati che offrono tutte le possibilità sono promossi con un «bollino verde»; quelli che richiedono una scusa per votare per posta ma offrono la possibilità del voto anticipato ottengono un cartellino giallo; i più restrittivi, che richiedono sia una scusa per votare per posta o per votare in anticipo di persona, sempre che una tale opzione sia disponibile, sono «bocciati» con il rosso. Sorpresa! La Georgia è tra i 36 Stati con il «bollino verde», i più aperti e permissivi. Il Delaware, lo Stato di Joe Biden, ha il «cartellino giallo» insieme ad altri sette, tra i quali l’ultra liberal Stato di New York di Andrew Cuomo e Bill de Blasio. In fondo, tra i 7 Stati restrittivi bocciati con il «rosso», troviamo il Massachusetts, il New Hampshire e il Connecticut, Stati solidamente Democratici che hanno votato per Biden lo scorso novembre.

Il voto per posta e il voto anticipato, insomma, vengono sventolati, senza fondamento, come scuse per tacciare di razzismo la Georgia. Ma la verità è che ai Democratici non piace una modifica cruciale della legge, quella che impedisce la pratica della cosiddetta “raccolta” di massa delle schede elettorali, che è il sogno dei militanti, ma l’incubo per chi difende la integrità del voto come espressione della volontà segreta e consapevole degli individui.

Secondo la nuova legge, chi vota per posta deve dichiarare di aver “contrassegnato e sigillato la sua scheda in privato” e di non aver “permesso a nessuna persona non autorizzata di osservare il voto sulla scheda o come la scheda è stata votata, ad eccezione di quelle persone autorizzate dalla legge statale e federale«, e che non darà o trasferirà la sua scheda»a persone non autorizzate per legge a consegnare o restituire le schede per il voto anticipato dato ‘in assenza’.” Ma Biden si guarda bene dal criticare pubblicamente questa disposizione, perché tutti sanno che la “raccolta” dei voti da parte dei militanti di partito apre la strada ad abusi e scorrettezze.

Altro punto critico, che abbiamo citato prima, è l’obbligo di mostrare un documento di identità con la fotografia. E’ una pratica che i Repubblicani combattono da tempo. In America, per quanto possa sembrare assurdo agli italiani, un documento di identità con la foto non è richiesto per votare in 34 (trentaquattro) Stati, mentre lo è, più o meno strettamente, in Indiana, Kansas, Kentucky, Mississippi, Tennessee, Wisconsin, Arkansas, Alabama, Florida, Hawaii, Idaho, Louisiana, Michigan, Rhode Island, South Dakota, Texas, e Georgia. Anche esigere che un elettore si presenti con un documento con la foto viene bollato come “razzismo alla Jim Crow”. Da chi è in malafede, ovviamente.

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Glauco Maggi

Giornalista dal 1978, vive a New York dal 2000 ed è l'occhio e la penna italiana in fatto di politica, finanza ed economia americana per varie testate nazionali