Venezuela, una migrazione di massa senza precedenti di cui nessuno parla

Dallo scoppio della crisi, più di un milione di venezuelani nel silenzio generale hanno abbandonato il proprio paese spostandosi in Brasile e Colombia.

Venezuela, una migrazione di massa senza precedenti di cui nessuno parla

Quando lo scorso agosto i 150 migranti a bordo della nave Diciotti erano fermi al porto di Catania in attesa di poter sbarcare, si è creato un caso politico continentale con l’Italia che era arrivata a minacciare di non pagare più la propria quota all’Unione Europea.

Cambiando continente e spostandoci in Sudamerica, ci sono 3.000 venezuelani che ogni giorno nel silenzio globale lasciano il proprio paese: nella grande crisi che sta colpendo il Venezuela, questa è una tragedia nella tragedia sconosciuta ai più.

La crisi del Venezuela

Quello che sta avvenendo è una migrazione di massa che negli ultimi anni è paragonabile soltanto a quella avvenuta in Siria. Mentre nel paese mediorientale è in corso da tempo una furiosa guerra, in Venezuela la colpa è di una tremenda crisi economica.

Quello che negli anni ‘70 era il paese più ricco del sudamerica, con tanti nostri connazionali che si sono recati in Venezuela in cerca di fortuna, adesso è ridotto alla fame sotto il peso di un’inflazione che ha raggiunto il milione per cento.

Nonostante le grandi ricchezze del sottosuolo e le bellezze paesaggistiche, dopo la morte di Hugo Chavez nel 2013 il suo predecessore, il delfino Nicolas Maduro, si è distinto più per la sua dura repressione che per lungimiranza economica e politica.

Un declino che ha portato a una produzione al minimo per quanto riguarda il petrolio, la cui esportazione è fondamentale per l’economia del paese, con la recessione e l’iperinflazione che hanno portato alla mancanza di beni di primi necessità (cibo e medicinali) e a una crisi senza precedenti: si calcola che negli ultimi tempi i cittadini abbiano perso in media 9 chili di peso a testa.

Maduro che di recente ha vinto le elezioni, più che farsesche con il risultato che è stato riconosciuto soltanto dalla Russia, ha ammesso le proprie colpe annunciando misure che in due anni dovrebbero portare a dei miglioramenti: che sia vero o meno, nel frattempo i venezuelani continuano ad abbandonare il proprio paese.

Fuga dal Venezuela

La crisi che ha colpito il paese sudamericano è iniziata quindi dopo la morte di Chavez del 2013, aggravandosi giorno dopo giorno fino ad arrivare alla drammaticità della situazione attuale dove un paese, ricchissimo di petrolio, è ridotto alla fame.

In questi cinque anni si calcola che sono stati 2,3 milioni i venezuelani che hanno abbandonato il paese, oltre 1 milione soltanto negli ultimi mesi con una media di 3.000 al giorno.

Un fiume di persone che quotidianamente attraversa le frontiere ammassandosi in campi profughi di fortuna. Le mete sono sostanzialmente due, il Brasile e la Colombia, dove non sono mancati episodi di violenza e di intolleranza.

Nella zona amazzonica del Brasile, quella più vicina al confine con il Venezuela, diversi campi profughi sono stati date alle fiamme: la popolazione locale cercava di respingere con la forza l’arrivo dei migranti venezuelani, con il governo carioca che ha dovuto inviare l’esercito per riportare la calma.

La Colombia invece inizialmente concedeva dei visti temporanei a chi varcava il confine in cerca di cibo o medicinali. Quando però si sono accorti che in molti poi non tornavano indietro, il rilascio dei visti è stato sospeso con i venezuelani che così cercano di entrare nel paese in maniera irregolare: rastrellamenti e rimpatri sono all’ordine del giorno.

Chi invece sta offrendo dei permessi di lavoro temporanei è il Perù, con 200.000 venezuelani che hanno usufruito di questa possibilità. L’Ecuador invece ha realizzato una sorta di corridoio umanitario garantendo l’ingresso a chi è provvisto di passaporto.

L’emergenza immigrazione quindi non riguarderebbe soltanto il Mediterraneo: mentre in Europa si fanno tragedie per accogliere anche i rifugiati, tra accoglienza e violenze in Sudamerica comunque si cerca una soluzione per questi migranti economici di cui, in Occidente, nessuno ha molto voglia di parlare.

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