Varianti Covid in Italia: dove e quali si sono diffuse

Martino Grassi

22 Febbraio 2021 - 12:31

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L’avanzata delle varianti in Italia non si arresta, tenendo in ostaggio il Paese. Ecco dove e quali si sono diffuse maggiormente, fino ad ora.

Varianti Covid in Italia: dove e quali si sono diffuse

Dove e quali varianti Covid si sono diffuse in Italia? È una domanda che sorge spontanea visti gli allarmi lanciati negli ultimi giorni da diversi esperti, che hanno invocato anche un nuovo lockdown totale in tutto il Paese.

Le mutazioni sorte in diversi Stati del mondo si sono diffuse anche nel nostro Paese, come confermato dai dati di un’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità insieme al ministero della Salute e ai vari laboratori regionali. I nuovi ceppi stanno tenendo in ostaggio l’Italia e le possibili riaperture, ma vediamo qual è la situazione da nord a sud dello Stivale.

Varianti Covid in Italia: dove e quanto si sono diffuse

Al momento, secondo quanto riportato dall’ISS, la variante che si è diffusa maggiormente in Italia è quella del Regno Unito: si stima infatti che ormai abbia raggiunto l’88% delle regioni. Le cifre tuttavia non devono spaventare, dal momento che in molti Stati europei è stata registrata un’incidenza simile.

Ma quali sono le province maggiormente a rischio? Alberto Gerli, ingegnere laureato a Padova ha elaborato per il Corriere una mappa dell’Italia in cui sono riportate le città in cui le varianti si stanno diffondendo maggiormente.

Al momento le zone in cui è presente alta densità delle varianti sono quelle di Belluno e di Crotone. Le province in cui si assiste ad una fase di crescita delle varianti sarebbero invece Milano, Cremona, Isernia, Varese e Verbania-Cusio-Ossola, infine quelle in cui c’è l’inizio del focolaio delle varianti sono Monza, Bergamo, Brescia, Parma, Modena, Bologna, Ravenna, Lucca, Firenze, Pistoia, Siena, Pisa, Ancona, Pescara, Frosinone, Potenza, Matera e Vibo Valentia.

La variante inglese

La variante inglese si caratterizza per una maggiore trasmissibilità (forse anche una maggiore mortalità). Dal momento che il contagio avviene con maggiore facilità l’ISS stima che entro il mese di febbraio il ceppo britannico possa diventare quello maggiormente diffuso anche nel nostro Paese.

Al momento si stima che abbia raggiunto almeno l’88% delle regioni diffondendosi a macchia di leopardo da nord a sud del Paese.

La variante brasiliana

La variante brasiliana spaventa soprattutto la Toscana, dove sono stati individuati focolai a Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena a Chiusi. Oltre alla Toscana, anche in Umbria erano stati individuati almeno 12 casi di variante brasiliana, tanto che il ministro della Salute aveva dichiarato:

“Dobbiamo monitorare con grande attenzione quanto sta accadendo in Umbria, qui le varianti hanno condizionato la curva del contagio prima che altrove. Il governo è vicino alla comunità regionale”.

La variante sudafricana

In Alto Adige sono stati registrati sei casi di variante sudafricana in provincia di Bolzano, nei comuni di Moso, Rifiano, Merano e San Pancrazio. I casi hanno spaventato anche il governatore altoatesino Arno Kompatscher, che si è detto preoccupato per la diffusione nei quattro comuni.

Anche in Liguria una paziente di 25 anni rientrata dall’estero è risultata positiva alla variante sudafricana.

La variante scozzese

In Lombardia, a Viggiù, un focolaio in zona rossa, e in due comuni del Varesotto è stata identificata “una variante della variante inglese, definita variante scozzese spiegano il governatore Fontana e il suo consulente Bertolaso.

Il direttore generale Welfare Marco Trivelli ha aggiunto che “il tema delle varianti è molto preoccupante”, specificando che sono 578 i casi con variante.

La variante napoletana

A Napoli è stata isolata anche una variante mai registrato prima in Italia. Si tratta di un caso di importazione dall’Africa. Questo nuovo ceppo si chiama B.1.525 e al momento non si conosce ancora il tasso di trasmissibilità e nemmeno le sue caratteristiche.
In tutto il mondo sono stati registrati un centinaio di casi sia in Europa, che in Africa, Usa e Australia.

Nicola Normanno, il direttore dipartimento ricerca dell’Istituto Pascale ha precisato che: “La variante ha delle mutazioni della proteina Spike, che è quella contro cui agiscono i vaccini, quindi bisogna indagare.

La variante inglese sarà quella più diffusa

Sarà la variante inglese a diventare la predominante in tutto il nostro Paese. La conferma arriva anche dai numeri che le regioni stanno iniziando a raccogliere e che indicano un cambio di rotta verso questo nuovo ceppo oltre a quello del Sudafrica e del Brasile, che al momento restano ancora inferiori a livello percentuale.

Stando all’indagine condotta dall’Istituto Superiore di Sanità e ministero della Salute, i dati raccolti nel periodo del 4 e 5 febbraio indicavano una soglia massima del 59% a livello regionale, tuttavia sembra che in alcune province questa soglia raggiunga livello più alti.

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