Vaccino coronavirus, spunta una data: ecco quando sarà somministrato secondo l’OMS

Spunta una possibile data sull’uscita di un vaccino efficace, in grado di debellare definitivamente il coronavirus. Ecco quando sarà somministrato secondo l’OMS.

Vaccino coronavirus, spunta una data: ecco quando sarà somministrato secondo l'OMS

Spunta una possibile data sull’uscita del vaccino, che potrebbe iniziare ad essere somministrato a partire dalla metà del 2021, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità. A dirlo è Soumya Swaminathan, la scienziata capo dell’OMS, che ha espresso anche un cauto ottimismo sull’intero processo di ricerca e sviluppo di un antidoto in grado di debellare definitivamente il virus responsabile della COVID-19, mediante un immunizzazione diffusa.

Attualmente sono circa 20 i possibili candidati, fa sapere Swaminathan, fiduciosa del fatto che almeno due di questi potrebbero funzionare, ma ricordando che resta comunque la possibilità che falliscano tutti. Ad oggi, il più quotato resta quello del Jenner Institute della Oxford University, che come riportato dalla rivista Lancet, ha indotto una buona risposta immunitaria.

Vaccino coronavirus, pronto la seconda metà del 2021

Soumya Swaminathan afferma che con molta probabilità a partire dalla seconda metà del 2021 sarà pronto un vaccino che potrà essere somministrato a livello globale, aggiungendo però che è impossibile prevederlo. La scienziata capo dell’OMS ha inoltre sottolineato che quella del coronavirus è la corsa al vaccinopiù veloce mai vista finora”, specificando che sono trascorsi solamente tre mesi dalla pubblicazione della sequenza genetica del virus, avvenuta lo scorso gennaio, e l’inizio del primo studio.

Affinché possa fermare definitivamente le infezioni è necessario che l’antidoto offra una protezione almeno al 70% della popolazione, e chiaramente che sia sicuro, solo in questo modo sarà possibile debellare il virus scoperto ufficialmente per la prima volta a Wuhan, in Cina che è stato in grado d’infettare oltre 14 milioni di persone ed ucciderne più di 600.000.

La risposta immunitaria fa ben sperare gli scienziati

In diversi studi è stato dimostrato che i livelli degli anticorpi diminuiscono in modo molto rapido durante la fase della convalescenza. Soumya Swaminathan precisa che:

“Il fatto che gli anticorpi neutralizzanti scompaiano non significa che l’immunità sia scomparsa. Le diverse modalità d’immunità contro questo virus non sono state ancora scoperte. Ci sono anche segnalazioni che indicano che la risposta immunitaria mediata dalle cellule T può essere abbastanza importante. Inoltre si sviluppano alcune cellule di memoria. Queste possono essere riattivate quando vengono nuovamente esposte al virus e inducono una risposta immunitaria”.

Per il momento quindi anche gli scienziati non hanno molte certezza, ma stanno continuando ad apprendere quante più informazioni possibili su questo nuovo agente patogeno. Il fatto che la maggior parte delle persone sviluppa gli anticorpi, e quindi l’immunità, fa ben sperare i ricercatori per un possibile antidoto che possa proteggere dalla malattia.

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