Vaccino COVID entro il 2020 è irrealistico, parola di Crisanti

Ipotizzare che un vaccino efficace contro la COVID arrivi prima della fine dell’anno è altamente irrealistico secondo Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova.

Vaccino COVID entro il 2020 è irrealistico, parola di Crisanti

Avere un vaccino entro la fine dell’anno è altamente irrealistico secondo Andrea Crisanti, ordinario di microbiologia all’Università di Padova. Le dichiarazione del medico si oppongono a quelle del premier Giuseppe Conte, il quale aveva annunciato, come confermato nel libro di Bruno Vespa, che l’approvvigionamento delle prime dosi di vaccino sarebbe arrivato in Italia entro la fine del 2020.

Vaccino Covid entro 2020 irrealistico

Crisanti si oppone alle previsioni di diversi esperti e politici, affermando che il vaccino non arriverà entro la fine dell’anno. Il medico infatti, nel corso della trasmissione Buongiorno su Sky TG24 ha infatti affermato che:

“Mandare messaggi dicendo che avremo il vaccino fra uno o due mesi sicuramente intercetta le aspettative di tutti quanti, ma lo vedo piuttosto irrealistico. Forse fra due mesi qualcuno dirà che abbiamo un vaccino, ma tra dirlo e fare uno studio pilota e poi distribuirlo passano tanti mesi”.

Il problema della seconda ondata

Per quanto riguarda la seconda ondata che sta colpendo il nostro paese e che potrebbe portare a delle ulteriori misure restrittive attese per il prossimo fine settimana, Crisanti ha precisato che si tratta di “un problema che si sconfigge sul territorio. Bisogna creare una rete di controllo e di tracciamento che permetta di bloccare le catene di trasmissione, altrimenti non se ne esce”. Secondo il medico questa rete al momento non è in grado di tener fronte all’impennata delle nuove infezioni, tanto che alcune Regioni hanno già dichiarato di non riuscire a svolgere puntualmente le procedure di tracciamenti e quindi non riuscire a bloccare la catena di trasmissione.

“Supponiamo di controllare questa ondata in quattro o sei settimane nella migliore delle ipotesi. Se tutto funziona, poi cosa facciamo? Rimuoviamo le restrizioni e i contagi ripartono? Questa catena si rompe soltanto creando un sistema di sorveglianza nazionale omogeneo in gradi di tracciare i contatti che permetta di isolare in maniera sistematica i contagiati”, spiga Crisanti.

Il problema principale secondo Crisanti, una volta che i casi scenderanno di nuovo si dovrà evitare l’effetto “fisarmonica” per non vederli crescere nuovamente: “supponendo di tornare ad avere pochi casi al giorno, bisognerà trovare degli strumenti per mantenerla bassa. Altrimenti si continua con questa altalena che è distruttiva per la qualità della vita oltre che per l’economia”. A fine giugno avevamo 150 contagi, continua il medico, ma le cifre di oggi, con più di 4.100 casi solo in Lombardia “dimostrano che non si è fatto abbastanza per consolidare questi risultati. A questo punto rimangono le solite misure restrittive, che speriamo riducano i contagi e che non si arrivi a misure estreme di lockdown”.

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