Treasury, petrolio e terre rare: le 3 carte vincenti della Cina contro gli Usa

In un clima sempre più teso sulla guerra commerciale, il focus è sulle mosse che la Cina potrebbe adottare per mettere all’angolo gli Stati Uniti

Treasury, petrolio e terre rare: le 3 carte vincenti della Cina contro gli Usa

Negli ultimi giorni, si è assistito ad una flessione dei mercati azionari a livello globale, a causa delle continue tensioni commerciali tra Usa e Cina.

Il conflitto, che è iniziato con un focus sulle merci, si è evoluto in quella che si può definire come una guerra fredda digitale. Le provocazioni non mancano da entrambe le parti: ieri, il vice ministro degli Esteri cinese ha parlato di «terrorismo economico da parte degli Usa.».

Il Dragone si sta però preparando all’offensiva, ma oltre ai dazi (che entreranno in vigore il prossimo primo giugno su 60 miliardi di dollari Usa), ci sono altre carte spendibili da Pechino, sicuramente più affilate. Vediamo quali sono:

Treasuries: domanda su minimi da febbraio 2016

Come abbiamo già visto in un precedente articolo, la Cina è il Paese estero che detiene la quota più importante di debito Usa. Il colosso asiatico potrebbe quindi rallentare gli acquisti sui Treasuries americani.

A questo proposito, ieri si è chiusa la tre giorni delle emissioni di bond statunitensi: il Tesoro americano ha infatti emesso i Treasury a 2, 5 e 7 anni. Il focus è da porsi sul collocamento di ieri, riferito al settennale.


Rapporto bid-to-ask delle aste del Treasury a 7 anni statunitense. Fonte: Bloomberg

Il rapporto bid-to-ask, che indica di quante volte la domanda supera l’offerta, è sceso ai minimi dal 26 febbraio 2016. In particolare, è interessante notare come la domanda sia scesa dell’11,54%, da 2,60 del 26 febbraio scorso: un calo da non sottovalutare.


Reazione dello yield del T-Note a 10 anni dopo l’asta del settennale, grafico a 30 minuti. Fonte: Bloomberg

Il risultato deludente di questa asta si nota da un elemento: il rendimento del T-Note. Lo yield della carta statunitense è salito con forza dopo i risultati dell’emissione della scadenza a 7 anni. Ciò indica quanto gli investitori temano le conseguenze di uno stop agli acquisti di titoli di Stato americani da parte della Cina.
Il focus sarà ora da porre ai collocamenti di Treasury a 3 e 10 anni dei prossimi 11 e 12 giugno.

Le terre rare

Dopo il caso Huawei si è aperta la questione delle terre rare, gli elementi chimici indispensabili per la costruzione di qualsiasi dispositivo tecnologico e di cui la Cina è il monopolista assoluto.

Su questo punto, il Presidente cinese Xi Jinping ha mandato una minaccia velata all’omonimo americano con la visita stabilimento di estrazione e lavorazione delle terre rare di JL Mag Rare-Earth a Ganzhou (per approfondire). La Cina potrebbe quindi agire sul lato dell’offerta, facendola diminuire e aumentando di conseguenza il prezzo delle importazioni statunitensi.

Il petrolio

L’oro nero è una delle principali armi del fronte cinese contro i mercati azionari degli Stati Uniti. Su questo punto, è importante ricordare che la Cina è il principale importatore di greggio a livello globale. Con un aumento dell’offerta di oro nero da parte della Russia, le quotazioni di petrolio WTI potrebbero risentirne in maniera importante tornando verso i 50 dollari al barile.

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