Tensioni in Ucraina: cosa cambia per il mercato obbligazionario

Violetta Silvestri

22 Febbraio 2022 - 13:20

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Gli sviluppi della situazione ucraina stanno lasciando segni un po’ ovunque sui mercati, anche su quello obbligazionario. I titoli di Stato risultano sotto pressione a causa del conflitto e della Fed.

Tensioni in Ucraina: cosa cambia per il mercato obbligazionario

Tensione in Ucraina: anche i titoli del Tesoro e il debito dell’area euro sono stati colpiti dall’escalation degli eventi.

Con la novità del riconoscimento dell’indipendenza delle repubbliche nel Donbass, Mosca ha dato il via a un nuovo terremoto sui mercati e ora gli investitori stanno valutando l’impatto di potenziali sanzioni sulla Russia.

Anche il settore obbligazionario si sta muovendo in conseguenza degli ultimi fatti.

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I rendimenti dei Treasury a 10 anni hanno continuato a ritirarsi dai massimi recenti, poiché gli investitori hanno cercato beni rifugio come le obbligazioni, con i crescenti timori sulla crisi Russia-Ucraina.

Mentre si scrive, il titolo decennale USA rende l’1,935%, in calo rispetto al livello del 2% al quale è rimasto ancorato per la maggior parte della scorsa settimana.

La volatilità nel mercato obbligazionario statunitense è aumentata a febbraio. Le aspettative per un ritiro dello stimolo della Fed si sono scontrate con le offerte sui beni rifugio nel mezzo dell’escalation delle tensioni in Ucraina.

I Treasury avevano registrato il peggior inizio di un anno in quattro decenni dopo che la Federal Reserve aveva accelerato i piani per frenare l’inflazione.

I bund tedeschi hanno invertito i guadagni precedenti, con i rendimenti di riferimento poco modificati allo 0,21% in apertura dei mercati e i titoli di Stato decennali italiani rendono l’1,909%, in calo.

A incidere sul mercato obbligazionario ci sono diversi fattori. In questo momento di tensione in Ucraina, i prezzi del petrolio continuano a correre, minacciando ulteriormente la pressione inflazionistica.

E questo è un punto chiave per influenzare le prossime scelte della Fed proprio sui tassi di interesse.

“Un aumento dei prezzi del petrolio dovuto alle tensioni non rende le prospettive di inflazione più facili per i responsabili politici” ha affermato Tony Morriss, di Bank of America.

Un aumento di 25 punti base il mese prossimo è previsto e i mercati vedono ancora più del 20% di possibilità per una mossa di 50 punti base durante la riunione.

Il governatore della Fed Michelle Bowman ha suggerito che un rialzo di mezzo punto percentuale potrebbe essere sul tavolo se le letture in arrivo sull’inflazione fossero troppo alte. La crisi ucraina rischia di accelerare i prezzi, scuotendo quindi il mercato obbligazionario con scommesse di un più ampio inasprimento.

Attenzione, infine, a quello che suggerisce una nota di Erik S. Weisman, Ph.D. Portfolio Manager e Chief Economis di MFS:

“L’output gap (l’eccesso di capacità) dell’economia statunitense si è praticamente chiuso, il tasso di disoccupazione è quasi tornato ai livelli storicamente bassi precedenti la pandemia, la crescita dei salari è sostenuta e i colli di bottiglia globali vanno attenuandosi solo lentamente, per cui si direbbe che il mercato sottovaluti le probabilità che la Fed si trovi a dover spingere il tasso di riferimento oltre l’1,75%. ll rischio maggiore è che con il tempo la curva dei Treasury diventi molto piatta con rendimenti su livelli superiori all’1,75% e forse addirittura
al 2,00%.”

Hugh Gimber, global market strategist di JP Morgan Asset Management, ha dichiarato che le tensioni geopolitiche stanno mettendo le banche centrali “ancora più sotto pressione quest’anno”. E, di conseguenza, il mercato obbligazionario.

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