Tenere i soldi sul conto corrente non conviene: €1.000 diventano €180 in 5 anni

Avere soldi sul conto corrente espone i propri risparmi alla corrosione dell’inflazione: 1.000 euro arrivano a valere solo 180 euro in 5 anni. Quali soluzioni?

Tenere i soldi sul conto corrente non conviene: €1.000 diventano €180 in 5 anni

Tenere i propri soldi in un conto corrente è sicuro (nei limiti dei 100 mila euro), ma non è una scelta intelligente.

I risparmi perdono di valore nel corso del tempo, soprattutto a causa della corrosione dell’inflazione e delle commissioni bancarie. In cinque anni 1.000 euro arrivano a valere solamente 180 euro - un deprezzamento di circa l’80% al netto dell’imposta di bollo dovuta.

Tra le spese dovute alla banca, le imposte e la perdita del potere d’acquisto causata dall’aumento dell’inflazione, nello stesso arco di tempo 10.000 euro arrivano a valerne solo 8.181, un deprezzamento di circa il 20%.

Se con i conti correnti offerti dalle banche online si riesce a risparmiare rispetto ai costi applicati dalle banche tradizionali, la situazione rimane scoraggiante.

Inoltre, scegliere di parcheggiare il denaro piuttosto che investirlo causa un danno al risparmiatore, che rinuncia in questo modo ad un rendimento annuo che viaggia dall’1,1% al 4,2%. Il tasso di rendimento derivante dall’attività di investimento, lo ricordiamo, varia in base al proprio profilo di rischio - più si è disposti a rischiare, più il ritorno è potenzialmente alto.

Attualmente, secondo i dati riportati da Banca d’Italia, all’interno dei conti correnti si trovano circa 1.371 miliardi di euro, destinati a perdere nei prossimi cinque anni e in termini di potere di acquisto 54 miliardi (nel caso di inflazione allo 0,8%) e i 129 miliardi di euro (nel caso di inflazione al 2%).

Il consiglio di base è quello comunque di sfruttare lo strumento del conto corrente per tenere della liquidità “pronta all’uso”, in vista di possibili momenti di bisogno o se si ha intenzione di affrontare determinate spese nel corso dei prossimi anni, e dedicarsi anche in minima parte al mondo degli investimenti.

Una tipologia di investimento sempre più in voga è rappresentata dal crowdfunding immobiliare e crowdlending. Società come Re-Lender, la prima piattaforma di real estate dedicata alle riconversioni industriali, immobiliari ed ecologiche, permettono di registrarsi in pochi secondi e prestare soldi in maniera diretta alle aziende più innovative che investono nel mattone, ricevendo gli interessi previsti ogni mese. Ed è possibile investire anche solo 50 euro.

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1.000 euro diventano 180 euro in 5 anni

I calcoli riportati, che evidenziano la perdita di potere d’acquisto dei soldi parcheggiati nel conto corrente, tengono conto di:

  • imposta di bollo annuale di 34,20 euro;
  • tassi d’interesse nulli;
  • un costo medio per conto di 145 euro l’anno;
  • inflazione media annua del 2% (come target della BCE; l’inflazione italiana annua al momento si aggira sullo 0,7%).

Perché i soldi sul conto corrente perdono valore

Due sono le motivazioni principali per cui i risparmi parcheggiati su un conto corrente, nel corso degli anni, sono destinati a perdere valore:

  • mancanza di interesse composto;
  • presenza di alti costi di mantenimento del conto applicati dalla banca.

E sono tre i costi principali da tenere sempre in considerazioni se si decide di conservare i risparmi su un conto per un lungo periodo di tempo:

1) Costi e commissioni

La banca addebita varie commissioni dirette per mantenere i conti correnti attivi e funzionanti, da 2 euro al mese per i conti presso le banche online ad una media di 145 euro per le banche tradizionali nel caso delle famiglie con operatività media (i costi scendono a 25 euro presso le banche online, mentre il giovane paga circa 17 euro l’anno).

Senza calcolare l’imposta di bollo annuale, che per le persone fisiche corrisponde a € 34,20 nel caso di superamento del limite di 5.000 sulla giacenza media annua.

2) Inflazione

L’inflazione peggiora il potere d’acquisto nel corso del tempo. Ciò significa che ogni anno puoi acquistare un po’ meno con la stessa quantità di denaro.

In che modo l’inflazione influenza i tuoi soldi?
L’inflazione influisce sul denaro in qualsiasi forma, indipendentemente dal fatto che tu l’abbia depositato su un conto, ce li abbia in casa in contanti o che tu investito in qualcosa di straordinario.

L’attuale tasso di inflazione in Italia è dello 0,7% annuo. In parole povere, significa che ogni anno è possibile acquistare lo 0,7% in meno di prodotti e servizi con la stessa quantità di denaro.

I calcoli sulla perdita del potere d’acquisto dei propri risparmi riportati precedentemente si basano, tuttavia, sull’effetto di un’inflazione al 2% annuo, l’obiettivo di politica monetaria della Banca Centrale Europea.

3) Opportunità mancate

Il costo-opportunità fa riferimento a tutte le possibilità che si stanno perdendo mentre i propri risparmi sono parcheggiati su un conto corrente. È un termine generico per tutti i tipi di conseguenze positive non realizzate.
Il mancato rendimento è composto da tutti i vantaggi che avresti sperimentato se avessi investito i tuoi soldi, dai fondi di investimento all’avvio di un business, dall’acquisto di azioni sul mercato azionario all’acquisto di un immobile, fino ad arrivare a campi di tendenza come l’investimento in criptovalute.

È bene tenere presente che se non usi i tuoi soldi è la tua banca a farlo, ad esempio concedendo un prestito ad un altro cliente.

A quanto ammontano i rendimenti mancati?

La stima per i rendimenti mancati, conseguenti alla decisione di non investire ma tenere fermi i propri soldi in banca, parte dall’1,1% e arriva oltre il 4% annuo. L’ampio range è dovuto non solo all’orizzonte temporale dell’investimento, ma anche al profilo di rischio dell’investitore.

Secondo uno studio della London Business School, che ha preso in esame i rendimenti offerti dall’azionario e dall’obbligazionario mondiale ottenuti all’interno di portafogli diversificati tra il 1900 e il 2018, i rendimenti nominali medi calcolati per gli investimenti azionari sono del 4,2% annuo, 1,1% per i portafogli obbligazionari governativi internazionali e 2,65% per i portafogli bilanciati. Più alti se prendiamo in esame l’arco temporale a partire dal 1969: rispettivamente 4%, 3,7% e 3,8%.

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