Tasse sui rimborsi delle pensioni: come si calcolano, a quanto ammontano e quanto perdono i contribuenti

Le tasse sui rimborsi delle pensioni faranno perdere gran parte del bonus previsto dal decreto del Governo per sanare la mancata rivalutazione degli assegni pensionistici: ecco perché.

Un vasto numero di contribuenti italiani attende impazientemente la data del 1 Agosto, il momento in cui sarà accreditato, con l’assegno pensionistico, anche il tanto atteso rimborso sulle pensioni previsto dal Decreto 65/2015, emanato in seguito alla sentenza della Corte Costituzionale che ha reputato illegittimo il blocco delle rivalutazioni delle pensioni.

Pochi di tali contribuenti, però, sa che gli importi previsti per il rimborso sulle pensioni sono importi lordi e non netti; i rimborsi effettivi sulle pensioni non rivalutate saranno di gran lunga inferiori perché l’importo lordo dovrà essere decurtato delle trattenute sugli arretrati, ovvero delle tasse sui rimborsi stessi.

A tali considerazioni occorre aggiungere che il cosiddetto bonus Poletti che verrà erogato con l’assegno pagato il primo Agosto è un rimborso soltanto parziale rispetto a quanto dovuto e che viene erogato una tantum e non strutturalmente.

Ecco allora quali sono le modalità di tassazione previste per gli arretrati sulle pensioni, quanto perderanno i contribuenti e a quanto ammontano i rimborsi effettivi.

Tasse sui rimborsi degli arretrati delle pensioni
Per i rimborsi delle pensioni superiori a tre volte il minimo e fino a sei volte il minimo, il decreto del Governo ha previsto due differenti modalità di tassazione, in base all’anno per il quale il rimborso spetta:

  • rimborsi per gli anni 2012, 2013 e 2014 = regime della tassazione separata per il quale è prevista un’aliquota del 23%;
  • rimborsi per gli anni 2015 = regime della tassazione ordinaria, variabile in base all’aliquota prevista in base agli scaglioni di reddito IRPEF, secondo gli effettivi redditi totalizzati dal contribuente nel corso dell’anno;

Qual è il regime di tassazione più conveniente?
Innanzi tutto occorre valutare la convenienza dei due regimi di tassazione per i contribuenti, rilevando come:

  • nel primo caso (2012, 2013 e 2014) ci si trovi di fronte a un sistema di tassazione fisso che può essere considerato, nella totalità dei casi, una forma di tassazione più conveniente rispetto alla tassazione dei redditi ordinari, dal momento che:
  • si applica un’aliquota media;
  • si applica l’aliquota più bassa prevista dagli scaglioni IRPEF;
  • non si applicano le addizionali regionali e comunali IRPEF;
    nel secondo caso (2015) ci si trova di fronte alla tassazione prevista per qualsiasi altro reddito. In media si tratta di un’aliquota pari al 27% del reddito ma la situazione è differente e varia in base allo specifico contribuente e ai redditi prodotti da esso. Un contribuente che, ad esempio, ha una pensione lievemente superiore a 3 volte il minimo (circa 1500 euro) e che, quindi, ha diritto a un corposo rimborso della pensione ma che, però, vanta anche altri redditi (provenienti non dalla pensione ma, ad esempio, dal patrimonio immobiliare) potrebbe essere assoggettato, per la parte di rimborso che spetta per il 2015 anche ad aliquote molto più elevate (fino al 43%);

Perché è prevista una tassazione differente?
La differenza di trattamento sull’imposizione fiscale si spiega con il fatto che essendo il 2015 un anno non ancora concluso, le quote di arretrati che spettano per questo anno o, meglio, per i mesi passati di questo anno, non devono essere considerati propriamente come degli arretrati.
Proprio per questo tutti i contribuenti interessati dai rimborsi delle pensioni dovranno valutare con attenzione la propria situazione fiscale e l’aliquota a cui sono sottoposti per gli altri redditi. Nel caso del pensionato che gode di una pensione di circa 1500 euro (già citato sopra) è stato calcolato che il rimborso totale potrebbe ammontare a poco meno di 800 euro; si tratta però di un rimborso lordo e non netto che, quindi, in base allo specifico regime e alla specifica aliquota del contribuente potrebbe essere decurtato di alcune decine di euro o di più di un centinaio di euro.

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