Chi è Steve Bannon, l’ideologo sovranista arrestato per frode a New York?

Dal ruolo di consigliere politico di Donald Trump al progetto dei populisti europei senza dimenticare il Russiagate: ecco la biografia di Steve Bannon, l’ideologo sovranista che piace a Matteo Salvini e Giorgia Meloni arrestato per frode a New York.

Chi è Steve Bannon, l'ideologo sovranista arrestato per frode a New York?

L’accusa presentata presso la Corte Federale di New York è grave: Steve Bannon insieme ad altri tre soci avrebbe truffato centinaia di migliaia di donatori, in una campagna di crowdfunding che in totale ha messo insieme più di 25 milioni di dollari.

L’arresto per frode arriva in quanto Bannon e suoi soci avrebbero mentito ai loro finanziatori, usando i soldi raccolti per finanziare il loro stile di vita nascondendo così l’uso reale dei fondi ricevuti.

In precedenza Steve Bannon si era messo a capo di un progetto molto ambizioso. Costruire un ponte ideologico che unisca gli Stati Uniti e l’Europa, per dare una casa comune, chiamata The Movement, a tutti i populisti e sovranisti del Vecchio e Nuovo Continente.

Deus ex machina di questo piano, controverso giornalista ed ex stratega di Donald Trump, finito anche nella vicenda del Russiagate, Bannon voleva portare il suo verbo anche in Europa ma adesso il suo arresto potrebbe complicare non poco i suoi piani.

La biografia di Steve Bannon

Con Stephen Kevin Bannon detto “Steve” l’ultradestra americana aveva varcato ufficialmente la soglia della Casa Bianca. La nomina del sessantaduenne originario di Norfolk, Virginia, a consigliere politico del presidente eletto degli Stati Uniti Donald Trump, aveva rappresentato la prima decisione controversa del nuovo inquilino dello Studio Ovale.

A insorgere contro la scelta di Bannon come capo stratega e responsabile della linea politica della nuova amministrazione sono stati soprattutto ebrei, musulmani e neri. Ma cos’ha fatto Bannon di così eclatante per attirare su di sé l’astio di minoranze ed esponenti del Partito democratico?

Steve Bannon, che ha curato la campagna elettorale di Trump, è l’ex direttore del sito Breitbart News, piattaforma alt-right considerata l’house organ della destra radicale, xenofoba e antisemita.

Dopo la morte del fondatore Andrew Breitbart, Bannon ha preso in mano il sito trasformandolo in un punto di riferimento per suprematisti bianchi e neo-nazi.

Dopo aver coordinato la vittoriosa campagna elettorale di Donald Trump, il tycoon lo aveva nominato Capo Stratega della Casa Bianca e Consigliere Anziano del Presidente degli Stati Uniti.

Dopo forti pressione anche interne, tra le quali si mormora ci fossero anche quelle di Ivanka Trump la figlia ascoltatissima del Presidente, Bannon è stato sollevato da ogni incarico nell’agosto del 2017.

Tornato così a dirigere Breitbart News, a causa di paventate critiche a Ivanka Trump e al marito Jared Kushner, a gennaio 2018 lascia l’incarico dopo che il maggiore finanziatore della piattaforma aveva minacciato un disimpegno.

Da allora Steve Bannon, che è un elemento chiave nell’inchiesta Russiagate visto che oltre responsabile della campagna elettorale di Trump è stato anche nel consiglio d’amministrazione di Cambridge Analytica, quella dello scandalo dei dati Facebook ottenuti illegalmente, ha deciso espandere il suo credo anche all’Europa.

Le idee di Steve Bannon

Baluardo ideologico nella difesa della società americana dai pericoli del multiculturalismo, sotto la guida di Bannon, Breitbart News ha condotto crociate xenofobe e anti-gay.

Nel corso dell’ultimo anno la testata si è impegnata - con successo - nella demolizione di tutti coloro che hanno tentato di ostacolare la marcia trionfale di Trump verso la Casa Bianca, dalla candidata democratica Hillary Clinton (attraverso la promozione di “Clinton Cash”, il libro di Peter Schweizer sui lati oscuri della Fondazione Clinton) a Jeb Bush, uno degli sfidanti alle primarie repubblicane.

Attraverso Breitbart, Bannon è diventato una sorta di alfiere della controinformazione online (in questo il suo ruolo può essere associato a quello svolto da Gianroberto Casaleggio per Beppe Grillo) e ha alimentato svariate teorie cospirazioniste, dai pettegolezzi sulle origini non americane di Barack Obama al gossip secondo cui Huma Abedin, braccio destro di Hillary Clinton e moglie del controverso Anthony Weiner, sarebbe una spia dell’Arabia Saudita.

Ex ufficiale di Marina e poi banchiere d’affari per Goldman Sachs, Bannon è stato anche produttore di show televisivi e sitcom.

Etichettato da Business Week “l’operatore politico più pericoloso d’America”, il nuovo consigliere politico di Trump si è accreditato presso gli ambienti conservatori USA grazie a una serie documentari come “Generation Zero” sull’ultima grande crisi finanziaria e la biografia di Michelle Bachmann “Fire from the Heartland”, oltre al film sull’ex governatrice dell’Alaska e beniamina del Tea Party Sarah Palin, “The Undefeated”, “l’imbattuta”.

Molte le accuse anche di antisemitismo piombate su Steve Bannon. Il suo sito ha definito “un ebreo rinnegato” l’intellettuale conservatore Bill Kristol, contrario alla candidatura di Donald Trump. Secondo la sua ex moglie - che lo ha anche accusato di molestie - Bannon avrebbe tentato di ritirare le figlie da una scuola perché frequentata da troppi ebrei.

The Moviment

Puntando le elezioni europee del maggio 2019, Bannon ha così portato il suo credo nel Vecchio Continente allo scopo di unire i vari partiti sovranisti. Quattro sarebbero i punti chiave di questa sorta di alleanza

  • Più sovranità agli Stati
  • Tornare ai confini
  • Limitare l’immigrazione
  • Sconfiggere l’Islam radicale

Un progetto che ha trovato subito il supporto di Matteo Salvini e di Giorgia Meloni, ma che punta a raccordare anche AfD in Germania, Front National in Francia, il Partito della Libertàin Olanda, i Democratici Svedesi in Svezia e il Partito della Libertà Austriaco in Austria.

In più ci sarebbe anche l’appoggio del blocco dei paesi di Visegrad (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria e Slovacchia). L’obiettivo era quello di un exploit alle europee, per così mettere le mani su Bruxelles.

Il sogno di Steve Bannon è quindi quello di “portare tutti i populisti sotto lo stesso tetto: dall’Europa agli Stati Uniti al Sud America, Israele, India, Pakistan, Giappone, per rappresentare la gente comune ovunque sia guardata dall’alto in basso e abbandonata dalle elite”.

In questa sorta di Risiko, il primo tassello per il piano di Bannon è proprio “acquisire una leva alle europee”, per avere così un grimaldello per scardinare il resto del mondo.

Adesso il suo arresto potrebbe stoppare questa avanzata in Europa, visto che l’accusa di frode negli Stati Uniti è un reato considerato grave soprattutto vista l’alta somma in ballo.

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