Elezioni USA: ecco gli oracoli pro Hillary che hanno toppato alla grande

Elezioni USA 2016: avevano scommesso tutto sulla Clinton e invece oggi hanno dovuto ingoiare il rospo Donald. Ecco tutte le previsioni sbagliate.

Nella mattinata italiana - a New York sta per scoccare l’una di notte - sul palco del quartier generale dei democratici, allestito presso il Jacob K. Javits Convention Center della Grande Mela, invece di Hillary Clinton si materializza John Podesta, capo della campagna elettorale dell’ex first lady.

Donald Trump è a un passo dal conquistare la Casa Bianca, in meno di un’ora arriverà il verdetto definitivo di uno Stato cruciale, la Pennsylvania, e per i dem quello stillicidio di dati, grafici e tabelle si traduce in un autentico psicodramma collettivo.

Il popolo democratico attende il discorso della resa da parte di Hillary, qualche parola di conforto. “Se perdi scendi, fai una dichiarazione ferma e dignitosa: sono le 11 e mezza e ancora non si vede nessuno”, sbuffava Nanni Moretti davanti alla tv in un celebre spezzone di Aprile, sperando invano in un cenno di vita da parte dei dirigenti PDS, anche loro sconfitti da un vulcanico imprenditore outsider alle politiche del ‘94.

E invece no. Tra la delusione generale si affaccia Podesta, il quale bofonchia un comico “vogliamo contare tutti i voti” di berlusconiana memoria e un tenero “non è ancora finita”, al quale neanche lui sembra credere.

Forse è questa la più grande umiliazione per Hillary Clinton. Il più atroce dei contrappassi. Proprio dalla Clinton, infatti, erano piovuti anatemi su Trump dopo che quest’ultimo si era detto indeciso se accettare o meno l’esito del voto in caso di sconfitta.

Elezioni USA: gli oracoli pro Hillary che hanno toppato alla grande

E ora, anche se è facile poco elegante mettere alla berlina “esperti” e “analisti” caduti in errore e travolti dal ciclone Trump, non possiamo non passare in rassegna le migliori profezie pro-Clinton susseguitesi nelle ultime fasi di quella che verrà ricordata come la più bella o più brutta campagna elettorale della storia americana.

L’8 novembre sul suo blog il giornalista Gad Lerner elenca i “10 motivi per dormire ragionevolmente tranquilli e svegliarsi senza Trump”. Immaginando un brusco risveglio dell’ex direttore del TG1, non possiamo non menzionare la chiusura del pezzo di Lerner:

“Trump diventerà presidente solo se ci sarà il più macroscopico errore della storia dei sondaggi degli ultimi anni. Tutto può succedere nella vita, ma la sorpresa Trump non sembra proprio più possibile ormai”.

A dare nuova linfa al concetto di “Legge di Murphy” ci pensa Giornalettismo (che oggi ha fatto mea culpa). Tra i motivi per cui “Hillary Clinton ha già vinto le presidenziali” la testata cita il fatto che “la Clinton ha sempre condotto i sondaggi” degli ultimi mesi, come se questo fosse ancora un elemento di cui tener conto nell’Anno Domini 2016.

Impareggiabile la spocchia di Internazionale, con Matteo Bordone che sentenzia: “Vincerà Hillary Clinton ma i giornalisti raccontano un’altra storia”. Secondo l’oracolo delfico

“i mezzi d’informazione stanno facendo di tutto per distrarre l’audience dalla prevedibilità del finale di questa storia, cioè la vittoria di Hillary Clinton”.

L’assioma su cui poggia la tesi di Bordone è rappresentata dai dati sciorinati dal guru dei sondaggi e matematico Nate Silver, che sul suo sito FiveThirtyEight - trappolone nel quale sono caduti un bel po’ di vaticinatori nostrani - ieri assegnava oltre il 70% di successo a Hillary Clinton.

Per non parlare di Furio Colombo (“Vincerà Clinton, Trump è una mina vagante” - LaPresse) e Gianni Riotta, il quale dopo l’ultimo confronto tv tra i due candidati scriveva su Facebook:

“La campagna elettorale del candidato repubblicano Donald Trump è ufficialmente finita stanotte”.

Bocciato anche il giornale acerrimo “nemico” di Donald Trump, il New York Times, che dava la Clinton vincente con l’85% di possibilità. Promossi il Los Angeles Times, Micheal Moore e il sito Dagospia, tra i pochi a prevedere la vittoria del tycoon repubblicano sin dall’inizio. Proprio Dagospia oggi scrive:

“Cosa è successo? I sondaggisti hanno sottostimato clamorosamente il voto bianco e rurale e sovrastimato quello dei Millennial e degli afroamericani. Trump ha preso più voti di latinos in Nevada, Arizona, New Mexico, ecc. ecc. Nessuno scenario ha mai immaginato che la Clinton perdesse il Wisconsin, invece lo ha perso spettacolarmente. Dopo le elezioni inglesi nel 2015 che videro il trionfo di Cameron, la Brexit pochi mesi fa, per non parlare delle elezioni in Italia nel 2013 e le Europee del 2014: possiamo ufficialmente dire che i sondaggisti sono morti e sepolti”.

Forse sì. Ma fino alla chiusura delle urne del prossimo referendum costituzionale li vedremo ancora brancolare su giornali e in tv come gli zombie di The Walking Dead.

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