Stati Uniti: occupazione, la crescita dei salari accelera

Come primo dato del quarto trimestre è emersa una crescita dei salari negli Usa, ma secondo Kevin Flanagan, Senior Fixed Income Strategist di WisdomTree, ulteriori rialzi non sono correttamente scontati dai rendimenti del treasury a 10 anni

Stati Uniti: occupazione, la crescita dei salari accelera

Il primo dato del quarto trimestre 2018 degli Stati Uniti ha fatto emergere un campanello d’allarme per quanto riguarda il mercato del lavoro. Secondo l’ultimo rapporto sull’occupazione USA diffuso dal Bureau of Labour Statistics, la retribuzione media su base annua è uscita dalla fascia di valori confinata tra il +2,5% e il +2,8% circa dalla fine del 2015.

Negli ultimi tre mesi il dipartimento del lavoro americano ha fatto emergere come l’aumento annualizzato della retribuzione oraria media ha raggiunto ben due volte la soglia del 3%. Il dato di ottobre, risultato pari al 3,1%, ha toccato i massimi dall’inizio del 2009.

In scia ai dati in aumento sulle retribuzioni, “gli investitori potrebbero finalmente assistere alla tanto attesa dinamica positiva dei salari” sostiene Kevin Flanagan, Senior Fixed Income Strategist di WisdomTree.

«Senza dubbio, l’unico “punto morto” al quale sembra aver alluso la Federal Reserve nelle sue prospettive politiche, è l’assenza di una crescita significativa dei salari», prosegue l’esperto.

La crescita dei salari negli Stati Uniti inizia finalmente ad accelerare?

E’ apparso incoraggiante anche l’andamento della crescita dei salari nei diversi settori produttivi, che potrebbe indicare che il recente dato è davvero significativo e meno attribuibile ad un risultato «anormale».

Intanto il decennale statunitense ha subito una modesta correzione, anche se il rialzo del rendimento non è stato significativo, né ha evidenziato motivi di nuovi timori sul fronte dell’inflazione.

La Fed probabilmente aspetterà un aumento più sostenuto della crescita dei salari prima di reagire, monitorando attentamente l’evolversi delle nuove letture. Questo perché «eventuali sorprese al rialzo rispetto a tali dati, o sull’inflazione in generale, non sono correttamente scontate nei rendimenti dei Treasury a 10 anni», conclude Kevin Flanagan.

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