Con lo spread a 200 pb risparmi fino a 1,6 miliardi per lo Stato

Lo dicono le stime formulate dall’Osservatorio sui conti pubblici italiani diretto da Carlo Cottarelli. Il calo spread favorisce una minor spesa per interessi di 200 milioni nel 2019 e 1,6 miliardi nel 2020

Con lo spread a 200 pb risparmi fino a 1,6 miliardi per lo Stato

Buone notizie per il debito pubblico italiano: grazie al calo dello spread BTP-Bund sotto i 200 punti base l’Italia potrà risparmiare 200 milioni di euro nel 2019 e 1,6 miliardi nel 2020.

È la previsione formulata dall’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani di cui Carlo Cottarelli è presidente. Per l’osservatorio dell’Università Cattolica di Milano il risparmio stimato è dovuto alla minore spesa per interessi rispetto alle previsioni del governo.

Dopo essere stato stabilmente sopra i 250 punti base tra aprile e maggio, nelle ultime settimane lo spread tra Btp e Bund tedeschi è sceso intorno ai 200 punti base sulla scadenza dieci anni, il valore più basso da maggio 2018.

«Alla luce di questa rapida riduzione nei rendimenti dei titoli italiani, abbiamo stimato i potenziali risparmi per le casse dello Stato che deriverebbero dalla minore spesa per interessi - si legge nella nota dell’osservatorio sui Conti pubblici italiani -. Al momento della chiusura della Legge di Bilancio per il 2019, lo spread era intorno ai 250-260 punti base. Pertanto, in linea con le nostre stime passate, abbiamo ipotizzato che la Legge di Bilancio per il 2019 sia stata costruita su un’ipotesi di spread a 250. In questo caso, un assestamento dello spread attorno ai 200 punti base porterebbe ad un risparmio di circa 200 milioni nel 2019 e 1,6 miliardi nel 2020».

Non solo spread

L’Osservatorio nella nota di accompagnamento alle previsioni sui risparmi derivanti dal calo spread precisa che la stima considera tutti i titoli in scadenza da giugno 2019 in avanti, «i soli a beneficiare di uno spread più basso» e assume che tutti i titoli giunti a scadenza vengano rinnovati con titoli dello stesso tipo.

«Per semplicità, non si tiene conto però delle emissioni necessarie per finanziare il deficit e l’eventuale crescita del debito in eccesso al deficit (il cosiddetto aggiustamento stock-flussi). Il risparmio potrebbe quindi essere un po’ più alto di quanto riportato sopra, ma lo scarto sarebbe comunque contenuto date le dimensioni delle emissioni per coprire l’aumento del debito rispetto a quelle dello stock di debito esistente».

Ma i risparmi derivanti dal calo spread possono essere attribuibili anche ad altre cause. L’Osservatorio infatti precisa nella nota di aver ricalcolato le stime «…anche grazie al pacchetto di contenimento del deficit introdotto di recente dal governo…».

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Ulteriore conferma che l’ecosistema a «tasso zero» creato ad hoc dalla Banca Centrale Europe è un grande vantaggio per chi, come l’Italia, ha un elevato debito pubblico. Tematica sulla quale peraltro ci siamo soffermati ieri con Danilo Riboldi, consulente finanziario e private banker (clicca qui per rileggere l’intervista).

Buon momento per il nostro Ministero del Tesoro che infatti questa settimana ha riaperto via sindacato il Btp 50 con l’obiettivo di allungare la vita media del debito italiano, oggi pari a circa 6,76 anni (fonte Bloomberg).

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La risposta degli investitori è stata molto positiva, con l’85% dei partecipanti all’asta del Tesoro di provenienza estera. Come ricordato ieri da Riboldi «fra gli investitori c’è fame di rendimenti e il BTp è l’unico che ha un rendimento quantomeno difendibile, rapportato ovviamente al rischio».

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2 commenti

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GGM • 3 mesi fa

Condivido tutto di quello che è stato scritto e soprattutto il problema principale: la politica, per ottenere consenso elettorale allarga il deficit oltre la crescita del PIL (e quindi alla fine cresce sia il debito che il suo rapporto col PIL, rendendolo sempre meno sostenibile). L’azione della BCE ha permesso ai paesi fortemente indebitati, come l’Italia, di ridurre il peso degli interessi sul debito (oggi si pagano quasi 20 miliardi di € in meno di una decina di anni fa). Ma con questi soldi non si fanno investimenti sulla produttività, ma si aumentano le spese correnti (come RdC e quota 100), che sono destinate ad aumentare sempre più per l’invecchiamento della popolazione e il forte aumento dei pensionati rispetto ai lavoratori. Manca solo 1 elemento: la grande crisi democrafica che in condizioni simili alle attuali porterebbe la popolazione a scendere sotto i 50 milioni di abitanti entro il 2050 e sotto i 40 entro il 2070. Quindi passati i prossimi 20 anni, ce lo possiamo scordare di riuscire a ridurre il debito; ecco perchè dovrebbe essere oggi la prima priorità in Italia. Peccato che invece il governo faccia l’opposto...

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Luca • 3 mesi fa

Il titolo è fuorviante e racconta una cosa che non esiste, dire che a 200 si «risparmia» dei soldi è falso, ne spendiamo un pò meno ma sempre di più rispetto al periodo antecedente a questo governo visto che lo spread è ancora 70 bp superiore

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