Spagna: politica nel caos, rischio instabilità. Ibex in ribasso del -2,11%

Livio Spadaro

21/12/2015

21/12/2015 - 12:57

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Dopo le ultime elezioni la politica spagnola è nel caos. Con l’addio al bipartitismo, il Paese iberico è a rischio instabilità. Tonfo dell’Ibex: -2,11%.

La politica spagnola è nel caos dopo i risultati emersi dalle urne. Vincono i popolari del premier uscente, Mariano Rajoy, che ottengono il 28,7% delle preferenze. Questo risultato impedisce al partito di Rajoy di poter guidare da solo il Paese e necessita quindi di un governo di coalizione. Boom di Podemos che diventa la terza forza del Paese, aumentando ancor di più l’euro-scetticismo che sta trovando sempre più consenso tra i Paesi europei.

La Borsa di Madrid è in rosso; aumenta il sentiment di rischio sui mercati spagnoli, già dall’inizio della sessione di lunedì, sull’incertezza politica derivante dalle elezioni generali di questo 20 dicembre 2015.

L’Ibex 35 ha aperto la sessione di questo lunedì con un calo di quasi il 2,5% a 9.475 punti. AENA, Endesa, Sacyr, Popular e CaixaBank registrano ribassi superiori al 3%. Praticamente tutte le aziende quotate sono in rosso.

Alle 8 del mattino, il rendimento sui titoli di Stato spagnoli a 10 anni è salito all’1,80%. Di conseguenza, il premio al rischio (rendimento extra richiesto sul debito spagnolo contro quello tedesco, considerato privo di rischio) è passato a 124 punti base (1,24 punti percentuali), con un incremento di 7 punti base dalla chiusura venerdì.

La frammentazione politica e la mancanza di una maggioranza chiara e stabile è uno degli scenari più temuti da analisti e investitori, che si aspettavano invece un’alleanza tra PP e Ciudadanos.

Con questi risultati delle elezioni, si aprono tre possibili scenari per la politica spagnola.

Elezioni Spagna: «vince» il partito di Rajoy. Affluenza record del 73%

In Spagna è caos dopo i risultati delle urne di quest’oggi. Il partito dei popolari, guidati dal premier uscente Mariano Rajoy, ha ottenuto il 28,7% dei voti che corrisponde ad una soglia inferiore di maggioranza. Secondo partito del Paese è risultato quello dei socialisti del Psoe, guidato da Pedro Sanchez, che ha ottenuto il 22,1% dei voti.

Podemos (partito nato dal movimento 15-M, noto come «indignados») diventa invece il terzo partito del Paese, ottenendo il 20,6% delle preferenze. che per poco non riesce ad ottenere un sorpasso storico sui rivali socialisti del Psoe.

Affluenza record dei cittadini spagnoli: su 36 milioni di aventi diritto al voto, il 73% si è recato alle urne, migliorando l’affluenza del 2011 ferma al 69,8%.

Con questa composizione di voti, il Paese iberico dice addio ad un lungo periodo di bipartitismo con la politica spagnola che dovrà in qualche modo trovare una soluzione per la guida del Paese. Adesso, i possibili scenari sono 3:

  • Rajoy forma un governo di minoranza: il premier uscente, Mariano Rajoy, potrebbe formare un governo di minoranza insieme ai centristi di Ciudadanos e con l’astensione dei socialisti. Un tale governo potrebbe portare presto a nuove elezioni.
  • Amministrazione socialista: i socialisti potrebbero formare un governo di coalizione con i partiti di sinistra quali Podemos e Sinistra Unita. In questo modo si otterebbe un Governo con 161 seggi, che potrebbero diventare 176 con il supporto di gruppi nazionalisti detentori di 26 seggi.
  • Si torna al voto: nel caso in cui non venisse raggiunto un accordo tra i partiti, la Spagna potrebbe tornare a votare nella prima metà del 2016.

Spagna: instabilità arriva in un momento delicato con il caso Catalogna

Il Paese iberico dice addio ad un lungo periodo di bipartitismo e adesso si trova ad affrontare una sfida che viene in un momento molto delicato. Podemos, infatti, già nelle ultime elezioni amministrative era riuscito a conquistare un gran numero di voti in regioni fortemente indipendentiste, come la Catalogna ed i Paesi Baschi.

Recentemente il parlamento della Catalogna ha iniziato un duro braccio di ferro con il premier uscente, Mariano Rajoy, in merito all’indipendenza della Regione. Un’instabilità di governo potrebbe lasciare spazio ad ulteriori tumulti indipendentisti sia dalla Catalogna che dai Paesi Baschi.

Europa: cresce sempre più il sentimento anti-austerity ed euro-scettico

L’euro-scetticismo e l’anti-austerity si fanno sempre più spazio tra i cittadini europei, evidentemente stufi di politiche “lacrime e sangue” messe in campo da molte nazioni europee per uscire dalla crisi.

La Spagna negli scorsi anni ha dovuto confrontarsi con politiche volte a ridurre la disoccupazione ed il deficit commerciale, che hanno portato a tagli dei salari, aumento delle ore di lavoro, congelamento di stipendi e riduzione dei festivi.

La situazione si fa sempre più delicata in Europa, con il crescente sentimento anti-Europa che ha visto l’aumento consistente delle preferenze di partiti euro-scettici e anti-austerity come l’Ukip nel Regno Unito, il Movimento 5 Stelle in Italia, Podemos in Spagna, Syriza in Grecia, Blocco di Sinistra in Portogallo e il Front National di Marine Le Pen in Francia.

La Spagna, oltre alla delicata situazione delle regioni indipendentiste, dovrà fare i conti con un’economia che, seppur in ripresa, è molto fragile (per approfondimenti, è possibile leggere il nostro articolo). L’instabilità politica potrebbe portare a gravi conseguenze e Filippo VI è chiamato in causa per cercare di formare un Governo più stabile possibile.

L’instabilità emersa dalle urne ha messo ko l’indice spagnolo Ibex che registra un calo del -2,11%. Se non si riuscisse a trovare un Governo con una maggioranza forte, gli investitori potrebbero decidere di far defluire i propri capitali altrove, spaventati da possibili rovesci della situazione politica spagnola e dal caso Abengoa.

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