Un sistema può dirsi forte finché non si inceppa e, talvolta, sistemare un ingranaggio della catena può voler dire mettere a dura prova quello successivo. L’eurozona, oggi, è così fragile in tante sue parti che, se si vuole evitare la completa rottura, bisognerà ridisegnare completamente il sistema. Il vertice del 28 e 29 giugno testerà la capacità dei leader europei di affrontare l’arduo compito di ristrutturare l’assetto dell’Europa.
Sebbene i più saggi stiano già delineando piani per l’unione bancaria e per intervenire direttamente sui debiti sovrani, è evidente che l’obiettivo è ancora molto, troppo lontano.
La futilità degli interventi sulle singole nazioni e non sulla complessità della crisi dell’euro è ormai evidente dopo i trascorsi delle ultime settimane: in Grecia, come in Spagna, come al G20.
Grecia: come un cane che si morde la coda
Lo scorso 17 giugno l’elettorato greco ha votato per i partiti che, tutto sommato, appoggiavano gli accordi per il bailout. Il nuovo governo, una coalizione di tre partiti, primeggiata da Antonis Samaras, ha espressamente detto che il posto della Grecia all’interno dell’Unione Europea «non sarà messo in discussione».
Una grande vittoria per l’euro, ma il sollievo degli investitori è durato giusto il tempo di qualche ora. In parte perché la Grecia ha ancora tantissimi punti deboli da rivedere. A condire il tutto: il difficile compito assegnato a Samaras di mettere da parte le rivalità politiche che durano da sempre e la necessità superare il clientelismo che degrada il sistema istituzionale ellenico. Samaras dovrà convincere la popolazione greca, già afflitta dall’austerità, ad accettare ulteriori tagli sui limiti salariali e sulle delle pensioni e, ancora, dovrà riuscire a far accogliere una serie di riforme strutturali senza precedenti nella storia della Grecia moderna. Se dovesse fallire, la Grecia non avrà alcuna possibilità di ricevere ulteriori fondi di salvataggio. Se anche i creditori decidessero di lasciare un margine di spazio per queste manovre (alleggerendo il peso dei tassi di interesse o riprogrammando i termini previsti per i pagamenti), rimarrà l’incombente minaccia di una possibile dipartita della Grecia dall’Euro.
Per questo motivo, la Grecia è in trappola. Fintanto che il paese correrà il rischio di dover lasciare l’euro, la crescita continuerà a diminuire, i termini per il bailout saranno mancati e le politiche saranno spinte agli estremi. Ma allo stesso tempo, fin quando la Grecia sarà carente sul fronte crescita, non riuscirà a raggiungere i target prefissati e fallirà le sue politiche, con il conseguente rischio di dover lasciare l’euro.
Sono inutili i soldi dati alle banche spagnole?
La Spagna vive una situazione non molto diversa da quella della Grecia. Pochi giorni fa, le banche iberiche hanno ricevuto 100 miliardi di euro che non sono serviti in nessun modo a ritrovare la fiducia degli investitori. Inoltre, il conto del prestito servito a mettere al sicuro le banche, sarà presentato al governo spagnolo che, sicuramente, non sarà in grado di pagarlo. Il 19 giugno la Spagna ha venduto titoli a 12-mesi con un tasso superiore al 5% - più di due punti percentuali rispetto al mese scorso (dato, ancora una volta, insostenibile).
Proposte, proposte, soltanto proposte
Per risolvere il problema: ancora soltanto proposte. Al summit del G20 in Messico è stato proposto che i fondi salva-euro possano essere investiti per comprare titoli di stato dei paesi che, come la Spagna, sono al centro del ciclone. L’ESM e il suo predecessore, il fondo salva-stati, potrebbero essere sfruttati per comprare centinaia di miliardi di euro nel tentativo di stabilire un tetto ai tassi di interesse.
Un altro lampo di genio a brillare nel cielo dei mercati.
Per quanto tempo funzionerà? La Germania, la poderosa economia dell’euro, non ha sottoscritto questo piano e, se anche lo facesse, i fondi sarebbero appena sufficienti per salvare la Spagna. Senza contare che l’Italia ha un debito sovrano di 2.000 miliardi di euro. L’inadeguatezza dei fondi disponibili potrebbe essere vista come un segnale dei limiti che l’Europa ha nel raggiungere i propri obiettivi - che tradotto, significa un invito per gli investitori a scappare via.
I fondi di salvataggio potrebbero sostenere i debiti sovrani soltanto se fossero liberi di comprare denaro, senza limiti, dalla BCE -ma, al momento, non c’è alcuna traccia di questa possibilità. E, se anche i fondi avessero questa libertà d’acquisto, il loro intervento produrrebbe sicuramente degli effetti collaterali in relazione all’attività degli obbligazionisti.
Affinché l’Europa possa uscire dalla crisi, c’è bisogno di una modifica al sistema del mercato dei bond, combinata con un più netto intervento di ristrutturazione del sistema: un piano dettagliato su come costruire l’unione bancaria e su come mutualizzare i debiti pubblici.
Berlino assicura: faremo tutto il necessario
Ma spingendo sulle mezze misure ed enfatizzando sulle difficoltà che la Germania incontrerebbe per intervenire, il Cancelliere Angela Merkel non fa che aumentare i dubbi e inasprire le sofferenze economiche.
Ognuna delle misure veloci adottate fino ad ora è stata prima osannata come grande vittoria e subito dopo messa da parte e, questo, non fa che minare la credibilità del sistema Europa che è invece necessaria per compiere riforme reali. Questo genera confusione politica.
Le difficoltà di Francia e Italia
Il nuovo presidente francese, François Hollande, parla di aiuti transnazionali, anche quando attua politiche destinate a spaventare l’elettorato della Merkel, ad esempio facendo intendere che la Germania sarà indotta con l’inganno a pagare per la negligenza degli altri paesi. Mentre in Italia, Mario Monti è il premier che, più di tutti, è ostacolato nei tentativi di riforma.
Dalla teoria alla pratica, intanto gli investitori se ne vanno
In teoria, questa situazione potrebbe essere gestita, in pratica è difficile riuscire ad immaginare come i leader europei possano giustificare questi lunghi mesi di trattative ed incontri, agli occhi degli investitori che, ogni giorno di più, spiccano il volo dall’euro.
Traduzione per Forexinfo.it a cura di Federica Agostini - Fonte: The Economist