Scaleup: cosa sono, caratteristiche e funzionamento

Il fenomeno delle scaleup non ha ancora sfondato nel mercato tecnologico italiano. Infatti in pochi sanno cosa sono, quali sono le loro caratteristiche e perché si differenziano dalle startup

Scaleup: cosa sono, caratteristiche e funzionamento

E se ormai in Italia il concetto di startup si sta sempre più diffondendo a macchia d’olio, quello che riguarda le scaleup invece rimane ancora abbastanza sconosciuto. Infatti, nonostante essi siano inevitabilmente connessi tra di loro, in pochi sanno cosa sono le scaleup.

Anche se è difficile rintracciare una definizione univoca, le scaleup secondo quanto analizzato da Deloitte sono fast growing startup, ossia startup evolute che sono riuscite nei primi cinque anni di vita a raggiungere una raccolta di investimenti o un fatturato pari a 10 milioni di dollari.

Di conseguenza, le scaleup sono quelle startup che sono riuscite a rendere scalabili i propri modelli di business e che quindi hanno come obiettivo quello di dar vita giorno dopo giorno a nuove soluzioni innovative per crescere sempre di più. Sotto il profilo finanziario, lo scopo della scaleup e della sua crescita è anche quello di ripagare i suoi investitori, attraverso una forma di exit.

Come si differenziano le scaleup dalle startup

La piattaforma europea di innovazione aperta denominata SEP, Startup Europe Partnership, sta cercando di standardizzare le metriche della scaleup e ha già realizzato questo sistema per differenziare le scaleup dalle startup:

  • Startup: società che negli ultimi tre anni di attività hanno raccolto investimenti tra 500.000 e 1.000.000 di dollari, o hanno un fatturato compreso in questo stesso stesso range;
  • Scaleup: società che hanno raccolto negli ultimi tre anni da 1.000.000 a 100.000.000 di dollari di investimenti, o hanno un fatturato compreso nello stesso range;
  • Scaler: società che ha raccolto o fattura oltre i 100 milioni di dollari.

Scaleup: l’Italia non tiene il passo europeo

E se già riguardo le startup l’Italia è ancora indietro rispetto agli altri Paesi europei come Inghilterra, Francia, Germania e Spagna, la storia non cambia quando si parla di scaleup.

Infatti in base ai dati del 2017, l’Italia con 135 scaleup e con un capitale raccolto 0,9 miliardi di dollari, si è classificata al 11° posto nell’Europa continentale sia per numero di scaleup che per capitale raccolto.

Volendo fare dei confronti, il divario con gli altri Paesi è abbastanza lampante. Il Regno Unito conta un numero di startup 10 volte più grande del Bel Paese e investimenti superiori di ben 22 volte.

Anche Germania e Francia sono molto lontane. Esse dispongono di un bacino di scaleup di oltre 3 volte superiore e di un capitale raccolto rispettivamente di 11 e 7 volte più grande rispetto all’Italia. E se la Spagna sembra essere più vicina visto che conta 207 scaleup, il risultato non cambia. Gli investimenti sono tre volte superiori a quelli italiani.

La situazione italiana sembra ancora peggiore se i dati vengono rapportati al PIL e alla popolazione. L’Italia infatti insieme a Polonia e Austria occupa gli ultimi posti della classifica.

Perché le scaleup non sfondano in Italia

E se qualcosa in Italia si sta muovendo, grazie alla creazione del Fondo Nazionale Innovazione, i motivi di questo ritardo tecnologico in materia di scaleup si possono rintracciare soprattutto nella carenza di investimenti.

Una carenza dettata soprattutto dal fatto che il mercato dei venture capital in Italia è ancora abbastanza giovane e dalla tradizione prettamente italiana di investire in modo sicuro. Tant’è che il mercato immobiliare si conferma il campo degli investimenti degli italiani.

Inoltre, oltre a questi fattori ci sono anche due aspetti molto importanti da tenere in considerazione: la difficoltà di concludere una exit e di raggiungere la quotazione in Borsa.

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