Governo M5S-PD, su Rousseau votare Sì o No? Tutti i pro e i contro

Per la nascita del governo Movimento 5 Stelle-Partito Democratico presieduto da Giuseppe Conte, sarà fondamentale quello che verrà deciso tramite la piattaforma Rousseau: ecco perché votare Sì oppure No.

Governo M5S-PD, su Rousseau votare Sì o No? Tutti i pro e i contro

Anche se non sarà la classica ultima parola, quella spetterà al Parlamento che dovrà dare la fiducia, il voto in atto sulla piattaforma Rousseau rappresenta uno step fondamentale per la nascita del governo Movimento 5 Stelle-Partito Democratico, con a capo di nuovo Giuseppe Conte.

In caso di una bocciatura infatti ogni ipotesi di esecutivo giallorosso verrebbe a cadere, con automatico ricorso alle elezioni anticipate il 10 novembre, mentre con un disco verde Conte domani si presenterebbe da Mattarella con la lista dei ministri e, all’inizio della prossima settimana, sarebbe la volta di Camera e Senato (dove non mancano però le insidie) votare la fiducia.

Mai come questa volta però il popolo del Movimento 5 Stelle appare spaccato sul votare Sì oppure No su Rousseau, tanto che un sondaggio di Swg per il Tg La7 indicherebbe nel 51% gli elettori grillini favorevoli a un governo con il PD.

Leggi anche Come iscriversi su Rousseau per votare

Governo M5S-PD, perché votare Sì

Guardando i risultati delle elezioni politiche del marzo 2018, un governo formato da Movimento 5 Stelle e Partito Democratico sarebbe più che legittimo visto che formato dai due partiti più votati.

Quindi non si tratterebbe di un esecutivo “contro la volontà degli italiani”, visto che insieme M5S (32,68%) e PD (18,76%) alle elezioni politiche hanno preso in totale oltre il 51% dei voti e quindi rappresentano l’espressione di una maggioranza che sarebbe assoluta.

Anche dal punto di vista dei programmi elettorali, senza dubbio quello dei 5 Stelle aveva molti più punti in comune con quello del Partito Democratico rispetto a quello presentato dalla Lega insieme a tutto il centrodestra.

Focalizzando l’attenzione soltanto sulla situazione attuale, un nuovo governo da subito effettivo sarebbe una garanzia nel poter cercare di sterilizzare le clausole di salvaguardie pendenti. Se si votasse a novembre, anche con un netto vincitore i tempi per evitare l’aumento dell’Iva sarebbero molto risicati.

Alla luce della scelta di rinunciare al sistema dei due vicepremier, questo giallorosso sarebbe un governo presieduto nel vero senso della parola da Giuseppe Conte, l’uomo politico più apprezzato del momento.

Leggendo la bozza del programma di governo, sono poi presenti tutti i temi più cari ai 5 Stelle: taglio dei parlamentari, conflitto di interessi, salario minimo, taglio alle tasse sul lavoro e una maggiore attenzione alla questione ambientale.

In sostanza, soltanto con la nascita di questo governo insieme al PD il Movimento 5 Stelle potrebbe proseguire nel cercare di realizzare il proprio programma elettorale altrimenti, con un nuovo voto, si andrebbe a consegnare il paese a Matteo Salvini, Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi.

Perché votare No

Basterebbero due parole per spiegare i motivi per cui gli attivisti certificati del Movimento 5 Stelle dovrebbero votare No su Rousseau: Matteo Renzi, ovvero quello che è stato il grande nemico da sempre dei pentastellati al pari di Silvio Berlusconi.

Anche se nel tavolo delle trattative è presente Nicola Zingaretti, l’uomo forte all’interno del Partito Democratico è sempre l’ex premier visto che può contare sul sostegno della maggioranza dei parlamentari dem, avendo lui stesso fatto le liste quando era ancora segretario.

Se quindi dovesse nascere un governo giallorosso, i 5 Stelle dovrebbero comunque fare sempre i conti con Renzi e i renziani. A riguardo, negli ultimi tempi difficile trovare un solo argomento dove c’è stata una comune visione d’intenti.

L’egocentrismo e la voglia di protagonismo dell’ex premier potrebbe quindi minare l’azione di governo, specie se poi tra qualche mese Renzi andasse a concretizzare la creazione di un suo nuovo partito.

I renziani hanno subito teso la mano ai 5 Stelle quando si è aperta la crisi abiurando tutti gli insulti passati, cosa comunque reciproca, parlando di un “senso di responsabilità” verso il paese per evitare l’aumento dell’Iva.

Il sentore però è che il tutto sia stato dettato più dalla paura di essere fatti fuori dal parlamento, in caso di voto le liste le decide il nuovo segretario Zingaretti, che da una reale volontà politica. C’è pericolo quindi che, appena costruito un nuovo partito, Renzi possa mandare tutto all’aria.

Per ultimo c’è poi una questione da non sottovalutare. Come evidenziato dagli ultimi sondaggi politici, il Movimento 5 Stelle è in grande rimonta rispetto alla Lega anche se il gap rimane ancora importante.

Con Giuseppe Conte come candidato premier, non è da escludere però una ulteriore crescita tanto che non sono pochi i grillini, con Alessandro Di Battista in testa, che non hanno il timore delle elezioni anticipate.

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