Roma rischia il default: qual è il pericolo per la città?

Valentina Pennacchio

28 Febbraio 2014 - 11:51

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Il Salva Roma è stato ritirato e la Capitale rischia il default. Roma può fallire? Qual è il pericolo per la città?

Roma rischia il default: qual è il pericolo per la città?

Il decreto Milleproroghe è legge, ma senza il Salva Roma, a causa, a detta del Governo, dell’ostruzionismo di Lega e M5S.

Il Salva Roma avrebbe permesso di coprire il buco della Capitale (816 milioni nel 2013 e probabilmente superiore al miliardo quest’anno), trasferendo ben 485 milioni di euro di disavanzo dei conti del Comune alla gestione commissariale, di cui 360 milioni relativi all’esercizio 2013 e 165 milioni a quello del 2014. E quale sarebbe stato l’impegno del Comune? Un piano triennale di rientro.

Il Governo Renzi promette un Salva Roma bis che «faccia salvi gli effetti prodotti dal precedente salva Roma e autorizzi il governo a prevedere forme diverse di riparto dei pesi interni al piano di risanamento» ed il Premier non perde occasione per «bacchettare» il collega del PD:

«Le preoccupazioni di Marino sono comprensibili, i toni no».

Il sindaco ha infatti minacciato di bloccare la città (dal 1 marzo stop alla raccolta dei rifiuti e dei mezzi pubblici), nonché di dimettersi, per poi spiegare:

"Credo semplicemente che devo essere messo nelle condizioni di governare la città, questa non si governa in dodicesimi. Se c’è bisogno di un sindaco che gestisce un bilancio della Capitale d’Italia io sono felice di esserlo perché ho avuto l’onore di essere eletto dai cittadini. Se c’è bisogno di un commissario liquidatore che licenzi il personale, venda Atac e Ama, dismetta Acea e metta in cassa integrazione tutto il personale io non sono disponibile a fare quel lavoro lì”.

Roma può fallire?

Una città come Roma, la Capitale d’Italia, la sede del Vaticano, nonché della politica, che gestisce il territorio comunale più vasto d’Europa con circa 2.651.040 abitanti (fonte Wikipedia) può fallire? Qual è il pericolo per la città? E’ sempre Marino a rivelarlo:

«Diciamolo con chiarezza, per marzo non ci saranno i soldi per i 25.000 dipendenti del Comune, per il gasolio dei bus, per tenere aperti gli asili nido o raccogliere i rifiuti e neanche per organizzare la santificazione dei due Papi, un evento di portata planetaria».

Insomma ad essere in pericolo sono i servizi essenziali per i cittadini: assistenza agli anziani, mense, scuole, pulizie.

Per evitare il default o il commissariamento di cosa ha bisogno Roma? Di coprire il buco e risanare il bilancio, nonché di un riequilibrio finanziario grazie alla revisione o all’introduzione di nuove regole che disciplinino il rapporto tra Roma e lo Stato.

In assenza di un decreto bis Roma potrebbe essere gestita in modo «provvisorio» con risorse «nei limiti di un dodicesimo mensile degli stanziamenti iscritti nell’ultimo bilancio approvato».

Torniamo alla nostra domanda: Roma può fallire? Risponde Paolo Manasse, professore di Macroeconomia e di Politica Economica presso l’Università di Bologna:

«Tecnicamente i Comuni non possono fallire come le imprese, che dichiarano bancarotta e vengono chiuse. Le città non possono chiudere».

Il fallimento può essere evitato con la procedura di dissesto finanziario, ovvero

«una serie di misure piuttosto drastiche, oltre al commissariamento dell’amministrazione. Si prevede ad esempio l’aumento delle imposte comunali (come quelle sulla casa, sui rifiuti) al massimo dell’aliquota, tagli e quindi licenziamenti di dipendenti comunali, il congelamento dei debiti, che vuol dire che non aumentano gli interessi».

Insomma siamo alle solite: gli sprechi delle amministrazioni comunali li pagano i cittadini.

L’editoriale del Corriere: Il peccato capitale

L’editoriale di Paolo Conti e Sergio Rizzo sul Corriere della Sera del 28 febbraio parla de «Il peccato capitale», spiegando in maniera incisiva e profonda cosa sta vivendo la Città Eterna (dovremmo dire l’ex Città Eterna?):

«A Roma si sta consumando il fallimento di una intera classe dirigente, per non dire di tutti gli italiani. Tanto sconcertante è la superficialità con cui la capitale di una delle prime dieci potenze economiche ha rischiato il fallimento per la seconda volta in sei anni. Già al tempo del primo crac, nel 2008, un Paese serio avrebbe imposto un rigoroso piano di risanamento strutturale dei conti comunali. Ma qui non è avvenuto. Le cronache ci hanno anzi raccontato, dagli scandali di parentopoli in poi, di un progressivo decadimento finanziario, qualitativo e persino morale. Fino al capolavoro di questi giorni, quando il Palazzo si è mostrato di nuovo incapace di porre rimedio all’emergenza dei conti del Campidoglio. Le colpe sono equamente distribuite fra un governo pasticcione e un Parlamento con scarso senso di responsabilità, ma anche un’amministrazione debole e frastornata. Nessun sindaco al mondo avrebbe minacciato di bloccare la città per ritorsione, e bene ha fatto Renzi, sindaco pure lui fino a ieri, a mostrargli i denti».

Come ha fatto Roma, «luogo simbolo dell’unità nazionale», a divenire la città del degrado, dei rifiuti, del rifugio notturno dei senza tetto, la patria di un «nuovo Bronx» in cui i ragazzi per uno sguardo minaccioso o la voglia di fare «i bulli» vengono accoltellati?

A guidare Roma non c’è mai stata una persona davvero meritevole:

«Sulla poltrona di sindaco si sono seduti anche palazzinari, piccoli funzionari di partito, autentiche macchiette dei potentati locali. Quella zona grigia dove la politica si mischia agli affari ha sfregiato la città con speculazioni inenarrabili e inquinato l’amministrazione con un coacervo di interessi privati e clientelari».

Il pericolo default sarà l’inizio della fine o segnerà la fase di una nuova rinascita? In attesa di scoprirlo siamo d’accordo con i giornalisti del Corriere:

«Altri tempi, altra Roma: quando era capitale del mondo. Questa, invece…»

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