Rimborso luce e gas per i dipendenti pubblici in smart working: la novità

Chiara Esposito

7 Novembre 2021 - 10:10

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Possibili indennità per chi opera da casa: rimborsi agli statali a cui è stato affidato il lavoro agile. Il criterio di attribuzione però sarà qualitativo.

Rimborso luce e gas per i dipendenti pubblici in smart working: la novità

Se passasse la proposta, i dipendenti statali avranno accesso a rimborsi per luce e gas nel caso in cui si siano trovati ad operare in modalità smart working e siano risultati produttivi. L’attribuzione di queste indennità per chi ha lavorato da remoto infatti sarà legata alla qualità del servizio e ad altri criteri specifici.

L’Aran, l’agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni, ha ipotizzato l’introduzione di questo incentivo in modo tale da sopperire all’assenza di una serie di pagamenti relativi al trattamento accessorio.

L’incentivo in questione dovrebbe quindi servire a coprire parte delle spese sostenute dagli statali per il cibo, le bollette di luce e gas, la connessione a internet e, volendo, anche per l’affitto di una postazione in un coworking. Alcuni però potrebbero restare esclusi.

Dati, possibile regolamento e costi qui di seguito.

Statali in smart working: i numeri

La situazione attuale viene monitorata dall’Osservatorio sullo smart working della School of management del Politecnico di Milano e gli studi condotti riportano cifre consideravoli: sono circa 4 milioni i lavoratori pubblici e privati in smart working. Il dato è quindi in netto calo rispetto a marzo quando superavano la soglia dei 5 milioni, ma la somma resta alta.

Per l’osservatorio del Polimi inoltre il numero di lavoratori agili tornerà a crescere una volta finita la pandemia grazie anche ai nuovi Piani integrati di attività e organizzazione. Questo perché si prevede che nel settore pubblico trovino spazio quasi 700 mila nuovi lavoratori agili.

Rimborsi statali: come funzionerà?

Nel caso in cui la proposta divenisse realtà saranno proprio le amministrazioni a finanziare il “rimborso spese” attingendo alle economie prodotte dal ricorso allo smart working organizzato (risparmi legati innanzitutto all’abbattimento dei costi per il trasporto).

La somma a cui si potrebbe aspirare non è nota ma dovrebbe essere piuttosto contenuta. L’entità dell’incentivo in discussione inoltre dovrebbe variare da un’amministrazione all’altra poiché andrebbe definita in seguito in sede di contrattazione decentrata.

Per fissare i criteri in base ai quali valutare le prestazioni dei dipendenti invece ci sarebbe il ricorso ai cosiddetti Piao (Piani integrati di attività e organizzazione) che devono essere messi a punto dalle amministrazioni pubbliche entro il 31 gennaio.

Come riporta anche il Messaggero, è inoltre atteso per questo mese un decreto della Funzione pubblica che vada a supportare l’azione delle stesse amministrazioni.

Il rischio per alcuni è di non percepire nulla

Al momento non ci sono certezze perché i sindacati temono che una parte dei lavoratori agili possano essere penalizzati dato il criterio qualitativo della valutazione che verrebbe effettuata per fornire questi rimborsi.

L’ottica di controllo delle performance che verrebbe imposta agli smart worker potrebbero rivelarsi infatti un’arma a doppio taglio. I meno performanti resterebbero a secco così come la categoria degli statali che si limitavano e si limitano a rispettare una fascia oraria di operatività. A differenza della modalità di lavoro da casa a orario fisso prevista per alcune mansioni, quest’ultima categoria potrebbe, in termini di tempistiche, non aver maturati gli obiettivi minimi che verranno definiti.

L’intera operazione infatti nasce per incentivare la produttività degli statali in smart working affinché questa modalità di svolgimento della prestazione lavorativa non penalizzi cittadini e imprese, ma in questo modo si potrebbe anche finire per discriminare il professionista a cui era semplicemente stata affidata una mansione differente senza libera scelta sul monte ore.

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