Remissione in bonis: che cos’è, codice tributo F24 e ambito di applicazione

Francesco Oliva

31 Luglio 2015 - 23:34

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La normativa fiscale prevede una particolare forma di ravvedimento operoso: si tratta della remissione in bonis. Ecco di cosa si tratta ed in quali casi può essere utilizzata.

La remissione in bonis è una particolare forma di ravvedimento operoso introdotta dall’articolo 2, comma 1, del Dl 16/2012. Essa consente di ravvedere delle mere dimenticanze formali in tema di comunicazione di dati richiesti dal fisco, evitando così il rischio di precludere al contribuente che possiede tutti i requisiti sostanziali l’accesso a determinati regimi fiscali di vantaggio.

In quali casi si può utilizzare la remissione in bonis?

La remissione in bonis può essere utilizzata nei seguenti casi:

  • regime di tassazione per trasparenza nell’ambito delle società di capitali;
  • consolidato fiscale;
  • disposizioni di favore introdotte per gli enti di tipo associativo;
  • regime di tassazione per trasparenza nell’ambito delle società di capitali;
  • regime del consolidato fiscale;
  • disposizioni di favore introdotte per gli enti di tipo associativo.

Quanto si paga per la remissione in bonis? Si può utilizzare il modello F24?

Per potersi ravvedere correttamente con la remissione in bonis occorre pagare 258,00 euro. Tale somma deve essere versata tramite modello F24 con codice tributo 8114. L’importo della remissione in bonis non è, in nessun caso, ulteriormente ravvedibile.

Quali sono le condizioni per accedere alla remissione in bonis?

Per poter fruire della remissione in bonis è necessario soddisfare le seguenti condizioni:

  • la violazione “non deve essere stata constatata o non devono essere iniziati accessi, ispezioni, verifiche o altre attività amministrative di accertamento delle quali l’autore dell’inadempimento abbia avuto formale conoscenza”. L’inizio di un’attività di accesso, ispezione, verifica o di altra attività amministrativa di accertamento, avente a oggetto fatti o documenti impositivi diversi da quello cui si riferisce il beneficio fiscale o il regime opzionale, non preclude la possibilità di avvalersi della remissione in bonis attraverso la successiva trasmissione della comunicazione o l’assolvimento dell’adempimento fiscale richiesto;
  • il contribuente deve possedere “i requisiti sostanziali richiesti dalle norme di riferimento” alla data originaria di scadenza del termine normativamente previsto per la trasmissione della comunicazione;
  • la comunicazione deve essere effettuata o l’adempimento richiesto deve essere eseguito “entro il termine di presentazione della prima dichiarazione utile”. Con la locuzione “prima dichiarazione utile” deve intendersi la prima dichiarazione dei redditi ovvero, se l’adempimento omesso rileva esclusivamente ai fini IVA, la prima dichiarazione IVA il cui termine di presentazione scade successivamente al termine previsto per effettuare la comunicazione oppure eseguire l’adempimento medesimo. Per “termine di presentazione” si intende quello ordinario di presentazione, a prescindere dal “periodo di tolleranza” di 90 giorni.

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