Referendum costituzionale: dove investire se vince il Sì o il No

Referendum costituzionale: dove investire in caso di vittoria del Sì o del No? Gli effetti del voto sulla finanza italiana.

Referendum costituzionale: dove investire se vince il Sì o il No - Il referendum costituzionale che avrà luogo domani rappresenta un appuntamento cruciale non solo per i destini della politica italiana ma anche per il riassetto dell’apparato finanziario del Belpaese e per l’andamento del mercato, trascinato giù negli ultimi tempi dai timori legati alle operazioni di rilancio di alcune banche (Mps e Unicredit su tutte).

Ma quali effetti ha sortito finora il referendum sul ddl Renzi-Boschi e quali potrebbero essere le opzioni per gli investitori in caso di vittoria del Sì o del No?

Il voto di domani potrebbe creare volatilità sulla coppia euro/dollaro. Se vince il No è estremamente probabile che il premier Matteo Renzi rassegni le dimissioni. A quel punto aumenterebbe l’incertezza sulla stabilità dell’Eurozona, con ricadute pesanti sulla moneta unica, che si vedrebbe indebolita rispetto ad altre valute, come appunto il dollaro.

Con la vittoria del Sì assisteremmo invece a un rimbalzo degli asset italiani e a una ripresa dell’euro sulla valuta statunitense. Ma in virtù del quasi sicuro rialzo dei tassi di interesse da parte della Fed, l’effetto è destinato a durare poco.

Referendum costituzionale: come cambia il calendario della finanza italiana

L’incombenza del voto sulle riforme costituzionali ha costretto sia Mps che Unicredit a posticipare i rispettivi aumenti di capitale.

Se l’istituto senese è chiamato a una ricapitalizzazione da 5 miliardi di euro (un miliardo è già arrivato dalla conversione in azioni dei bond subordinati), l’aumento di Piazza Aulenti dovrebbe superare i 10 miliardi di euro.

È destinato a slittare al 2017 (o forse a saltare definitivamente) anche il collocamento della seconda tranche di Poste Italiane, la quale è in corsa per acquistare Pioneer da Unicredit e rafforzare la sua posizione nel campo del risparmio gestito. Si è svolta senza problemi, invece, la quotazione di Italgas, tramite scorporo da Snam.

Referendum costituzionale: gli scenari tracciati dagli analisti

Archiviato il capitolo Brexit, è il referendum costituzionale italiano, ora, a catalizzare le attenzioni di analisti e investitori internazionali. In un report dello scorso settembre, Morgan Stanley ha assegnato al fronte del No ha il 65% di possibilità di assicurarsi la vittoria.

Citigroup - che ha definito il referendum il “maggiore rischio per il panorama politico europeo” dopo la Brexit - ha pronosticato un successo del Sì, anche se sul filo del rasoio.

Referendum costituzionale: dove investire se vince il Sì

Su cosa potrebbero puntare, dunque, gli investitori dopo il referendum? Secondo il parere di Jci Capital (raccolto da CorrierEconomia a settembre) con la vittoria del Sì gli investitori potrebbero convergere sulle azioni dell’Eurozona (30%), soprattutto su Italia e Spagna e con un occhio di riguardo a banche, finanziari e assicurativi. Da non sottovalutare la carta USA (15%) e le azioni del Regno Unito (5%).

Per quanto riguarda la componente a reddito fisso, il portafoglio di Jci Capital prevede Obbligazioni Globali High yield (15%), Obbligazioni Globali Inv. Grade Corporate EU, UK e USA (20%) e Obbligazioni Globali Inv. Grade Govt IT, ESP, USA e UK (15%), alla luce di un quasi certo calo dello spread dopo la vittoria del Sì.

Referendum costituzionale: dove investire se vince il No

Se a spuntarla dovesse essere invece il fronte del No, Ambrosetti Sim preferirebbe puntare sull’oro (15%), sulle azioni del settore industriale (15%), delle telecomunicazioni (15%) e dei consumi non ciclici (20%). Spazio anche alle obbligazioni corporate euro (25%) e Btp a breve termine (10%).

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