Reddito di Cittadinanza: perché Renzi non può eliminarlo prima del 2024

Simone Micocci

12 Luglio 2021 - 15:11

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Matteo Renzi vuole eliminare il Reddito di Cittadinanza tramite un referendum abrogativo. Ma ha dimenticato che dovrà aspettare fino al 2024 prima di tentare.

Reddito di Cittadinanza: perché Renzi non può eliminarlo prima del 2024

Matteo Renzi vuole eliminare il Reddito di Cittadinanza e per farlo ha in mente di avviare una raccolta firme per un referendum abrogativo. Un progetto che sembra trovare i consensi di una parte della politica: subito dopo l’annuncio del leader di Italia Viva, infatti, anche Matteo Salvini - che già nei giorni scorsi ha avanzato una richiesta a Mario Draghi in tal senso - ha ribadito la necessità di ripensare il Reddito di Cittadinanza, in quanto questo “starebbe creando solo problemi anziché creare lavoro”.

L’intenzione di Matteo Renzi ha suscitato non poche polemiche, ma va detto che il piano del leader di Italia Viva non potrà essere realizzato prima del 2024. Salvo decisioni in tal senso prese dal Governo Draghi - che tuttavia al momento non sembra avere assolutamente in agenda una cancellazione del Reddito di Cittadinanza - infatti, questa misura non potrà essere eliminata attraverso un referendum abrogativo prima della suddetta data visto che ci sono una serie di ostacoli insormontabili per Matteo Renzi e il suo piano.

Perché non può esserci un referendum sul Reddito di Cittadinanza prima del 2024

Effettivamente semmai dovesse esserci un referendum abrogativo sul Reddito di Cittadinanza, la misura potrebbe anche essere cancellata. Non sarebbe comunque semplice per Matteo Renzi: in primis questo dovrebbe raggiungere 500.000 firme, necessarie per dar luogo al referendum, e poi dovrà convincere gli italiani dell’importanza di andare a votare contro una misura che in questi mesi si è rivelata un aiuto importante per migliaia di famiglie.

Servirà che almeno la metà (più uno) degli italiani vada a votare, così da raggiungere il quorum, e molti dei referendum che si sono tenuti in passato dimostrano che non sempre è semplice spingere i cittadini al voto. E ancora, più della metà dei votanti dovrà esprimersi in favore della cancellazione del Reddito di Cittadinanza.

Una sfida difficile ma non impossibile. Quello che è impossibile, in quanto viola quanto stabilito dalla legge, è che il piano di Matteo Renzi si concretizzi, come da lui stesso dichiarato, “subito dopo l’elezione del Presidente della Repubblica”.

Come stabilito dalla legge 353/1970 che ha istituito lo strumento del referendum abrogativo “nessuna richiesta di referendum può essere depositata nell’anno anteriore alla scadenza di una delle due Camere e nei sei mesi successivi alla data di convocazione dei comizi elettorali per l’elezione di una delle Camere medesime”.

E se consideriamo che la legislatura è in scadenza a marzo 2023, risulta ovvio che prima del 2024 non potrà esserci alcun referendum abrogativo del Reddito di Cittadinanza. Chi ne possiede i requisiti, dunque, potrà continuare a beneficiarne senza temere per una sua cancellazione.

A meno che, ma comunque non sembrano esserci le condizioni, non si decida d’iniziare subito con la raccolta delle firme per poi depositare la richiesta di referendum entro marzo 2022.

Renzi sa qualcosa che noi non sappiamo?

Matteo Renzi nell’annunciare una raccolta firme per la cancellazione del Reddito di Cittadinanza già nel 2022 sembra avere dunque commesso un errore. Ma il leader di Italia Viva, solitamente sempre ben informato su quello che si può fare e su cosa invece no, potrebbe essersi sbilanciato in quanto sa qualcosa che noi non sappiamo.

Da tempo, infatti, si parla della possibilità che Mario Draghi possa essere il prescelto per il Quirinale. E considerando che per il Presidente della Repubblica si vota a marzo 2022, ne consegue che se Draghi dovesse accettare e dimettersi dal ruolo di Presidente del Consiglio, dando vita probabilmente a uno scioglimento anticipato delle Camere, allora il piano di Matteo Renzi potrebbe anche concretizzarsi in quanto il referendum abrogativo potrebbe esserci con circa un anno di anticipo.

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