Reddito di Cittadinanza pagato solo a chi riprende a studiare: perché non può funzionare

Antonio Cosenza

31/03/2021

31/03/2021 - 11:53

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Reddito di Cittadinanza, si continua a riflettere sulla riforma: si pensa alla possibilità di prevedere un nuovo Patto per la formazione che avrebbe la precedenza su quello per il lavoro.

Reddito di Cittadinanza pagato solo a chi riprende a studiare: perché non può funzionare

Reddito di Cittadinanza: potrebbe essere introdotto un nuovo Patto per la formazione.

Che il Reddito di Cittadinanza sia sotto esame non è una novità: si è insediato da qualche giorno, infatti, il comitato nominato dal nuovo Ministro del Lavoro, Andrea Orlando, con il compito di valutare cosa non ha funzionato ed eventualmente pensare a delle soluzioni per correggere i problemi riscontrati.

Ad esempio, si cercherà di capire cosa non ha funzionato per la politica attiva collegata alla misura, visto che il numero dei percettori del Reddito di Cittadinanza che hanno trovato lavoro è inferiore a quelle che erano le attese. Ovviamente c’è la pandemia da considerare, in quanto questa ha sicuramente messo un freno alle possibilità di reimpiego visto il crollo delle assunzioni.

Ma esiste un’altra serie di fattori da considerare: in più di un’occasione, ad esempio, i Navigator (che nel frattempo sono stati prorogati fino a dicembre 2021) hanno spiegato che hanno a che fare con persone con un grado di istruzione molto basso, il che rende complicata la loro ricollocazione.

La maggior parte dei beneficiari del Reddito di Cittadinanza, infatti, non ha nemmeno il diploma, per non parlare poi della laurea; com’è possibile trovare un lavoro a queste persone, specialmente a quelle che oltre all’assenza di un titolo di studio non possiedono neppure una professionalità definita? Un problema su cui il comitato scientifico sta riflettendo, con una soluzione che potrebbe essere quella descritta dal Messaggero.

Reddito di Cittadinanza: il Patto per la formazione avrà la precedenza su quello per il lavoro?

Oggi i beneficiari del Reddito di Cittadinanza che hanno compiuto la maggiore età, e che non rientrano nelle cause di esonero ed esclusione, hanno l’obbligo di sottoscrivere il Patto per il lavoro con il Centro per l’Impiego.

Patto che devono firmare tutti, indipendentemente dal titolo di studio. Ebbene, secondo quanto riportato dal Messaggero, il comitato di valutazione sta riflettendo sulla possibilità di impedire la firma del Patto per il lavoro ai percettori del Reddito di Cittadinanza privi di un’istruzione adeguata.

La formazione avrà la precedenza sulla ricollocazione: per continuare a percepire il Reddito di Cittadinanza, quindi, ci sarebbe un vero e proprio obbligo di riprendere gli studi.

Una novità che va ancora definita ma che potrebbe avere un impatto rilevante. Ad oggi, infatti, il 70% dei percettori del Reddito di Cittadinanza che hanno firmato il Patto per il lavoro ha al massimo la terza media. Appena il 3% ha una laurea.

A chi ha la terza media, quindi, potrebbe essere imposto il ritorno tra i banchi di scuola, o comunque la partecipazione ad un corso di formazione per il conseguimento di una qualifica professionale.

Ma per gli addetti ai lavori questa proposta ha una serie di criticità.

Perché il Patto per la formazione non può avere (sempre) la precedenza su quello per il lavoro

Capiamo le motivazioni che muovono una tale proposta, ma ad oggi non sembrano esserci le condizioni affinché il Patto per la formazione possa avere la precedenza su quello per il lavoro.

Le criticità sono diverse: come prima cosa andrebbe potenziato il rapporto tra Centri per l’Impiego e sistema istruzione, in quanto fino ad oggi non c’è stato quel legame che si auspicava al momento dell’introduzione del Reddito di Cittadinanza.

Bisogna poi considerare che riprendere gli studi richiede un impegno di diversi anni. E in questo periodo difficilmente si avrebbe anche il tempo per lavorare: ciò significa che per tutta la durata della formazione bisognerà garantire il pagamento del sostegno, con un inevitabile incremento della platea dei beneficiari nel lungo periodo.

Senza contare, poi, che ci sono famiglie che percepiscono importi non sufficienti per arrivare alla fine del mese con tranquillità e dove quindi il bisogno primario è proprio il ricollocamento lavorativo. E dovrebbe essere questo ad avere la precedenza sulla formazione, specialmente per chi è in età avanzata: chiedere ad un Over 50 di conseguire un diploma, infatti, sarebbe oltre che difficile anche inutile in quanto ciò non andrebbe ad aumentare chissà di quanto le percentuali di ricollocazione (visto che in tal caso il problema maggiore che impedisce di trovare un nuovo lavoro è proprio l’età).

Si tratta, quindi, di una novità che va pensata bene in quanto altrimenti si rischia di peggiorare le cose e non pensare veramente a qual è il bisogno delle famiglie che percepiscono il Reddito di Cittadinanza. Piuttosto si potrebbe riflettere su un aumento dello sgravio contributivo riconosciuto alle imprese che assumono un percettore, che oggi - oltre a prevedere una lunga procedura burocratica per la richiesta - appare piuttosto irrisorio.

Non è da escludere, però, che invece la soluzione scelta sia proprio quella con cui abbiamo aperto questo articolo, rivedendo quindi i criteri in base ai quali vengono individuati i percettori obbligati alla sottoscrizione del Patto per il lavoro.

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