Recovery Fund, Dombrovskis: «Niente soldi senza riforme»

Il vicepresidente della Commissione Ue rassicura i «frugali» del Nord: si vigilerà sull’attuazione delle riforme

Recovery Fund, Dombrovskis: «Niente soldi senza riforme»

I soldi arriveranno a condizioni rigorose. È la promessa del vicepresidente della Commissione europea Valdis Dombrovskis ai Paesi che ancora ostacolano il Recovery Fund da 750 miliardi messo a punto da Bruxelles, 172 dei quali andrebbero all’Italia poco meno della metà a fondo perduto).

La potenza di fuoco proposta dalla Commissione guidata dalla tedesca Ursula von der Leyen era semplicemente impensabile fino a qualche anno fa, e anche per questo non può essere elargita senza delle garanzie, ha detto il commissario lettone nel corso di un’intervista al Die Welt.

Dombrovskis, programma ambizioso per Recovery Fund

Il programma che metterà in campo il Fondo di recupero da 750 miliardi di euro si chiama “Next Generation EU” ed è “abbastanza ambizioso”, ha detto l’ex primo ministro lettone che ha affrontato la crisi del 2008 a suon di rigore e che ora si appresta a cambiare rotta.

Ma fino a un certo punto: “Gli Stati dell’Ue che vogliono ricevere i soldi del Recovery Fund devono presentare dei piani di riforme e investimenti da usare per stimolare la crescita e rendere le loro economie più resilienti alle crisi”, ha ribadito Dombrovskis.

La condizionalità, per Dombrovskis è “una conseguenza logica” che “avviene già per molti programmi europei”: “Se i Paesi non promuovono i loro progetti di riforma o non investono, non possiamo finanziare questi progetti dal bilancio dell’Ue”, ha spiegato.

Vice presidente Ue rassicura i frugali del Nord

A ricevere più aiuto saranno, in generale, sia i Paesi europei più poveri, come la Polonia, che quelli ad alto debito pubblico come l’Italia. Gli Stati membri dovranno presentare piani dettagliati per riforme e investimenti e, “se non ci sono riforme, il denaro non fluirà”.

I fondi saranno “distribuiti in tranche e fluiscono solo quando sono stati raggiunti determinati obiettivi di riforma o sono state completate le fasi di investimento”. Gli ostacoli burocratici, comunque, in teoria “non dovrebbero essere troppo elevati”, ma la Commissione deve comunque assicurarsi “che i piani del governo affrontino effettivamente le riforme necessarie”.

Rispondendo poi ai “quattro frugali”, ovvero Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi, Dombrovskis afferma che “sarebbe sciocco ridurre la proposta della Commissione perché è adattata alle esigenze delle economie europee nella crisi”.

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