In un certo senso, al “dosaggio” del rischio prescelto ne consegue il potenziale rendimento finale. Pur non essendovi una relazione secca e biunivoca tra i due parametri, spesso le cose vanno così.
Mettiamo a confronto due prodotti di investimento di durata ventennale a garanzia sovrana, sebbene i garanti siano due soggetti distinti. Scopriremo che le due grandi differenze di fondo sono il ritorno massimo possibile e il grado di rischio insito nelle rispettive scelte.
Questo bond sovrano in valuta rende più del buono postale Ordinario: pro e contro dei 2 strumenti
Partiamo dal buono fruttifero emesso da Cassa Depositi e Prestiti e quindi garantito dallo Stato Italiano, mentre Poste Italiane è l’intermediario collocatore. Il prodotto non presenta spese di gestione dal principio alla fine, tranne le spese fiscali. L’aliquota sugli interessi è del 12,50% mentre l’imposta dello 0,2% sul capitale si applica nei soli casi, tempi e modi previsti dalla Legge.
Un altro pro del buono è il suo nascere sempre alla pari (a 100) e il non andare mai al di sotto del valore nominale sottoscritto. Ancora, possono essere cointestati fino a un massimo di 4 maggiorenni, hanno un taglio minimo di 50 € e relativi multipli e non possono essere dati in pegno.
Il payout del buono Ordinario garantito dallo Stato
Il prodotto dura 20 anni mentre il rimborso, totale o parziale, può aversi in qualunque momento durante la fase di maturazione. L’emittente riconosce un rendimento fisso e crescente nel tempo ma pagato a partire dal 1° anno all’atto del riscatto del titolo. In particolare, il tasso effettivo annuo di rendimento al termine del 20° anno è del 3,00%, il 2,70% netto.
Invece i coefficienti per il calcolo dell’importo lordo e netto dovuto (cioè capitale più interessi) a naturale scadenza del buono (20 anni) sono:
- 1,80589553 per il lordo;
- 1,70515859 per il netto (considera solo il valore dell’imposta sostitutiva vigente).
In sintesi il buono rende l’80,59% lordo in 20 anni mentre presenta un profilo di rischio alquanto contenuto sotto molti punti di vista.
Il titolo di Stato in sterline inglesi
Passiamo ora il Gilt con matricola ISIN GB00BN65R313 emesso dal Regno Unito e con data scadenza il 22 gennaio 2045, tra poco meno di 20 anni. Essendo un bond inglese la valuta di denominazione è la sterlina, con taglio minimo di 1 £. Tradotto, al cambio attuale €/£ 0,8411 vuol dire che bastano 1,19 € (più commissioni bancarie) per comprare 1 titolo.
La cedola nominale annua è del 3,50% lordo (cioè l’1,75% semestrale), mentre il rendimento effettivo a scadenza è del 5,36%. Sul segmento EuroTLX di Borsa Italiana l’obbligazione prezza al momento 78,25, mentre il minimo e massimo 2025 sono stati a 76,35 e 82,48. Da qui al termine il Gilt ha quindi la capacità di raddoppiare il capitale iniziale tra cumulo delle cedole e la plusvalenza finale (circa il 105% lordo). Vista in termini di raffronti, invece, questo bond sovrano in valuta rende più del buono postale Ordinario esposto in precedenza.
Rischi e opportunità dell’obbligazione in sterline
Tuttavia, il bond di Sua Maestà ha potenzialità (e altrettante minacce) ideali per chi ama il rischio e quindi gestire attivamente i prodotti in portafoglio. Le possibili leve da provare “a forzare” sono due, i corsi e il cambio. Volendo ve n’è anche una terza, ossia corsi più cross valutario. In tutti i casi resta inviolato il flusso cedolare fino a rivendita o scadenza, che intanto garantisce un paracadute contro eventuali perdite in conto capitale e/o valuta.
Oggi i tassi della Banca d’Inghilterra sono al 4,25%, ma per il futuro sono attesi in discesa man mano che le condizioni macroeconomiche lo consentiranno. Con una robusta duration modificata del 12,7 non è affatto da escludere un ritorno a 100 del Gilt 2045 da qui a X anni o comunque molto prima della naturale scadenza. Anzi, nell’estate del 2020, poco meno di 5 anni fa, esso sfiorava addirittura quota 165, più del doppio del valore attuale.
Quanto al cambio, invece, negli ultimi 15 anni il cross €/£ è stato relativamente stabile. Meglio, possiamo dire che è stato meno instabile rispetto al cross €/$, giusto per fare un esempio. Dal 2010 ad oggi l’€/£ si è mantenuto quasi sempre nel range 0,79-0,93, al netto di alcuni picchi estemporanei al rialzo e al ribasso.