Il solito copione europeo, pensioni da tagliare, lavoro da precarizzare, conti da aggiustare. Trent’anni di ricette fallite, riproposte tal quali.
Il rapporto OCSE sull’Italia del 2026 è un documento di 154 pagine che segue il copione consueto delle istituzioni multilaterali.
Il capitolo centrale del rapporto ruota attorno al debito pubblico al 137% del PIL. L’OCSE chiede una manovra correttiva di 3,75 punti percentuali di PIL tra il 2027 e la metà degli anni 2030, portando l’avanzo primario al 2,5% del PIL. Si tratta di una correzione fiscale che storicamente solo pochissimi paesi hanno mai sostenuto per periodi prolungati, cosa che il rapporto riconosce en passant, citando studi sull’improbabilità di avanzi primari così elevati mantenuti a lungo. Eppure la raccomandazione rimane invariata.
Il quadro è quello del Patto di Stabilità europeo nella sua versione più rigida. Il Piano Strutturale di Medio Termine (MTFSP) approvato con Bruxelles diventa la cornice entro cui tutto deve stare. Non si discute se questa cornice sia adatta a un paese con stagnazione cronica, crollo demografico e infrastrutture logorate da anni di sotto-investimento. Si dà per scontato che il rispetto del percorso concordato con l’Unione Europea sia il fine, non il mezzo. [...]
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