Si può licenziare durante l’apprendistato?

Isabella Policarpio

10 Dicembre 2020 - 15:05

10 Dicembre 2020 - 15:17

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Anche in apprendistato si può essere licenziati, vediamo quando, come e per quali motivi. Ecco cosa dice la legge.

Si può licenziare durante l'apprendistato?

Si può licenziare un dipendente in apprendistato sia durante il periodo di formazione che alla fine del contratto, lo prevede la legge (D. lgs. n. 81/15).

Su regole e caratteristiche dell’apprendistato spesso si fa confusione, specialmente riguardo al licenziamento: il datore può recedere soltanto per giusta causa o giustificato motivo.

Mentre al termine del periodo di apprendistato (3, 4 o 5 anni), azienda e dipendente possono recedere liberamente e senza motivazione.

Facciamo chiarezza sulla normativa vigente.

Si può licenziare l’apprendista durante la formazione: i casi

Durante il periodo di formazione l’apprendista può essere licenziato al pari degli altri dipendenti a tempo determinato e indeterminato. Dunque la cessazione del rapporto di lavoro può concludersi per:

  • licenziamento per giusta causa, detto anche “disciplinare”, ossia un comportamento del dipendente così grave da imporre il licenziamento senza preavviso;
  • licenziamento per giustificato motivo soggettivo e oggettivo. Il motivo soggettivo è simile alla giusta causa ma riguarda l’inadempimento di obblighi contrattuali meno gravi, il motivo oggettivo invece è legato a motivi economici.

L’azienda che intende licenziare l’apprendista durante il periodo di formazione deve comunque seguire la normale procedura di contestazione disciplinare, ovvero:

  • inviare una lettera scritta con cui contesta un certo comportamento contrario al codice etico-disciplinare aziendale o al CCNL;
  • concedere 5 giorni di tempo per presentare giustificazioni ed ogni altro elemento a sua difesa;
  • comminare il provvedimento disciplinare, quindi licenziare l’apprendista per giusta causa o giustificato motivo.

Il datore deve comunicare la volontà licenziare l’apprendista con le seguenti formalità:

  • inviare il modello Unilav in via telematica al centro per l’impiego;
  • corrispondere tramite modello F24 il contributo NASPI all’INPS;
  • riconoscere l’intensità sostituita in busta paga se non rispetta il termine di preavviso.

In mancanza di diversa pattuizione, invece, il rapporto contrattuale prosegue e si tramuta automaticamente in un ordinario contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Licenziamento al termine dell’apprendistato: quando e perché

La normativa consente di licenziare l’apprendista al termine del periodo di formazione, anche senza alcuna motivazione: si chiama “recesso ad nutum”. Il licenziamento impedisce che l’apprendistato si trasformi automaticamente in un contratto a tempo indeterminato.

Il datore deve comunicare la decisione di recedere dal contratto:

  • in forma scritta;
  • specificando l’ultimo giorni di lavoro dell’apprendista;
  • nel rispetto del periodo di preavviso (stabilito dal CCNL) che decorre dal termine dell’apprendistato.

Allo stesso modo del licenziamento durante il periodo di apprendistato, il datore di lavoro è tenuto alle comunicazioni seguenti:

  • inviare il modello Unilav in via telematica al centro per l’impiego;
  • corrispondere tramite modello F24 il contributo NASPI all’INPS;
  • riconoscere l’intensità sostituita in busta paga se non rispetta il termine di preavviso.


La disciplina del “recesso ad nutum” (senza motivazione) non si applica all’ apprendistato professionalizzante attivato per soggetti che beneficiano della disoccupazione e dell’indennità di mobilità. Significa che questi soggetti possono essere licenziati al termine dell’apprendistato soltanto per giusta causa o giustificato motivo.

Periodo di preavviso in caso di recesso

Anche nel caso dell’apprendistato occorre rispettare il periodo di preavviso, che decorre dal termine di scadenza del contratto: il licenziamento intimato o le dimissioni notificate entro l’ultimo giorno del periodo di apprendistato sono efficaci, ma in caso di mancato preavviso la parte inadempiente dovrà corrispondere un’indennità prevista dal contratto.

Per calcolare i giorni di preavviso necessari, occorre fare riferimento al CCNL di categoria e verificare il periodo previsto per il livello con cui si era inquadrati durante l’apprendistato (non a quello che si raggiunge al termine del periodo formativo).

Il preavviso decorre dal momento in cui si è stati messi a conoscenza del recesso e la decorrenza è interrotta nel caso in cui sopraggiungano le ferie.

L’apprendista licenziato ha diritto all’assegno di disoccupazione

Dopo il licenziamento, l’apprendista ha diritto all’assegno di disoccupazione - la NASpI- al pari degli altri dipendenti.

Se ha i requisiti previsti in termini di contributi e periodo lavorativo svolto, l’apprendista può fare domanda e richiedere l’indennità, sia in caso di licenziamento (per qualsiasi motivo) che in caso di dimissioni per giusta causa.

Licenziamento senza motivo: quali diritti ha l’apprendista

Abbiamo visto quali sono i motivi che possono portare al licenziamento sia durante il periodo di formazione che alla sua conclusione: ma cosa succede se licenziamento non è giustificato da validi motivi?

Trova applicazione la normativa generale che impone il risarcimento del danno o la reintegrazione sul posto di lavoro in caso di addebito inesistente. Al contrario, le dimissioni dell’apprendista sono libere e non possono essere contestate dal datore.

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