Ponte sullo Stretto, c’è il via libera al progetto: quanto costerebbe costruirlo

Giorgia Bonamoneta

07/05/2021

07/05/2021 - 23:15

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Novità per il Ponte sullo Stretto: via libera al progetto (ma solo a quello). Costi, guadagni e rischi sono tutti calcolati nel documento presentato dal Ministero delle Infrastrutture. Si attende il dibattito del Governo.

Ponte sullo Stretto, c'è il via libera al progetto: quanto costerebbe costruirlo

Si smetterà di parlare del Ponte sullo Stretto solo quando questo sarà costruito.

Ma quanto costerà questo ponte? Il costo del progetto è di circa 4 miliardi, 3,9 per la precisione, per coprire una distanza di 3,3 km su una delle zone più a rischio sismico d’Italia.

Il Ponte sullo Stretto, che vuole collegare Sicilia e Calabria, è un progetto antico quanto la storia d’Italia, ma proprio in questi giorni vederlo realizzato è un’idea sempre più concreta. Proprio oggi il vice ministro alle Infrastrutture, Alessandro Morelli, ha incontrato l’ingegnere Mario Paolo Mega e in seguito i presidenti della Regione Sicilia, Nello Musumeci, e della Regione Calabria, Nino Spirlì, per parlare dello sviluppo del progetto del ponte.

Il Ponte sullo Stretto “s’ha da fare”

Guardando lo Stretto tra Messina e Reggio Calabria ci si rende conto della necessità di un ponte. Lo avevano capito già gli antichi romani che avevano immaginato di costruire un ponte mobile fatto di navi e botti per trasportare elefanti da guerra, un fatto che ci viene raccontato da Plinio il Vecchio.

Progetto però arenatosi davanti alla necessità di far transitare le navi nello stretto per motivi commerciali.

Un piano rimandato e mai del tutto archiviato, che arriva così fino ai giorni nostri a presentare il conto dei ritardi. Sì, perché una delle motivazioni più sentite dai cittadini delle due regioni coinvolte è il divario tra le regioni del Sud e quelle del Nord. Un divario che potrebbe essere alleggerito dalla costruzione di un’opera di tali dimensioni.

Non parliamo solo di una questione lavorativa, di costruzione del ponte, ma di come il Ponte sullo Stretto cambierebbe la vita e il costo della vita ai cittadini siciliani e calabresi.

Nel documento “Stima dei costi dell’insularità della Sicilia”, voluto dall’assessore all’Economia Gaetano Armao, si legge che “il gap della Sicilia in termini di maggiori costi di trasporto [...] rappresenta la regione italiana con il costo medio più alto”.

In questo documento si è calcolato il costo dell’insularità, che per la Sicilia è pari a 600-1.999 euro pro capite. Il Pil complessivo stimato tocca così la quota di 6,5 miliardi annui, pari al 7,4 per cento del Pil.

Quanto costa il Ponte sullo Stretto e chi lo paga

Il Ponte sullo Stretto ha le potenzialità per essere un grande lavoro di ingegneria che aiuterà a mitigare il divario tra Nord e Sud. Un’opera che negli intenti è perfetta per essere inserire nella «lista delle cose da fare» con i soldi del Recovery Plan.

Almeno in teoria; infatti nella pratica sembra che il progetto del Ponte sullo Stretto non sarà pagato con i fondi europei.

Il motivo in realtà è semplice, come ha spiegato il Ministro delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, Enrico Giovannini:

Le risorse del Recovery Fund vanno impiegate per opere che siano concretamente fruibili entro il 2026.

Se non sarò l’Europa a pagarlo, sarà lo Stato, ma quanto costerebbe? Si parla di circa 4 miliardi, (3,9 per la precisione), meno di quanto costi la sua assenza alle Regioni coinvolte.

E chi vuole la realizzazione del ponte è convinto che questo si ripagherà da solo in poco tempo con un sistema di pedaggi. Il gruppo di lavoro del Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili, sempre nello stesso documento, ha proposto alcuni livelli di costo per i pedaggi, in base ai veicoli che lo oltrepasseranno.

Quali i rischi del Ponte sullo Stretto

Non sono una novità neppure i rischi, gli stessi di sempre e che hanno scoraggiato, nei decenni e secoli scorsi, la sua costruzione.

Il Ponte sullo Stretto sarà lungo 3,3 km e si estenderà su un tratto di mare dove il vento (molto forte) è l’ultima preoccupazione. La zona tra la Sicilia e la Calabria è una zona ad alta sismicità. I motivi geologici sono due e semplificati al massimo sono: la presenza di più faglie e l’azione delle placche tettoniche in più direzioni.

I rischi però sono ponderati: l’allontanamento di Sicilia e Calabria è calcolato essere intorno al metro ogni mille anni, quindi non è così difficile da gestire; mentre sul rischio sismico si possono limitare i danni escludendo il progetto del tunnel sottomarino.

Quello che rimane è un progetto di ingegneria civile a più campate, dai costi più moderati e dall’aspetto più conforme al territorio. Ora spetta al Governo decidere sul futuro delle Regioni del Mezzogiorno.

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