Petrolio: è iniziata una nuova guerra dei prezzi?

Violetta Silvestri

25/11/2021

25/11/2021 - 10:19

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Prezzo del petrolio ostaggio delle tensioni tra Stati Uniti e membri OPEC, nello sforzo di calmare l’inflazione energetica. In corso c’è una nuova guerra dei prezzi del greggio?

Petrolio: è iniziata una nuova guerra dei prezzi?

L’altalena del prezzo del petrolio non si ferma: giovedì 25 novembre le quotazioni WTI e Brent oscillano.

Gli investitori sono in attesa di vedere come i principali produttori risponderanno al rilascio di greggio di emergenza da parte dei principali Paesi consumatori, progettato dagli USA per raffreddare il mercato.

Tutti gli occhi sono ora puntati sull’OPEC+, che si incontrerà la prossima settimana per discutere della domanda e dell’offerta di petrolio. E, soprattutto, dell’opportunità di rispondere con azioni concrete alla sfida lanciata da Biden.

Cosa succede e cosa aspettarsi nell’improvvisa guerra dei prezzi del petrolio?

Guerra dei prezzi del petrolio: cosa succede

Nella mattinata di giovedì 25 novembre i futures sul Brent scambiano a 82,33 dollari al barile, con un rialzo dello 0,10% e quelli WTI a 78,36, con un ribasso dello 0,03%.

I prezzi del petrolio sono aumentati di oltre il 50% da inizio anno, raggiungendo massimi pluriennali con la domanda ha superato l’offerta. Lo slancio dietro il rialzo ha persino indotto alcuni analisti a prevedere un ritorno a $100 al barile, sebbene non tutti condividano questa visione.

Intanto, nella spirale inflazionistica sempre più preoccupante, l’aumento del prezzo del greggio ha messo in allarme gli Stati Uniti, costringendo Biden alla mossa del rilascio delle riserve strategiche.

Una decisione che è stata valutata soprattutto come politica e di sfida all’OPEC.

“Un nuovo e inesplorato tipo di guerra dei prezzi si sta preparando nel mercato petrolifero”, ha commentato Louise Dickson, analista senior dei mercati petroliferi presso Rystad Energy.

In questa cornice, la prossima riunione OPEC del 2 dicembre si preannuncia cruciale, visto che già si stanno profilando possibilità di ridurre l’erogazione di greggio.

Il capo della principale autorità mondiale per l’energia ha affermato che alcuni Paesi non sono riusciti ad adottare una posizione utile per calmare l’impennata dei prezzi del petrolio e del gas, con queste esplicite accuse:

“Alcune parti chiave nei mercati petroliferi di oggi possono essere considerate in una tenuta artificiale ... perché oggi vediamo quasi 6 milioni di barili al giorno di capacità di produzione inutilizzata che spetta ai produttori chiave, i Paesi OPEC+

Questo clima rischia di esacerbare la posizione OPEC.

“L’audace mossa degli importatori di petrolio ha spalancato la porta all’OPEC+ per adeguare la sua politica di approvvigionamento al ribasso alla sua prossima riunione del 2 dicembre 2021”, ha dichiarato l’analista di Rystad Energy Louise Dickson.

Cosa farà l’OPEC nella riunione di dicembre

Se davvero si innescherà una guerra dei prezzi molto dipenderà anche dalla posizione del cartello dopo l’incontro del 2 dicembre.

ANZ ha affermato che il rilascio di 70 milioni di barili di riserve di petrolio potrebbe spingere il mercato in surplus. La banca si aspetta che l’OPEC+ sospenda un piano programmato per aumentare le forniture a gennaio, che potrebbe proteggere i mercati dal vento contrario della domanda e sostenere il Brent a 80 dollari al barile.

Citigroup ritiene invece più probabile che il cartello si attenga al previsto aumento di 400.000 barili al giorno per gennaio, perché ridurre l’offerta eroderebbe la pretesa del gruppo di stabilizzare i mercati petroliferi.

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