Perché i mercati emergenti stanno soffrendo?

Allarme mercati emergenti: la sofferenza è solo un incidente di percorso o segnala una vulnerabilità in aumento tra i Paesi in via di sviluppo?

Perché i mercati emergenti stanno soffrendo?

L’infatuazione degli investitori per i mercati emergenti è durata più di due anni. In questi giorni, è certamente scemata. Per diverse settimane, a fronte di un apprezzamento del dollaro, le valute dei mercati emergenti hanno sofferto, facendo registrare nuovi minimi e mostrando una crescente vulnerabilità.

La Turchia su tutti, ma anche molti altri Paesi, tra cui Argentina, Ungheria e Indonesia, sono stati colpiti, mentre gli investitori stanno scaricando titoli e obbligazioni più rischiose a favore degli asset USA più sicuri. Alcuni economisti vedono sollevarsi lo spettro della crisi economica asiatica della fine degli anni ’90.

Perché i mercati emergenti stanno soffrendo?

Una risposta facile sarebbe che il denaro è incostante e opportunistico - va dove può ottenere il rendimento più alto, abbandona i Paesi con la stessa velocità con cui li ha sedotti. Il rally dei mercati emergenti è iniziato quando Stati Uniti, Giappone ed Europa hanno mantenuto i tassi di interesse vicini o sotto lo zero per agevolare la ripresa delle loro economie dalla crisi finanziaria del 2008.

Questo ha reso i rendimenti su titoli azionari e obbligazionari poco interessanti, spingendo gli investitori verso Paesi in via di sviluppo, dove i rischi sono maggiori ma i guadagni più invitanti. Di conseguenza, i mercati emergenti hanno fatto registrare un rally sul fronte azionario, obbligazionario e valutario. Ma ora sta accadendo il contrario, visto che gli investitori reagiscono a diversi segnali dagli Stati Uniti: una crescita più rapida, tassi d’interesse in rialzo e dollaro più forte.

Tutti e tre indicano rendimenti potenzialmente più alti dagli investimenti negli USA, elemento che fa quasi da calamita per gli investitori e rende sempre meno appetibili i mercati emergenti più rischiosi. Le turbolenze in Turchia, ad esempio, li hanno scoraggiati non poco.

Le radici della sofferenza: incidente di percorso o mercati emergenti in calo?

Secondo alcuni si tratta di un semplice incidente di percorso, visto che gli investitori speculativi che hanno scommesso su un dollaro più debole sono stati colti alla sprovvista dalla nuova forza della valuta statunitense. Secondo altri invece la realtà dei mercati emergenti è in condizioni peggiori di quanto pensano molti investitori.

Per la docente di Harvard Carmen Reinhart, ad esempio, l’indebitamento crescente, le battaglie commerciali, l’aumento dei tassi di interesse e la crescita in stallo hanno reso i mercati emergenti più vulnerabili rispetto alla vigilia della crisi finanziaria del 2008.
Paul Krugman, economista vincitore del premio Nobel, sostiene che la situazione attuale assomigli in qualche modo alla crisi finanziaria asiatica della fine degli anni ’90, quando l’indice MSCI Emerging Markets per i titoli dei Paesi in via di sviluppo è sceso fino al 59%.

Turchia e Argentina i Paesi più colpiti: in arrivo un’altra crisi finanziaria asiatica?

Alle origini della crisi finanziaria asiatica ci fu una bolla immobiliare in Tailandia, che azzerò la fiducia nell’economia, facendo sì che gli investitori stranieri vendessero la valuta e si ritirassero dal mercato azionario. La crisi si estese poi alle banche e in gran parte dell’Asia orientale. Tuttavia, molte delle economie afflitte fecero registrare una crescita sostenuta, che mascherò debolezze come i non performing loans, forti prestiti esteri e deficit commerciali in aumento.

Ma questa non sembra, almeno per il momento, un’altra crisi finanziaria asiatica.
La ragione principale è che gli investitori stanno «punendo» in maniera selettiva i mercati in cui i responsabili delle politiche non hanno fatto abbastanza per arginare il deterioramento degli equilibri commerciali e gonfiare l’inflazione. Tra questi, Turchia e Argentina, che presentano - tra le 18 principali economie emergenti - la peggiore combinazione di governance debole e un elevato debito in dollari, incoraggiato allora dai tassi di interesse prossimi allo zero arrivati dopo la crisi finanziaria globale.

La situazione del Brasile è al momento molto simile, e appaiono vulnerabili anche Filippine, India e Indonesia, ovvero tutte le economie che dipendono dal dollaro e altre valute estere per finanziare i loro deficit commerciali.

La Turchia risulta una delle valute dei mercati emergenti colpite più duramente, con un calo di oltre il 17% nei confronti del dollaro quest’anno. E malgrado un tasso di inflazione superiore al 10%, alla sua banca centrale è stato (inizialmente) impedito di alzare i tassi di interesse dal presidente Erdogan.

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