Perché la sostenibilità è l’affare del secolo

25 aprile 2021 - 06:00 |

Fa boom la raccolta dei fondi «green», ma è polemica sui criteri ESG, non sempre rispettati. Sec e PRI pensano a una stretta. Tuttavia la sostenibilità sarà l’affare del secolo

Perché la sostenibilità è l'affare del secolo

In occasione della 51esima Giornata mondiale della Terra, i Grandi del Pianeta hanno parlato molto di come la finanza possa e debba sostenere l’immane sforzo di transizione a un’economia «carbon free». Il tema è quanto mai attuale. Ma negli ultimi mesi ha anche diviso la comunità finanziaria internazionale che denuncia il nuovo fenomeno del «greenwashing».

Un dopo Covid sempre più green

La pandemia ha avuto almeno il merito di riaccendere l’interesse dell’opinione pubblica sui temi dell’ambiente e della sostenibilità. Come e perché questo sia avvenuto lo diranno i sociologi. Fatto sta che tutti gli ultimi sondaggi, più o meno in tutte le aree del mondo, ci dicono che è molto cresciuta la voglia di ecologia. E la maggioranza degli abitanti del Pianeta chiede che il dopo Covid 19 sia più “green” del pre. L’ambientalismo è così diventato mainstream anche per gli investitori.

L’anno scorso le obbligazioni verdi, sociali e sostenibili hanno raccolto la cifra record di 490 miliardi di dollari. Contemporaneamente i fondi di investimento focalizzati sui fattori ESG (Environmental, Social, Governance) ne hanno raccolti altri 347. Sono fondi che orientano gli investimenti su aziende che applicano precisi parametri di rispetto dell’ambiente, responsabilità sociale e corretta gestione interna. Sempre l’anno scorso ne sono nati più di 700 in tutto il mondo.

Moody’s scommette sul 2021: sarà da boom

Secondo Moody’s Investors Service il 2021 sarà ancora migliore. Le emissioni di debito sostenibile saliranno a 650 miliardi di dollari (+39%) e la raccolta dei fondi ESG non subirà flessioni. Nel suo ultimo report, infatti, Moody’s fa notare che tutte le principali economie stanno lanciando piani di stimolo per gli investimenti a basse emissioni di carbonio, considerati anche un fattore chiave per innescare la ripresa post pandemia.

I casi più eclatanti sono il Recovery Plan europeo, che dedica un terzo delle risorse a questo settore, e il piano Biden da 1.900 miliardi di dollari. Moody’s, insomma, ritiene che questo sarà l’anno in cui gli impegni presi nel 2016 con l’Accordo di Parigi sul clima cominceranno a concretizzarsi. Al Cop 26 di Glasgow, il prossimo novembre, del resto, tutti i firmatari saranno tenuti a presentare piani concreti di riduzione delle emissioni secondo la road map sottoscritta a Parigi. Si tratta di ridurre le emissioni del 7% circa all’anno da qui al 2030.

Per quanto riguarda i fondi ESG, Peter Krull, fondatore di Earth Equity Advisors, ha dichiarato a Bloomberg che gli investimenti nella sostenibilità hanno sempre più appeal presso i risparmiatori, sono quindi «una scelta che crea opportunità per loro». Ha poi ricordato che un rapporto di Morgan Stanley svela che i millennial interessati agli investimenti sostenibili erano l’anno scorso il 95%, 9 punti percentuali in più rispetto a soli due anni prima. Ecco perché i più grandi gestori del mondo, da BlackRock Inc. a Vanguard Group e State Street Global Advisors, stanno inondando il mercato con fondi ESG.

1.650 miliardi di dollari di sostenibilità

Nel complesso si calcola che ad oggi i fondi di investimento incentrati sui criteri di sostenibilità gestiscano asset per 1.650 miliardi di dollari. Di questi, stima Morningstar, l’81% è allocato in Europa, certamente l’area più sensibile ai temi ambientali. Tuttavia, è dibattuta la questione su cosa sia veramente sostenibile e cosa sia solo “greenwashing”.

Molto spesso, per esempio, i proventi delle emissioni obbligazionarie di governi e istituzioni internazionali non vengono utilizzati soltanto per finanziare progetti a basso impatto ambientale. Perciò gli investitori stanno chiedendo che siano introdotte regole certe per definire i “green bond”, e vincoli precisi sull’utilizzo delle risorse raccolte.

Ma per la metà non rispettano i criteri PRI

Ma anche sugli investimenti dei fondi che si definiscono ESG le valutazioni sono controverse. I principali gestori hanno tutti sottoscritto i “Principi per gli investimenti responsabili” (PRI) promossi dall’Onu nel 2006. I firmatari sono infatti ben 3.700. Uno studio della società olandese Robeco che amministra asset per 215 miliardi di dollari, in collaborazione con Erasmus School of Economics ha rivelato però che solo la metà ha tenuto comportamenti reali coerenti con le affermazioni di principio. In altre parole, hanno preferito puntare su investimenti sicuramente redditizi, piuttosto che sostenibili e responsabili. E questo non ha certo incoraggiato le società investite ad adottare politiche ambientali ambiziose (e onerose).

La Sec pensa a una stretta sui falsi ESG

Con l’arrivo di Joe Biden alla Casa Bianca, anche la Securities and Exchange Commission (Sec) ha acceso i riflettori sui “falsi” ESG e in una mezza dozzina di prese di posizione ufficiali ha avvertito i grandi gestori del risparmio di non etichettare come sostenibili fondi che non lo sono affatto, o non del tutto. E Gary Gensler, l’incaricato del Presidente Joe Biden a guidare la Sec, ha addirittura avvertito che l’agenzia rafforzerà la supervisione. Il problema degli ESG taroccati è tanto evidente che l’amministratore delegato del PRI Fiona Reynolds ha dichiarato che l’organismo potrebbe introdurre requisiti più rigorosi. E sta valutando come spingere gli investitori ad onorare gli impegni. «Inutile dire che al PRI siamo, ovviamente, delusi quando vediamo che gli investitori non riescono a sostenere in assemblea risoluzioni in linea con i requisiti ESG», ha scritto Reynolds in un blog di alcune settimane fa.

La decarbonizzazione? L’affare del secolo

Le cose sono migliorate lo scorso anno e si attende un balzo nel 2021, come dimostrano i crescenti impegni climatici presi dalle maggiori aziende del mondo in questo primo scorcio dell’anno. Anche perché molti analisti prevedono che le Borse le premieranno. Per esempio, Columbia Threadneedle Investments, una delle principali società di Asset Management del mondo con un patrimonio gestito di 447 miliardi di euro, ha pubblicato un report in cui definisce la transizione verso la decarbonizzazione una «svolta senza precedenti nella storia», che «plasmerà l’agenda di investimento per molti decenni a venire».

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