Perché il futuro dell’economia italiana è a rischio senza investimenti su giovani e donne

Elisa Serafini

1 Dicembre 2020 - 17:31

1 Dicembre 2020 - 18:08

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Mettiamo al centro donne, giovani e merito o l’Italia non avrà futuro: il grido di allarme del presidente del Gruppo Giovani di Assolombarda Paul Renda

Perché il futuro dell'economia italiana è a rischio senza investimenti su giovani e donne

Non è un Paese per giovani, ma nemmeno per le donne: una condizione che viene denunciata da sempre più persone, lavoratori, studenti, esperti.
Un Paese che non investe su queste categorie rischia di compromettere il futuro non solo sociale, ma anche economico di un’intera popolazione.

Con la disoccupazione in crescita, la mancanza di riforme strutturali (se non alcune sporadici interventi), le categorie più a rischio saranno quelle più vulnerabili, e purtroppo questo è un insegnamento della storia.

A pochi giorni dalla firma della Legge di Bilancio, passata in Consiglio dei Ministri, sono ancora poche le misure studiate dal governo per sostenere l’inclusione professionale e sociale di giovani e donne. La decontribuzione prevista per le assunzioni degli under 35, ad esempio, è subordinata a diversi limiti, mentre l’attuale condizione sanitaria sembra scoraggiare la natalità, con dati e proiezioni che parlano di un vero e proprio crollo delle nascite previsto per il 2021.

Un grido di allarme in questo senso arriva da Paul Renda, imprenditore, presidente dei giovani di Assolombarda e vicepresidente dell’omonima associazione, la realtà confindustriale più importante d’Italia.
Lo abbiamo intervistato per fare un punto su politiche di sviluppo, scenari su giovani, donne, imprese e pubblica amministrazione.

Domanda: Qual è la situazione che vede come imprenditore e come vicepresidente di Assolombarda e quali richieste avete portato alle istituzioni?
Risposta: Il primissimo tema è l’esigenza di reattività rispetto al momento storico. Ci sono aziende associate che ancora oggi non hanno preso i ristori e le casse integrazioni di luglio. Questa è la punta dell’iceberg di tante altre problematiche, come il rallentamento dei pagamenti e i conseguenti problemi di liquidità. Poi c’è il problema dei giovani, che è centrale.

D: Quale scenario vede per i giovani?
R: Luci ed ombre. Purtroppo, molti giovani si stanno guardando intorno per andare all’estero. Ma questa volta è diverso: non parliamo solo di studenti o neolaureati, ma anche di casi di persone già inserite nelle aziende, imprenditori, persone con percorsi già avviati che con imprese e famiglie decidono di lasciare il Paese. A questo scenario bisogna dare risposta e soluzioni.

D: Quali sono le iniziative indispensabili per poter garantire un futuro sostenibile in ambito occupazione e vita per gli under 35?
R: Il tema parte dalla natalità: il PIL è dato in chiusura d’anno a -9% secondo il Governo, con una perdita di quasi 330mila occupati tra febbraio e settembre 2020 a causa della pandemia, di cui 184mila donne.
Stiamo vivendo una crisi demografica: non si fanno figli. Questo non è solo un tema sociale ma anche economico e che riguarda misure di sostegno alla maternità, che purtroppo non sono ancora sufficienti, al contrario di altri Paesi come Francia e Olanda.

Istat stima una riduzione a 408.000 delle nascite quest’anno, erano 420.000 nel 2019. E per il 2021 prevede un’ulteriore riduzione a 393.000.
Tra 15 anni l’Italia avrà un italiano su 3 over 65.
Un Paese che non investe sulla natalità è un Paese che non sta tutelando il proprio futuro.

D: Come uscire da questa spirale?
R: Bisogna attivare un piano strutturale che eviti il dedalo di micro-interventi, come le ipotesi di bonus bebè da 200 euro al mese. È difficile che una famiglia decida di fare un figlio su queste basi. Per incoraggiare la natalità è bene costruire misure strutturali che supportino l’occupazione femminile, creino disponibilità di posti negli asili, permettano ai genitori di conciliare la vita familiare e professionale. Questo è il punto di partenza. Il tema della donna, della famiglia e della natalità sono temi centrali, e se non li affrontiamo perdiamo un pezzo importante della strategia di rilancio del Paese.

D: La crisi demografica può portare uno spunto di riflessione a favore di politiche di sostegno dell’immigrazione?
R: In questo contesto è l’immigrazione che sta compensando la caduta demografica. Il saldo migratorio con l’estero - positivo da oltre 40 anni - sta limitando gli effetti del calo demografico. In questa direzione, è bene iniziare a ragionare su una politica di immigrazione programmata ma che sappia agevolare una reale integrazione. Dobbiamo evitare di vivere i problemi che vivono oggi Paesi come la Francia.

D: In Italia la crescita e l’ecosistema produttivo sono condizionati anche dalla burocrazia. Che soluzioni vede su questo tema?
R: Siamo il Paese che ha meno under 30 nella pubblica amministrazione. Non dobbiamo sorprenderci se nella PA si utilizzano ancora poco le nuove tecnologie. Non c’è poi solo un problema di età ma di formazione, che in Italia è in media soli 1,02 giorni all’anno.
Anche su questo serve intervenire: con i finanziamenti di Next Generation EU e lo sblocco delle assunzioni si può cambiare il Paese alle sue radici. È un’opportunità di rinnovamento da non perdere. Bisogna però formare meglio il personale e migliorare i metodi di selezione: chi entra oggi nella PA deve essere selezionato secondo principi di competenza e meritocrazia.

D: Cosa pensa dello sciopero indetto da alcune sigle sindacali della PA per il prossimo 9 dicembre?
R: Lo sciopero è un diritto di tutti lavoratori, credo però, da imprenditore, che in un momento così difficile si debba massimizzare l’impegno in tutti gli ambiti per sostenere e accelerare la ripartenza.

D: Cosa deve fare un ragazzo oggi per provare a realizzarsi?
R: Lo invito in primis a dare il meglio per evitare di entrare nella categoria dei “neet”, perché in quel caso c’è il rischio di precludere il proprio percorso di vita.
Purtroppo, spesso mancano esempi positivi e opportunità, un tema centrale per il riscatto del Paese e dei giovani, temi che si incrociano anche con il rischio di criminalità.

D: Donne, giovani, burocrazia: cos’altro manca al quadro per le riforme?
R: Fiscalità: dobbiamo rimandare e ripensare le ipotesi di plastic e sugar tax, non è il momento. Per alcune aziende significherebbe la chiusura per sempre.

D: Il suo invito per le istituzioni?
R: I giovani devono essere coinvolti nelle proposte e nelle decisioni, e non deve essere uno slogan. Rischiamo una frattura generazionale.

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