Perché il Movimento 5 Stelle resta nel governo Draghi

Alessandro Cipolla

09/07/2021

09/07/2021 - 10:09

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Il Movimento 5 Stelle nel Governo Draghi “non tocca palla”, ha ingoiato l’addio al Cashback e adesso anche la riforma della Giustizia: perché i pentastellati restano ancora nella maggioranza?

Perché il Movimento 5 Stelle resta nel governo Draghi

Il paradosso del Movimento 5 Stelle è evidente: è il partito con la maggiore rappresentanza parlamentare ma, in questi mesi di governo Draghi, ha dovuto ingoiare soltanto bocconi amari: dall’Ambiente alla Giustizia passando per il Cashback, che è stato sospeso dal 1 luglio.

Lo scorso 11 febbraio con una votazione su Rousseau, il 59,3% degli attivisti ha dato il disco verde all’entrata in maggioranza. Una svolta che ha provocato l’addio di Alessandro Di Battista e la fuoriuscita di un manipolo di parlamentari, confluiti poi nel nuovo movimento L’Alternativa c’è.

Chi si è esposto pubblicamente per una entrata dei 5 Stelle nel Governo è stato Beppe Grillo, che ha guidato la delegazione dei pentastellati. “Io mi aspettavo il banchiere di Dio, invece è un grillino” ha dichiarato il comico una volta uscito dall’incontro con Mario Draghi.

Punto fondamentale per la fiducia è stata la creazione del super Ministero della Transizione Ecologica, dicastero centrale per la gestione del nostro Recovery Plan, dove il Presidente del Consiglio ha messo Roberto Cingolani. Anche in questo caso, le parole di Beppe Grillo per il ministro sono state entusiastiche: “Io sono l’elevato e lui è il supremo”.

Più in generale, il Movimento 5 Stelle ha deciso di entrare a far parte del governo Draghi per fare la guardia alle riforme portate a casa quando c’era Giuseppe Conte a Palazzo Chigi. Già solo pochi mesi dopo, in pratica in piedi è rimasto solo il Reddito di Cittadinanza.

Il Movimento 5 Stelle nel governo Draghi

Mario Draghi quando ha accettato l’incarico offerto da Sergio Mattarella, l’alternativa era il voto anticipato dopo il naufragio di un possibile Conte-ter, ha subito fatto capire di voler cercare di mettere insieme una maggioranza più ampia possibile.

A essere maliziosi si potrebbe pensare che i motivi siano fondamentalmente due: non avere una vera opposizione in Parlamento e non essere numericamente dipendente da nessun partito.

Con solo Fratelli d’Italia che è restata fuori, il banchiere è riuscito perfettamente nel suo intento: Giorgia Meloni avendo buona parte del centrodestra dentro non sta facendo di certo le barricate, mentre la maggioranza è numericamente al riparo dalle possibile bizze dei 5 Stelle o della Lega.

Proprio il Movimento, nonostante i tanti addii, è sempre il gruppo parlamentare più numeroso. Nel governo Draghi, i pentastellati esprimono quattro ministri, due viceministri e nove sottosegretari. In più ci sarebbe il tecnico Roberto Cingolani, molto lodato da Beppe Grillo al momento della sua nomina.

In questi mesi però le voci che arrivano da Palazzo Chigi parlano di un Movimento 5 Stelle sostanzialmente messo alla porta da Mario Draghi, che nella sua cerchia ristretta ha ammesso come politico soltanto il leghista Giancarlo Giorgetti.

Complice anche l’attuale debolezza politica dei pentastellati, dilaniati dallo scontro Conte-Grillo su quello che sarà il nuovo Movimento, i 5 Stelle hanno visto il ministro Cingolani andare in direzione opposta rispetto quella sperata, mettere alla porta molti dei suoi uomini da Arcuri a Palermo, sospendere il Cashback e ora sostanzialmente annacquare la riforma Bonafede sulla prescrizione e il decredo Dignità.

Perché restare

Questi mesi del nuovo Governo sono stati un’autentica Caporetto, tanto che molti attivisti si stanno chiedendo che senso abbia restare nella maggioranza. Una domanda che circola anche tra diversi parlamentari pentastellati.

Per i maligni, uno dei motivi di fondo del braccio di ferro tra Beppe Grillo e Giuseppe Conte potrebbe essere proprio il destino del Movimento nel Governo. I “contiani” vengono infatti descritti come i più critici verso Draghi e pronti anche allo strappo.

Grillo che ci ha messo la faccia al momento dell’ingresso dei 5 Stelle in maggioranza, potrebbe vedere una possibile fuoriuscita come un affronto personale, anche se adesso pure il comico avrebbe scaricato Cingolani.

L’ala governista poi sarebbe poco felice di mollare la cadrega: difficilmente un Luigi Di Maio farebbe i salti di gioia nel dover traslocare dalla Farnesina visto che è anche al secondo mandato e, al momento, non c’è ancora un accordo per un superamento del vincolo.

C’è infine la questione dell’essere al governo per difendere le riforme approvate durante le esperienze gialloverdi e giallorosse. In pratica in piedi c’è rimasto solo il Reddito di Cittadinanza.

Soprattutto per quanto riguarda il Reddito di Cittadinanza, sono già partiti diversi attacchi dall’interno della maggioranza: se l’asse Salvini-Renzi dovesse palesarsi, la misura sarebbe a forte rischio.

Restare però in un Governo dove “non si tocca palla” potrebbe essere altrettanto controproducente, soprattutto alla luce degli ultimi sondaggi che vedono il Movimento 5 Stelle sempre più in calo.

Fino a quando non verrà fatta chiarezza sulla governance, i pentastellati continueranno a rimanere sempre in questa sorta di limbo: l’investitura ufficiale di Conte è attesa anche per tornare ad avere quel peso politico che, dal passo indietro di Di Maio in poi, è mancato negli ultimi tempi.

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