Pensioni: costi troppo elevati, risorse per la riforma solo dal 2024

Antonio Cosenza

2 Ottobre 2021 - 20:35

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Pensioni, costi elevati: la conferma nell’ultima nota di aggiornamento al DEF. Residuo di 3,8 miliardi di euro grazie a Quota 100, ma non è chiaro come questo verrà speso.

Pensioni: costi troppo elevati, risorse per la riforma solo dal 2024

La nota di aggiornamento al DEF non risponde alla domanda sul futuro delle pensioni, tuttavia ci dà un’importante informazione rispetto a quelli che sono i costi che oggi sosteniamo per tutto il sistema previdenziale.

Ne risulta, come vedremo di seguito nel dettaglio, una spesa che oggi è persino superiore a quella del periodo ante Fornero. Nonostante la riforma del 2011, approvata proprio per ridurre la spesa pensionistica, i costi per le pensioni hanno continuato a salire.

Un tema che sicuramente si riproporrà nelle prossime settimane, quando Governo e sindacati si troveranno nuovamente a discutere di cosa succederà dopo Quota 100, fermo restando che la misura voluta dalla Lega non dovrebbe essere confermata dalla prossima Legge di Bilancio.

Costo delle pensioni: cosa ha detto la nota di aggiornamento al DEF

Nella nota di aggiornamento al DEF c’è spazio anche per le pensioni. Vi è, infatti, un capitolo dedicato alle tendenze di medio lungo periodo delle uscite previdenziali, con un focus sulle ultime proiezioni della Ragioneria generale dello Stato. Cosa ci dice il dossier: intanto che nell’ultimo biennio la spesa pensionistica, al netto dell’indicizzazione ai prezzi, è cresciuta ancora, in media a un ritmo del 2% ogni anno.

Oggi, come anticipato, siamo a livelli più alti rispetto al 2010, ma anche rispetto al 2018. Nel dettaglio, le previsioni ci dicono che il prossimo anno la spesa per le pensioni sarà pari al 15,7% del PIL, mezzo punto in più rispetto a tre anni fa, per poi avere una leggera flessione fino al 2027 quando saremo al 15,3%. Dopo aver toccato questo traguardo, però, la curva dei costi riprenderà a crescere arrivando al 16,4% nel 2044.

Qual è il motivo di questa crescita? Secondo il NADEF bisogna prendere in considerazione una maggiore propensione al pensionamento da parte degli italiani, favorita sicuramente dall’introduzione di Quota 100. L’accesso alla pensione tra il 2020 e il 2021, infatti, risulta in crescita rispetto al 2019, ed è proprio in quest’ultimo periodo che si è registrata la massima dimensione degli ultimi 20 anni.

Basti pensare che il tasso d’incremento delle uscite è passato dall’assere pari allo 0,6% nel periodo che va dal 2014 al 2018, all’1,6% nel biennio 2019-2020. Un valore quasi triplicato.

Di fatto, siamo tornati - lato costi - a vent’anni fa e la causa principale è sicuramente Quota 100. Si legge nel documento: fino al 2023 la dote originaria assegnata a questa misura risulta azzerata o quasi, merito delle riduzioni rispetto alle ipotesi di partenza che furono apportate sia con la nota di aggiornamento al DEF del 2019 che con la Legge di Bilancio 2020.

Dal 2024 avremo invece un costo di 7 miliardi di euro l’anno, con un residuo che secondo i tecnici del MEF sarà di 3,8 miliardi. Per essere precisi, ci saranno delle somme residue a partire dagli anni successivi al 2023, e solo in cinque anni - ossia nel 2028 - si arriverà ai suddetti 3,8 miliardi.

Ci sono risorse per la riforma delle pensioni?

Va detto che questi 3,8 miliardi di euro potrebbero essere utili per la nuova riforma delle pensioni. Sono, infatti, disponibili in quanto - viene specificato nella nota di aggiornamento - questi “non sono stati ancora destinati a interventi strutturali specifici in ambito pensionistico”. Bisognerà dunque trovare una soluzione, capire come queste risorse potrebbero essere utilizzate sul fronte pensioni.

Ma attenzione, in tal caso queste dovranno avere decorrenza dal 2024, quindi non si potrebbero comunque utilizzare per garantire flessibilità nell’immediato.

Ricapitolando

Il NADEF ci dice che l’Italia oggi spende per le pensioni molto di più rispetto a dieci anni fa e abbiamo raggiunto i costi più alti dell’ultimo ventennio. Nonostante ciò, rispetto allo stanziamento iniziale per Quota 100 abbiamo a disposizione ancora 3,8 miliardi di euro da poter spendere per le pensioni, ma solo per il periodo che va dal 2024 al 2028.

Una dote importante, sulla quale si potrà contare per attuare una nuova riforma delle pensioni. Riforma che tuttavia non viene menzionata dalla nota di aggiornamento al DEF, così come non si parla del futuro di Quota 100.

Dimostrazione che il Governo non ha ancora sciolto le riserve a riguardo, anche se comunque non sembrano spaventare le minacce di Matteo Salvini che ha lasciato intendere che la Lega potrebbe lasciare la maggioranza in caso di mancata conferma di Quota 100 dopo il 31 dicembre 2021.

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