Pensioni, la beffa del calcolo retributivo (fino al 2011): chi lo perde per un pelo

Simone Micocci

09/07/2021

09/07/2021 - 16:11

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Avere una settimana di contributi in meno potrebbe risultare determinante ai fini del calcolo della pensione. Vediamo perché.

Pensioni, la beffa del calcolo retributivo (fino al 2011): chi lo perde per un pelo

Anche una settimana di contributi in meno potrebbe essere determinante ai fini del calcolo della pensione; vale sia per i dipendenti privati che per quelli del comparto pubblico. Lo conferma l’orientamento della giurisprudenza negli ultimi mesi riguardo alla possibilità che per il calcolo retributivo della pensione si prenda come riferimento una quota di contributi più ampia rispetto a quella ordinariamente prevista.

Prima di approfondire quanto sta succedendo, ricordiamo alcuni aspetti fondamentali riguardanti il calcolo della pensione:

  • il calcolo retributivo è generalmente più vantaggioso del contributivo;
  • il calcolo retributivo si applica per la quota di contributi maturata fino al 31 dicembre 1995;
  • di conseguenza, il calcolo contributivo si applica per quella riferita al periodo successivo al 1° gennaio 1996;
  • per coloro che alla data del 31 dicembre 1995 hanno maturato 18 anni di contributi, però, il calcolo retributivo si applica per la quota riferita al periodo antecedente al 1° gennaio 2012, mentre il contributivo per quello successivo.

Visto l’ultimo punto è ovvio che chi può vantare 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995 gode di un trattamento di maggior favore rispetto a chi, ad esempio, ne ha maturati appena 17.

Ma c’è un dubbio: ci si chiede, infatti, se coloro che non raggiungono il suddetto requisito dei 18 anni di contributi per qualche settimana possano comunque godere del trattamento di maggior favore. Nell’ultimo periodo sembra che la giurisprudenza abbia preso una posizione a riguardo, che purtroppo non sembra favorire chi per poco non ha maturato 18 anni di contributi entro il 31 dicembre 1995.

Calcolo della pensione più favorevole: è possibile “arrotondare” gli anni di contributi?

Per le pensioni dei dipendenti pubblici c’è un meccanismo di arrotondamento dell’anzianità contributiva che in pochi conoscono. Nel dettaglio, l’articolo 59, comma I, lettera B, della legge 449/1997, nonché il comma 1 della legge 247/1991, stabiliscono che per i contributi maturati dal lavoratore spetti un arrotondamento al mese superiore in presenza di un’anzianità contributiva compresa tra i 16 e i 29 giorni.

Per intenderci, un lavoratore del comparto pubblico che ha maturato 41 anni, 9 mesi e 20 giorni di contributi, potrebbe comunque accedere alla pensione anticipata visto che per il suddetto meccanismo di arrotondamento i 20 giorni si considerano come fossero un mese.

C’è chi ritiene, dunque, che questo meccanismo si possa applicare anche ai fini del trattamento di maggior favore per il calcolo della pensione dei dipendenti pubblici. Nel dettaglio, per chi alla data del 31 dicembre 1995 ha maturato 17 anni 11 mesi e almeno 16 giorni di contributi, si dovrebbe applicare il calcolo retributivo comunque fino al 31 dicembre 2011, arrotondando dunque a 18 anni di contributi.

L’Inps, manco a dirlo, ritiene che invece siano necessari esattamente 18 anni di contributi, respingendo l’applicabilità del suddetto strumento in questo caso specifico.

È inevitabile, dunque, che la questione sia finita in più di un’occasione davanti al giudice, con l’orientamento della giurisprudenza che tuttavia sembra ormai dare ragione all’Inps.

Calcolo retributivo fino al 2011: nessun arrotondamento

Serve avere esattamente 18 anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995 per avere diritto al calcolo retributivo fino al 2011 e questo vale anche per i dipendenti pubblici. Questo l’orientamento della giurisprudenza negli ultimi anni, con tre importanti sentenze che confermano la correttezza dell’interpretazione dell’Inps.

Nel dettaglio, si tratta delle sentenze 97 e 176 pronunciate nel 2019 dalla Terza Sezione centrale d’appello, come pure dalla sentenza 274/2019 della Seconda Sezione. Queste riconoscono il meccanismo descritto dall’articolo 1, comma 13, della legge 335/1995 - ossia quello che giustifica in determinate occasioni un calcolo retributivo fino al 31 dicembre 2011 - come una “norma di diritto transitorio, di natura eccezionale, che ha la funzione di consentire l’ultrattività del metodo retributivo, ma non rappresenta una disposizione che disciplina le condizioni d’accesso al trattamento di quiescenza”.

Detto questo, bisogna attenersi a quanto si legge chiaramente nella stessa, ossia al fatto che siano necessari esattamente 18 anni di contributi per poter godere del trattamento agevolato. Nessun arrotondamento, con lo svantaggio per coloro che solo per una o due settimane non riescono a raggiungere il requisito minimo per godere di un calcolo di maggior favore.

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