Pensioni: per Tridico (INPS) chi prende meno finanzia chi ha di più. Riforma necessaria

Teresa Maddonni

12 Luglio 2021 - 16:51

condividi

Pensioni: il presidente dell’INPS Pasquale Tridico auspica una riforma strutturale contro le disuguaglianze e avanza anche 3 proposte presentando il XX Rapporto annuale dell’Istituto alla Camera.

Pensioni: per Tridico (INPS) chi prende meno finanzia chi ha di più. Riforma necessaria

Pensioni: per il presidente dell’INPS Pasquale Tridico chi prende meno e ha un assegno più basso finanzia chi ha di più motivo per cui una riforma è necessaria, ma che sia strutturale e che vada al di là della mera questione dei costi.

Il presidente dell’INPS sulle pensioni ha tenuto la Relazione annuale 2021 in occasione della presentazione del 12 luglio del XX Rapporto dell’Istituto alla Camera.

Il documento, come spiega l’Istituto, illustra l’attività e il ruolo dell’INPS nel sistema di welfare nazionale e nell’attuale contesto socioeconomico del Paese.

Il presidente dell’Istituto di previdenza, in occasione dell’addio ufficiale a Quota 100 dopo il 31 dicembre, ha illustrato anche le 3 proposte di riforma due delle quali avrebbero un costo elevato. La terza, quella da lui avanzata, sarebbe la più sostenibile per le pensioni del futuro.

Pensioni: 3 proposte di riforma, ma serve superare le disparità

Pensioni: sono 3 le proposte di riforma sul tavolo di cui una avanzata dallo stesso Tridico.

Occorre però, per il titolare dell’Istituto di previdenza, non solo valutare i costi, che per due delle proposte di riforma sono più elevati, ma anche rivedere le pensioni in senso strutturale. Ma andiamo per gradi.

Le 3 proposte di cambio di passo in termini di pensioni sono:

  • Quota 41 per tutti indipendentemente dall’età anagrafica dove 41 sono gli anni di contributi;
  • calcolo contributivo con 64 anni di età e 36 di contributi.

La terza proposta è quella dello stesso presidente Tridico e che prevede una pensione divisa in due quote: anticipo della sola quota contributiva a 63 anni e quota retributiva pagata da 67 anni. In merito ai costi il presidente ha spiegato che è la terza la proposta di riforma delle pensioni più sostenibile:

“Dall’approfondimento emerge che la prima proposta è la più costosa, partendo da 4,3 miliardi nel 2022 e arrivando a 9,2 miliardi a fine decennio, pari allo 0,4% del Prodotto interno lordo. La seconda è meno onerosa, costando inizialmente 1,2 miliari, toccando un picco di 4,7 miliardi nel 2027, e per questo più equa in termini intergenerazionali.”

E poi ha aggiunto:

“La terza ha costi molto più bassi: meno di 500 milioni nel 2022 e raggiungerebbe il massimo costo nel 2029 con 2,4 miliardi. ”

Il presidente Tridico è arrivato così a evidenziare ciò di cui abbiamo detto in apertura. Secondo il numero uno dell’INPS non c’è solo la questione dei costi da considerare, ma anche e soprattutto la necessità di una revisione strutturale del sistema previdenziale.
I coefficienti di trasformazione infatti sono uguali come anche l’età per la pensione non distinguendo tra i diversi lavori.

Più volte infatti Tridico è tornato sulla questione dei lavori usuranti e durante la relazione ha sottolineato un’importante criticità:

“I cittadini con le pensioni più basse e che vivono meno a lungo finanziano i cittadini con le pensioni più alte che vivono più a lungo (perché magari hanno fatto lavori meno usuranti n.d.r.) e questo per l’INPS deve cambiare.”

Pensioni: Quota 100 non incentiva le assunzioni

E sempre sulle pensioni il presidente Tridico nella Relazione ha parlato della misura dell’anticipo che ha avuto largo spazio negli ultimi 3 anni e che sta per concludere il triennio di sperimentazione: Quota 100.

Quota 100 non verrà rinnovata e Tridico ha mostrato che non ha incentivato, come sperato, le assunzioni:

“Rispetto agli impatti occupazionali attraverso la sostituzione dei pensionati in Quota 100 con lavoratori giovani, un’analisi condotta su dati di impresa non mostra evidenza chiara di uno stimolo a maggiori assunzioni derivante dall’anticipo pensionistico.”

Ha detto il presidente che su Quota 100 ha osservato anche che la misura “ha permesso il pensionamento anticipato di 180mila uomini e 73mila donne nel primo biennio 2019-2020. Dall’analisi del take-up di Quota 100 emerge che la misura è stata utilizzata prevalentemente da uomini, con redditi medio-alti e con una incidenza percentuale maggiore nel settore pubblico”.

Tridico ha sottolineato che anche in questo caso, la flessibilità in uscita ha favorito le fasce più forti come sopra per coloro che hanno svolto lavori usuranti di cui abbiamo detto.

Sono diverse le preoccupazioni, sottolinea Tridico, per il futuro delle pensioni e nel dettaglio l’invecchiamento demografico, per questo sarà necessario:

  • sostenere la natalità;
  • favorire l’occupazione giovanile e femminile;
  • regolarizzare gli immigrati;
  • eliminare il lavoro nero.

Argomenti

# INPS

Iscriviti a Money.it