Quest’anno l’INPS non tocca l’età pensionabile, ma dal 2027 arriva la prima stretta: vediamo chi può ancora andare via prima e chi rimane bloccato sul lavoro.
Se stai pensando alla pensione nel 2026, la prima notizia è che nulla cambia: i requisiti restano gli stessi del 2025. L’INPS ha confermato che l’adeguamento alla speranza di vita è congelato per tutto l’anno in corso. Ma dal 1° gennaio 2027 scatterà un aumento di un mese, a cui ne seguiranno altri due nel 2028.
Il momento giusto per verificare il tuo estratto conto contributivo è adesso: se hai i requisiti, non andare in pensione quest’anno potrebbe significare dover poi attendere diversi anni.
Cosa cambia per le pensioni nel 2026
Nessun aumento dei requisiti anagrafici. Chi matura i requisiti entro il 31 dicembre 2026 parte con le regole attuali, senza subire l’adeguamento che scatterà l’anno successivo.
Restano però fuori dal nuovo quadro Quota 103 e Opzione Donna, le due misure di uscita anticipata che non sono state rinnovate dalla Legge di Bilancio.
Se sei nato tra il 1959 e il 1962 e hai accumulato contributi continui dagli anni ’80, è molto probabile che tu rientri nei requisiti per uscire quest’anno. Se invece i tuoi versamenti sono discontinui, il rischio è di dover aspettare almeno il 2027 con un mese di anzianità anagrafica in più.
Chi può andare in pensione prima nel 2026
Le finestre di uscita anticipata quest’anno sono quattro. Controlla in quale categoria rientri:
- Pensione anticipata ordinaria: servono 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 anni e 10 mesi per le donne, indipendentemente dall’età.
- Pensione anticipata contributiva a 64 anni: richiede 20 anni di contributi e un assegno pari ad almeno tre volte l’assegno sociale. Le regole aggiornate dei limiti di reddito sono state pubblicate a inizio anno.
- APE Sociale: accesso da 63 anni e 5 mesi con 30 anni di contributi (36 per chi svolge lavori gravosi).
- Quota 103: solo per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2025; dopo quella data la misura non esiste più.
Per chi è nato negli anni ’60 esistono anche finestre specifiche di uscita legate all’inizio dell’attività lavorativa. Se hai cominciato a versare contributi prima dei 19 anni, potresti rientrare in Quota 41 con 41 anni di contributi a prescindere dall’età.
Chi deve aspettare: pensione di vecchiaia a 67 anni
Chi non rientra in nessuna delle quattro finestre sopra, resta sui binari della pensione di vecchiaia: 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. È la via ordinaria ma anche la più tardiva. Dal 2027 il requisito anagrafico salirà a 67 anni e 1 mese, dal 2028 a 67 anni e 3 mesi.
Se hai contributi insufficienti per arrivare ai 20 anni minimi, puoi valutare l’assegno sociale 2026, riservato a chi ha almeno 67 anni e redditi sotto soglia. Non è una pensione vera e propria, ma è una rete di protezione da non ignorare.
Gli importi minimi nel 2026
Quest’anno la rivalutazione dei trattamenti minimi è contenuta. L’INPS ha aggiornato tutte le tabelle ufficiali degli importi per chi lascia il lavoro nel corso dell’anno. Gli assegni sono legati al sistema di calcolo (misto o contributivo) e ai contributi effettivamente versati.
Per farti un’idea concreta del tuo futuro assegno, l’estratto conto contributivo sul portale INPS mostra una stima personalizzata della pensione maturata fino a oggi. È lo strumento più affidabile per programmare l’uscita.
Cosa devi fare adesso
Se pensi di rientrare in una delle finestre del 2026, agisci entro i prossimi mesi. La domanda di pensione va presentata con un anticipo di almeno tre mesi rispetto alla data di decorrenza desiderata. L’INPS consiglia il canale telematico o il supporto di un patronato.
Per una verifica personalizzata è sempre consigliabile consultare l’estratto conto contributivo sul sito INPS e valutare con un consulente se ti conviene uscire quest’anno o attendere una delle nuove finestre che si apriranno nei prossimi due anni.
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