Pensioni 2017: cosa cambia per vecchiaia, anticipata, invalidi, usuranti, esodati e difesa. Guida ai requisiti

Pensioni 2017, novità per i requisiti d’accesso per le pensioni di vecchiaia, precoci, anticipate, invalidi, usuranti e salvaguardia. Ecco cosa cambia.

Pensioni 2017, tutte le novità sui requisiti per ritirarsi dalla vita lavorativa con i criteri del nuovo anno, contenuti nella legge di Bilancio approvata lo scorso dicembre.

La riforma delle pensioni non è ancora stata completata e sono in corso gli incontri tra Governo e sindacati per la seconda fase del confronto che si concluderà con l’approvazione dei decreti attuativi. In generale, il sistema pensionistico italiano subirà delle variazioni sia per coloro che devono andare in pensione, sia per chi è già pensionato. Vediamo cosa cambia.

Nelle pensioni 2017 sono state introdotte nuove misure che agevolano la pensione anticipata per diverse categorie disagiate di lavoratori. Tra tutte scpiccano l’anticipo pensionistico Ape e la sua variante Social, il cumulo gratuito per carriere discontinue, l’ottava salvaguardia per gli esodati e alcune nuove norme per i lavoratori che svolgono mestieri usuranti e per i lavoratori precoci, come la Quota 41.

Nonostante alcune di queste misure come Ape e Quota 41 siano ancora al centro del dibattito per la definizione dei criteri e delle platee, e partiranno da maggio, altre come l’ottava salvaguardia sono già entrate nel vivo e l’Inps sta valutando le numerose domande arrivate dai lavoratori.

Per chi è già in pensione, la riforma prevede l’aumento della Quattordicesima mensilità e l’estensione della platea che ne può beneficiare, compresa l’estensione della no-tax area.

Cosa cambia per le pensioni 2017 in merito a requisiti e norme? Di seguito una breve guida ai nuovi requisiti per le pensioni 2017, cosa cambia per chi deve uscire dal lavoro e per chi già gode di un assegno previdenziale, guardando nel dettaglio le misure per:

Pensioni 2017: vecchiaia

Per raggiungere la pensione di vecchiaia nel 2017 occorrono 66 anni e sette mesi per gli uomini e le donne dipendenti pubblici; 65 anni e sette mesi invece per le donne dipendenti private, e 66 anni e un mese per le lavoratrici autonome. Ognuna di queste casistiche implica sempre la presenza di 20 anni di contributi.

Dopo l’adeguamento alla speranza di vita entrato il 1° gennaio 2016, e che ha aggiunto altri 4 mesi, non ci saranno aumenti per il 2017 in quanto il prossimo adeguamento è previsto dal 2019. Dal 1° gennaio 2018, la pensione di vecchiaia sarà per tutti i lavoratori e lavoratrici con 66 anni e 7 mesi di età.

Pensioni 2017: anticipata

Per andare in pensione anticipata nel 2017 rimangono in vigore i requisiti stabiliti dalla legge Fornero: fino al 31 dicembre 2018 la pensione anticipata sarà possibile per gli uomini che hanno 42 anni e 10 mesi di contributi e per le donne che avranno 41 anni e 10 mesi di contributi, indipendentemente dall’età anagrafica e dallo status di lavoratori dipendenti, autonomi o dipendenti pubblici. Inoltre dal 2019 è previsto un ulteriore adeguamento alla speranza di vita.

Proprio la pensione anticipata è stato uno dei nodi della riforma: sono state introdotte nuove misure come Ape - nella variante Social - Quota 41 per i precoci, e cumulo gratuito per chi ha carriere discontinue.

L’anticipo pensionistico Ape, entrerà in vigore il 1° maggio, sarà sperimentale e durerà due anni, sino al 2018 con possibilità di proroga: sarà rivolto a tutti i lavoratori dipendenti anche pubblici, autonomi e parasubordinati con almeno 63 anni (i nati fra il 1951 ed il 1954) ai quali non manchino più di 3 anni e 7 mesi per maturare la pensione di vecchiaia non inferiore a un certo limite.

Accedere all’Ape su base volontaria avrà un costo: l’anticipo pensionistico sarà erogato dall’Inps tramite prestiti di banche ed assicurazioni, in attesa che il lavoratore raggiunga la pensione di vecchiaia, e la somma anticipata dovrà essere restituita una volta conseguita la pensione, nell’arco di 20 anni con rate prelevate dall’assegno di circa il 5% della pensione annuale.

Per i lavoratori che vorranno uscire con un solo anno di anticipo, sarà possibile avere al massimo il 95% del futuro assegno della pensione. Per i lavoratori che andranno in pensione con due anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre il 90%, e per quelli che usciranno con tre anni di anticipo, il prestito non potrà andare oltre all’85% dell’assegno.

La versione agevolata, Ape Social, è per quattro le categorie: coloro che non hanno lavoro, i lavoratori invalidi, chi assiste parenti disabili, e i lavoratori addetti a lavori usuranti e gravosi.

La pensione anticipata con il cumulo gratuito invece consente a chi ha carriere discontinue e contribuzioni non continuative, di cumulare senza oneri gli importi per raggiungere i requisiti prima del tempo.

Pensioni 2017: precoci

Tra le pensioni anticipate, attenzione particolare alle pensioni precoci: una misura fondamentale è la Quota 41, che entrerà in vigore da maggio 2017, e consente di accedere alla pensione anticipata prima di quanto previsto dalle norme attualmente in vigore, introdotte nel 2012 dalla legge Fornero.

Per lavoratori precoci si intende coloro che hanno lavorato prima dei 19 anni per almeno 12 mesi in modo effettivo anche non continuativo, e la Quota 41 è uno sconto potenziale pari a 10 mesi per le donne e di un anno e 10 mesi per gli uomini rispetto agli attuali requisiti per la pensione anticipata.
Le categorie di lavoratori precoci che potranno avvantaggiarsi della pensione anticipata con la Quota 41 sono le stesse valide per l’Ape Social: coloro che non hanno lavoro, i lavoratori invalidi, chi assiste parenti disabili, e i lavoratori addetti a lavori usuranti e gravosi.

Pensioni 2017: disabili

La riforma prevede per i lavoratori dipendenti con invalidità civile superiore e non uguale al 74% una maggiorazione contributiva pari a 2 mesi per ogni anno di lavoro svolto entro un massimo di 5 anni nell’arco della vita lavorativa. La maggiorazione può essere fatta valere per raggiungere i 41 anni di contributi se il lavoratore si può ritenere precoce.

I lavoratori dipendenti del settore privato in contribuzione al 31 dicembre 1995 potranno continuare a godere della possibilità di uscire a 60 anni (55 anni le donne) con un’invalidità previdenziale superiore o uguale all’80%.

Inoltre, la legge di Bilancio ha previsto due agevolazioni, l’Ape Social e la Quota 41, esclusivamente per i lavoratori con un’invalidità pari o superiore ad almeno il 74%, anche se questa percentuale risulta troppo elevata poiché esclude ampie platee di lavoratori invalidi, per i quali già attualmente ci sono alcuni benefici di natura previdenziale

Pensioni 2017: lavori usuranti

I lavoratori addetti a mansioni usuranti potranno ritirarsi dal lavoro con 61 anni e 7 mesi di età e 36 anni di contributi o 62 anni e 7 mesi di età e 35 anni di contributi, la così detta Quota 97,6, che prevede il raggiungimento della pensione anticipata senza dover più attendere ulteriori 12 o 18 mesi per le finestre mobili. Inoltre l’adeguamento alle speranze di vita sarà bloccato fino al 2025, mentre invece per le altre categorie sarà bloccato fino al 2019.

Dal 2017 i lavoratori addetti a mansioni usuranti potranno andare in pensione anticipata sia per aver svolto le attività usuranti in un periodo di tempo pari ad almeno sette anni negli ultimi dieci di attività lavorativa, senza il vincolo di impiego in attività usurante nell’anno di raggiungimento del requisito, sia avendo svolto lavori usuranti per metà dell’intera vita lavorativa. Per chi è considerato lavoratore precoce, ci sarà la Quota 41.

Pensioni 2017: ottava salvaguardia

L’ottava salvaguardia è l’estensione a 27mila lavoratori del salvataggio della legge Fornero. I profili per i lavoratori esodati beneficiari rimangono quelli della settima salvaguardia contenuta nella legge di stabilità dello scorso anno: lavoratori con indennità di mobilità, autorizzati ai volontari, cessati dal servizio con o senza accordo, in congedo straordinario per assistere disabili, con contratti a tempo determinato, e inoltre l’ottava salvaguardia punta a correggere alcuni requisiti, cercando di estendere il salvataggio.

A differenza della precedente salvaguardia c’è però una restrizione: i lavoratori devono risultare cessati dall’attività lavorativa entro il 31 dicembre 2012, mentre prima il termine era entro il 31 dicembre 2014.

Il termine per presentare la domanda è scaduto lo scorso 2 marzo e da quel momento chi non ha inviato la propria domanda può soltanto valutare l’Ape sociale anche se meno vantaggioso. Chi ha inviato la propria domanda riceverà una risposta da parte dell’Inps entro la fine dell’estate in cui verrà certificata o meno l’idoneità ad entrare nella salvaguardia. A quel punto i lavoratori dovranno presentare la domanda di pensione.

Pensioni 2017: Opzione Donna

L’Opzione Donna consente alle lavoratrici dipendenti e autonome di andare in pensione anticipata: 57 anni di età per le dipendenti, 58 per le autonome, entrambi con 35 anni di contributi.

Dal 2017, le lavoratrici dovranno aver maturato requisiti entro il 31 luglio 2016, e a partire dall’anno prossimo, potranno usufruire dell’opzione donna le lavoratrici dipendenti nate fino a dicembre del 1958 e le autonome nate fino a dicembre del 1957.

Pensioni 2017: comparto Difesa e Sicurezza

I lavoratori del Comparto Difesa e Sicurezza potranno accedere alla pensione di anzianità:

  • con 40 anni e 7 mesi di contributi indipendentemente dall’età anagrafica;
  • a 57 anni e 7 mesi con 35 anni di contributi;
  • a 53 anni e 7 mesi con 40 anni di contributi, raggiunti entro il 2011.

I militari non sono quindi toccati dalle nuove misure come Quota 41 e Ape.

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