Pensione: come arrivare a 42 anni di contributi dopo i 67 anni

Lorenzo Rubini

26 Maggio 2021 - 09:41

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Anche se non è necessario arrivare ai 42 anni di contributi per avere diritto alla pensione, molti lavoratori vogliono raggiungere il massimo contributivo.

Pensione: come arrivare a 42 anni di contributi dopo i 67 anni

Per molti lavoratori, anche se non è indispensabile, appare determinante raggiungere il massimo contributivo di 42 anni. Ma cosa accade se l’amministrazione presso cui si lavora colloca a riposo d’ufficio al compimento dei 67 anni? E’ possibile continuare a lavorare ed accumulare, quindi, altri anni di contributi?

Rispondiamo ad un lettore di Money.it che ci scrive:

“Buongiorno, volevo una informazione, io lavoro presso Calabria verde della regione Calabria, sono a tempo in determinato, e non riesco ad arriverei a 42 anni di contributi, però la mia azienda a 67 anni mi licenzia, io posso lavorare in un altra ditta pure privata, per poter arrivare ai 42 anni di contributi? Oppure posso fare la domanda di pensione, e lavorare lo stesso? E quando arrivo al massimo dei contributi, chiedo che mi venga ricalcolato nuovamente la mia pensione? In attesa di sue notizie la saluto ”.

Pensione a 67 anni e 42 anni di contributi

Non è indispensabile che il lavoratore raggiunga i 42 anni di contributi (che poi il requisito di accesso alla pensione anticipata è di 42 anni e 10 mesi di contributi). Da puntualizzare, inoltre, che è possibile accumulare contributi anche successivamente a tale limite e gli stessi saranno validi per il calcolo della pensione spettante.

Di fatto la pubblica amministrazione è obbligata a collocare a riposo d’ufficio il dipendente che al compimento dei 67 anni ha raggiunto il diritto alla pensione (discorso diverso per chi al compimento della stessa età non ha versato almeno 20 anni di contributi). E le strade per il dipendente collocato a riposo possono essere diverse:

  • cessare l’attività lavorativa e accedere alla pensione
  • cessare l’attività alle dipendenze della PS e decidere di continuare a lavorare per un datore di lavoro diverso
  • accedere alla pensione e continuare a lavorare per un datore di lavoro diverso

Nel caso che il lavoratore, pur accedendo alla pensione, decida di continuare a lavorare per un diverso datore di lavoro continuando, di fatto, a versare contribuzione obbligatoria, trascorsi 5 anni dal pensionamento può richiedere il supplemento dalla pensione, ovvero una somma aggiuntiva della prestazione calcolata sui nuovi contributi versati dopo il pensionamento (in realtà il supplemento per una volta può essere richiesto anche dopo che sono trascorsi solo due anni a patto che si siano compiuti gli anni necessari per l’accesso alla pensione di vecchiaia).

Lei può benissimo continuare a lavorare dopo il pensionamento e può decidere di versare anche più dei 42 anni di contributi che si è prefissato; i benefici di questi contributi, però, li percepirà solo al momento di richiesta del supplemento di pensione. Attenzione però: i contributi versati non vanno a variare il calcolo effettuato per la liquidazione della pensione (non influiranno, quindi, sugli altri contributi versati) ma saranno calcolati solo per la somma aggiuntiva.

Discorso diverso, invece, se continua a lavorare prima del pensionamento, rimandandolo, eventualmente, di qualche anno: i contributi maturati dopo il compimento dei 67 anni influiranno sul calcolo della pensione per il quale verrà applicato il coefficiente di trasformazione più favorevole con l’avanzare dell’età. Ma in questo caso bisogna fare attenzione alle retribuzioni: se quella ricevuta nel nuovo lavoro è più bassa potrebbe andare a rendere meno vantaggioso il calcolo della quota retributiva della pensione spettante (che è calcolata sugli ultimi anni di contributi versati) creando più una perdita che un effettivo vantaggio.

Rimandare il pensionamento, quindi, è una scelta da ponderare molto bene.

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